Babylon

Quattro differenti identità mescolate in un’insolita astronave

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La Redazione di UnfoldingRoma ha avuto il piacere di intervistare Piero Olivieri, attore e regista di Babylon, esilarante spettacolo che fino al 3 aprile sarà in scena presso il Teatro Trastevere.

Come nasce la Compagnia Teatrale Gli Squilibristi?

La compagnia teatrale degli Squilibristi, nasce agli inizi del 2015 dalla comune ed entusiasta decisione di attori e attrici del litorale romano di mettere insieme le proprie esperienze artistiche e professionali per creare un gruppo in grado di realizzare e diffondere progetti teatrali di qualità, alternativi ed originali con lo scopo di emozionarsi ed emozionare, divertirsi e divertire. Perché Squilibristi? Forse perché siamo un po’ squilibrati, come tutti gli artisti che vivono in un mondo di follia e stravaganza, di sogno e fantasia. E perché ci troviamo in equilibrio, sulla scena, tra illusione e realtà, immaginazione e verità, per pizzicare quelle corde che fanno risuonare autentici sentimenti attraverso la finzione di una maschera.

Non è questa la magia del teatro?!

La carriera teatrale è molto dura ma cosa vi spinge a perseguire questo sogno, oltre l'indubbia passione?

Gli enormi guadagni!!!! Ovviamente è una battuta infelice; chi vuole avere soddisfazioni economiche lasci stare il teatro, questo lo sappiamo tutti.

Le uniche monete che ci ripagano oltre alla passione, è la voglia di tramettere emozioni; lo scrosciare di un applauso ci ripaga molto più di qualsiasi tintinnare di monete.

La voglia di trasmettere un messaggio tramite il teatro. Oggi più che mai si ha bisogno di teatro, non tutti ne sono consapevoli, ma noi siamo sul quel palco per i pochi che lo sono, fosse solo uno, vale sempre la pena calcare quelle tavole.

Di cosa parla il vostro spettacolo Babylon?

Di quattro umani che provengono da quattro paesi differenti e che si risvegliano dentro una nave spaziale senza sapere perché si trovano li. Infatti loro non sono astronauti, tanto meno hanno mai partecipato a progetti spaziali.

Josè, camionista argentino, appassionato del Boca e delle donne. Un disoccupato italiano, vittima della stessa globalizzazione, con le sue abitudini, caffè e gabinetto la mattina appena alzato. Una massaggiatrice brasiliana, vegana, animalista che non può fare a meno della musica e delle sue telenovele. Una vedova inglese insegnante di lingue, ancora attaccata al suo te delle 5 … e alla sua the pen is on the table.

C’è un quinto personaggio , il computer umanoide di bordo, Haloa, sorella di HAL 9000 di 2001 Odissea nello spazio, il classico di Stanley Kubrik. I quattro personaggi non parlano più la propria lingua nativa, ma con il cervello globalizzato, parlano una lingua mescolata tra le quattro, tutte e quattro le lingue nella stessa battuta.

Cercheranno, disperatamente, di capire quello che gli sta succedendo interagendo con Haloa, creando situazioni divertenti e parossistiche fino al demenziale. Il mondo è finito? L’umanità si è estinta? Oppure la verità è un'altra? Lo spettacolo è inframmezzato anche da momenti drammatici e di riflessione che ci porteranno a ripensare sul significato della nostra presenza su questo pianeta.

A cosa vi siete ispirati per questa rappresentazione?

In verità l’ispirazione ce la diede un buon Malbec delle vigne di Mendoza. Sì, perché questo testo nasce un capodanno a casa del mio hermano de vide e de arte Fabio Adrian Ronzano in provincia di Bueno Aires. C’erano diverse persone di paesi diversi e dopo la seconda o terza bottiglia ognuno tentava di comunicare come poteva parlando una lingua mescolata tra tutte quelle presenti, appunto, inglese, italiano, portoghese e spagnolo. La cosa ci sembrò così divertente che abbiamo pensato: perché non scriviamo un testo con un linguaggio simile? E da lì partì la sfida. Poco tempo prima avevo letto un libro e visto anche il film che riprendeva la storia del libro; stiamo parlando di Guida intergalattica per autostoppisti di Duglas Adamns e tutta la parte demenziale, comica e satirica di questo autore è finita dentro Babylon.

