Shakespeare Ænigma – La Prima Incarnazione Di John Florio

Shakespeare Ænigma – La Prima Incarnazione Di John Florio

Quando la ricerca diventa ossessione, e l'autore entra nella vita di John Florio.

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C'è qualcosa di profondamente singolare in Shakespeare Ænigma – La prima incarnazione di John Florio, il progetto di Stefano Reali dedicato a uno dei più affascinanti enigmi della storia della letteratura: chi si nasconde davvero dietro il nome di William Shakespeare?

Ma ciò che colpisce, prima ancora della tesi proposta, è la sensazione di trovarsi davanti al risultato di un'indagine che non nasce oggi. Il lavoro di Reali su Shakespeare, John Florio e sull'universo storico, linguistico e culturale che li circonda sembra infatti il punto di approdo di una ricerca che attraversa decenni della sua vita, sedimentando conoscenze, letture, studi, fonti e interrogativi fino a trasformarsi in una vera e propria immersione esistenziale nel mondo del Bardo.

È come se Stefano Reali, dopo aver studiato per anni documenti, archivi, testimonianze e tracce disperse nella storia, fosse arrivato a un punto in cui non si limita più a raccontare John Florio: sembra conoscerlo intimamente.

Ed è forse questa la caratteristica più affascinante di Shakespeare Ænigma. Reali non si limita a ricostruire un personaggio storico o a sostenere una teoria sull'identità del vero autore delle opere attribuite a Shakespeare. Entra nella psicologia dei suoi protagonisti, ne ricostruisce le inquietudini, le ambizioni, le paure, le contraddizioni. Li guarda quasi dall'interno, come se li avesse frequentati per anni, come se avesse avuto con loro un rapporto personale.

Soprattutto con John Florio, il rapporto dell'autore sembra diventare quasi simbiotico. Florio non appare più soltanto come un oggetto di studio, ma come una presenza familiare, una figura che Reali sembra aver accompagnato per tutta la vita fino a riuscire, attraverso la scrittura, a restituirne una dimensione umana oltre che storica. È proprio questa familiarità profonda a rendere credibile la capacità di Reali di muoversi nella psicologia dei personaggi: non li osserva da lontano, ma sembra dialogare con loro.

Dietro questa operazione si percepisce un lavoro enorme sulle fonti. La ricerca storica e documentaria diventa materia narrativa, e ciò che emerge è una particolare forma di trasposizione letteraria nella quale il dato storico non viene semplicemente esposto, ma viene riportato alla vita. Reali costruisce così un ponte tra l

 documentazione e l'immaginazione, tra ciò che è possibile ricostruire e ciò che la letteratura permette di ipotizzare.

Il nodo di John Florio si intreccia, inoltre, con la figura di Miguel de Cervantes, all'interno di una suggestiva ricostruzione narrativa già esplorata da Reali nei suoi precedenti lavori teatrali. L'incontro tra Florio e Cervantes, ambientato nella tradizione drammaturgica di Reali a Messina, dove Cervantes si trovava dopo essere stato ferito nella battaglia di Lepanto, diventa il punto di partenza per una riflessione sulla letteratura, sull'identità e soprattutto sulla questione dell'autorialità. Non si tratta, però, di una certezza storica documentata, bensì di una ricostruzione narrativa e drammaturgica che Reali utilizza per dare forma a un'ipotesi e trasformarla in materia teatrale.

Ed è proprio qui che Shakespeare Ænigma trova la sua forza: nella capacità di trasformare una ricerca filologica e storica in un racconto umano, quasi intimo.

La domanda su Shakespeare diventa allora una domanda sull'identità. Chi è davvero l'autore quando un'opera supera il suo autore? Chi possiede una storia quando la storia viene tramandata con un nome diverso? E soprattutto: quanto della vita di un uomo può sopravvivere quando il suo nome viene cancellato?

La dimensione scenica, pur trattandosi di una reading, non rinuncia a una forte presenza teatrale. Gli interpreti riescono a dare corpo e tensione ai personaggi, evitando che la lettura si riduca a una semplice esposizione letteraria. La parola diventa presenza, relazione, conflitto. Il pubblico non assiste soltanto alla presentazione di un testo, ma percepisce la possibilità concreta che quel materiale possa trovare una forma compiutamente teatrale.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell'esperienza: si ha la sensazione di trovarsi davanti a un'opera in divenire, a un testo che possiede già una sua autonomia ma che sembra naturalmente destinato a crescere verso una messa in scena più ampia.

In questo senso, la presenza dello stesso Stefano Reali come interprete introduce un elemento ulteriore, che può essere letto in due direzioni. Da una parte, la sua partecipazione diretta appare coerente con la natura profondamente personale del progetto: chi meglio dell'autore, che ha dedicato una parte così significativa della propria ricerca a Florio, può restituire sulla scena la voce di un universo che conosce così intimamente? Dall'altra, proprio questa sovrapposizione tra autore, studioso, drammaturgo e attore può suscitare reazioni diverse nello spettatore. Per alcuni rappresenta un valore aggiunto, perché rende evidente la dimensione autobiografica e quasi ossessiva della ricerca; per altri potrebbe creare una distanza rispetto alla pura interpretazione attoriale, facendo percepire maggiormente la presenza dell'autore dietro il personaggio.

Ma forse è proprio questa ambivalenza a rendere interessante la scelta.

Perché Shakespeare Ænigma non sembra nascere dalla volontà di chiudere definitivamente una questione, quanto dal bisogno di continuare a interrogarla. E Stefano Reali sembra aver trascorso una parte considerevole della propria vita dentro questa domanda, fino a trasformarla in una ricerca che è insieme storica, letteraria e personale.

Il risultato è un lavoro nel quale la figura di John Florio assume una consistenza quasi carnale: non più soltanto il possibile autore nascosto dietro Shakespeare, ma un uomo con una voce, una psicologia, una storia e un destino. Un uomo che Reali sembra aver cercato negli archivi e nelle biblioteche, ma anche nella propria immaginazione, fino a raggiungere quella zona misteriosa in cui lo studioso finisce per diventare interlocutore del personaggio che studia.

Ed è forse questa la vera forza di Shakespeare Ænigma: non tanto la pretesa di risolvere l'enigma di Shakespeare, quanto la capacità di trasformare una ricerca durata decenni in un rapporto quasi intimo con la storia, con la letteratura e con un uomo che, attraverso la scrittura di Reali, sembra finalmente reclamare il diritto di essere ascoltato.

 Monia Manzo

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