India Città Aperta: Tipico Maschio Italiano Di Lorenzo Maragoni

India Città Aperta: Tipico Maschio Italiano Di Lorenzo Maragoni

Tra autobiografia e finzione, una storia d’amore giunta al termine diviene l’occasione per decostruire il patriarcato interiorizzato.

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Monologo nato dopo il caso di Giulia Cecchettin e concepito grazie all’incontro con alcuni gruppi di autocoscienza maschili, Tipico maschio italiano è una commistione di divertimento e riflessione che scardina molti automatismi patriarcali a colpi di slam poetry in autotune e tempi comici perfetti.

Lo spettacolo si apre con un’interazione con il pubblico e una domanda latente: chi è il tipico maschio italiano? Per trovare la risposta il protagonista si proclama narratore e giudice di sé stesso, in una forsennata battaglia contro stereotipi di genere, atteggiamenti tossici, diseguaglianze e bias cognitivi.

La fine di una storia d’amore e la soglia dei quarant’anni sembrano essere ragioni sufficientemente solide per fermarsi un momento a riassemblare i pezzi di una mascolinità che, fino a quel momento, non era mai stata messa in discussione.

 

Squarcio nella vita di un uomo, o meglio in quella di tutti gli uomini, il monologo prova a comporre una sorta di autoanalisi divertente di cosa significhi davvero nascere con l’etichetta di maschio addosso. E se un’etichetta è reversibile, lo è anche il modo in cui decidiamo di togliercela di dosso; non basta riconoscere la tossicità intrinseca nella categoria “uomo”, non è sufficiente svelare le falle del sistema. Quel meccanismo è in noi e in ogni relazione che intessiamo con gli altri.

 

Lorenzo Maragoni tenta, con sferzante comicità, un’impresa ardua e necessaria: cambiare il proprio sguardo sull’altro. Uscire dal proprio sé per guardarsi agire e, di conseguenza, riconoscere l’oppressione patriarcale e provare a tramutarla in qualcosa di diverso. Speranza per un futuro migliore, come la preghiera ad un figlio mai nato (che forse mai nascerà) ma che, nel caso nascesse, potrebbe crescere in un mondo in cui il patriarcato appartenga soltanto ai libri di storia. Un augurio che è anche una speranza realizzabile. Uno spettacolo da traghettare fuori dal palco, pronto all’uso come kit da difesa, in attesa di essere sfoderato in faccia all’ennesimo individuo, atrofizzato e tracotante, che pronuncerà frasi come: “ma io non sono così, non tutti gli uomini, questa è discriminazione al contrario”.

 

L’utilizzo dei momenti comici e di quelli seri è sapientemente calibrato, la risata stempera la tensione nell’aria che arriva durante le parti drammatiche, senza diminuirne l’intensità dell’intento. Le canzoni che puntellano l’arco narrativo, musicate da Giovanni Frison, sono intervalli poetici colmi di emozioni. Poesie gridate, lanciate d’impulso contro un muro altissimo. Melodie in autotune con messaggi dall’incredibile risonanza.

 

Maragoni affronta nella sua produzione artistica storie personali, temi attuali, riflessioni acute e, con questo spettacolo, si conferma autore attento al mondo che lo circonda, un artista contemporaneo dotato di una scrittura e di una presenza scenica eclettiche e furiosamente coinvolgenti.

 

Aurora Pallotti

 

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