Cosa hanno in comune i quattro protagonisti provenienti da contesti e paesi così differenti?

La totale inconsapevolezza di quello che gli succede intorno. Noi non ci rendiamo conto che siamo tutti astronauti. E che viaggiamo su questa astronave chiamata Terra che non è altro che una palla di fango che gira nello spazio siderale intorno ad una palla di fuoco ad una velocità di 107.232 km/h. Siamo nati in pericolo, tutti quanti. Dovremmo imparare a collaborare e curare questa nostra astronave il più possibile; usare le risorse in modo equilibrato, non utilizzare la terra come se fosse uno dei tanti prodotti usa e getta comprati al supermercato.

Qual è il messaggio nascosto dietro Babylon?

Babylon è una grande metafora appunto. Rappresenta l’astronave Terra e i personaggi al suo interno gli uomini che la abitano con la loro inconsapevolezza. Con la loro incapacità di capire che non sono i padroni di questo pianete, ma che in realtà siamo solo ospiti e da tali dovremmo comportarci. Babylon rappresenta una denuncia nemmeno tanto velata contro tutto quello che un giorno ci porterà a dover fuggire nello spazio. Vuole mettere in evidenza il fallimento di questa civiltà occidentale, dell’antropocentrismo umano, del turbo-capitalismo con la sua globalizzazione.

Pensate che attualmente viviamo in una grande Babilonia in cui le divergenze non permettono di incontrarci mai?

Le divergenze fanno parte delle nostre culture, sono proprio le divergenze che hanno reso bello il mondo fino ad oggi. Purtroppo c’è chi fa uso di queste differenze culturali per separarci, per creare conflitti e per trarne profitto, non a caso il mercato delle armi è il mercato più redditizio del pianeta. Se azzerassimo il mercato degli armamenti l’economia del pianeta crollerebbe di schianto, sarebbe il disastro finanziario totale. Questo non ci dice nulla? Eppure il messaggio è chiaro, la nostra civiltà è basata su concetti totalmente errati, sulla crescita all’infinito, sulla distruzione e la ricostruzione, sul mantenimento dell’equilibrio demografico con guerre e fame che sono fatalità, ma volute e decise a tavolino. Il CAPITALISMO ha fallito, non lo dice Marx e nemmeno io; lo dice la realtà dei fatti, dobbiamo farcene una ragione e cambiare strada finché siamo ancora in tempo.

Perché il pubblico dovrebbe venire a vedere il vostro spettacolo?

Perché rideranno moltissimo, ma ad un certo punto dello spettacolo si renderanno conto che stanno ridendo su loro stessi e le proprie contraddizioni, che in realtà ci sarebbe da piangere e non ridere, a quel punto se ne andranno soddisfatti di aver visto un bello spettacolo originale e divertente, ma che ti lascia quel sapore amaro in bocca che ti da la voglia di cambiare. Ci sono spettatori che ci hanno scritto diversi giorni dopo lo spettacolo dicendoci che ancora stavano pensando a quello che avevano visto e non sapevano se ringraziarci o maledirci. Questo per noi è stato il più bel complimento.

Potete darci un'anticipazione riguardo i progetti futuri?

Vorremmo portare Babylon in turnée il prossimo anno, in provincia e in qualche città italiana, ma soprattutto vorremmo portarlo in Sud America dove questo testo è nato e dove vive l’altro coautore del testo, l’argentino Fabio Adrian Ronzano, grande artista e mio hermano de vida.

Ilenia Maria Melis

Babylon

Teatro Trastevere

Via Jacopa de’ Settesoli, 3

00153 Roma

www.teatrotrastevere.it

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