Dario Berardo

Dario Berardo

La musica e la voglia di emozionare.

stampa articolo Galleria multimediale Scarica pdf


Cantautore e musicista romano, co-fondatore della scuola di musica “Kiwi Music”, ci parlerà in quest’intervista delle sue esperienze formative e del suo primo album a breve in uscita: “Il sole della mezza”.

Nel 2011, con l’obiettivo di diffondere e valorizzare la cultura musicale, nascono l’Associazione culturale Kiwi Music e l’omonima scuola di musica, a Vitinia. Cosa ha rappresentato per te il raggiungimento di questo traguardo?

Riuscire ad aprire un’attività come il Kiwi Music per me è stato il massimo. Ringrazio molto Giovanni Mazzei, il mio socio che ha creato con me questa attività di scuola di musica, sala prove, studio di registrazione. Ci stiamo allargando in vari settori musicali, quali la creazione di eventi, come è accaduto quest’anno con la rassegna “Jazz all’Universale” . Ora Il Kiwi Music è una realtà che sta prendendo sempre più piede, sono fiero del lavoro che abbiamo svolto e stiamo continuando a svolgere.

“Il sole della mezza” è il tuo primo album ed è anche un doppio. Scelta sorprendente e coraggiosa per un esordio. Avevi molto da dire. Quando hai cominciato a scrivere?

Si, questo è il mio primo lavoro da autore/musicista. Hanno collaborato alla creazione di questo disco molte persone e  musicisti che voglio ringraziare; primo tra tutti Luca Pacetti, contrabbassista, nonché fonico con cui ho prodotto tutto il disco. 11 brani sudati tra gli studi di Stimigliano di Luca e quelli di Kiwi Music. Hanno collaborato inoltre Emanuele Della Cuna, Daniele Bianchi e Guido Cascone. Ho iniziato a scrivere questi brani diversi anni fa e con il tempo e le collaborazioni hanno preso la forma attuale e il sound che speravo.

Il tuo doppio album è suddiviso in un lato A, dalle atmosfere più leggere, ed in un lato B in cui le atmosfere sono decisamente più dark. Questo ricorda il progetto “Mellon collie and the infinite sadness” degli Smashing Pumpkins, in cui si racconta di un’intera giornata, dall’alba alla notte. Quale storia vuoi raccontare tu?

Credo che ognuno di noi ha un proprio lato B. Il lavoro che fa un cantautore spesso è quello di mettersi a nudo quando si esibisce, cercando di raccontarsi e sperare anche di emozionare, non per questo le canzoni d’amore sono un evergreen che non morirà mai. Nel frattempo il mio lato B mi fa sperare che un giorno i randagi cominceranno ad affondare le zanne con violenza, in tutte quelle situazioni che spesso ci danneggiano e non ci rendono le cose facili, e non posso che incazzarmi solo all’idea.

L’album esce con il DB Quartet, nome d’ispirazione jazzistica, ma il progetto originario nasce come quartetto o è il risultato di un percorso?

La mia formazione musicale è di tipo jazzistico. Ho iniziato a esibirmi nei locali come musicista jazz ormai da molto tempo. È rimasta l’idea del quartetto perché provenendo tutti, o quasi, da quel mondo. Quando ci esibiamo dal vivo divaghiamo anche con brani del tutto strumentali e improvvisazioni jazz. La chitarra rimane sempre il mio primo grande amore.

Qual è stata la tua prima canzone? Quale ti rappresenta di più?

La mia prima canzone si intitola “Lei pregava”, ma non è compresa in questo album, mi piace suonarla dal vivo. Tutte le mie canzoni in parte mi raccontano, sono molto ermetiche, non ce n’é una in particolare che mi rappresenta di più. “Ricominciare” significa molto per me.

Hai avuto tanti maestri, dai quali hai appreso generi differenti che tu hai voluto mantenere separati nel tuo album, piuttosto che creare un cross over. La tua è una precisa scelta stilistica?

Si, ho avuto il piacere di confrontarmi con davvero molti musicisti, anche di fama internazionale, dai quali spero di aver preso il meglio. La musica nei miei brani ha una valenza importantissima e la scelta dei diversi stili è stata voluta e ricercata. Lo scopo di molte delle mie canzoni è quello di catturare in tutti i sensi l’attenzione dell’ascoltatore, cercando di portarlo in atmosfere calde, balcaniche, creare un percorso sensoriale deviando per Cuba, poi per l’Argentina e risalendo per New Orleans verso Memphis e  arrivare negli States, cercando di mantenere un sound retrò che un po’ fa da collante. Ogni Paese ha la sua storia musicale, è davvero un peccato ridursi a un solo genere, però magari per il prossimo disco sarà totalmente diverso l’approccio, chi lo sa!

Nella tua musica non è difficile cogliere dei riferimenti a Tom Waits, Leonard Cohen e Johnny Cash. Sono questi effettivamente i tuoi modelli?

È innegabile la mia passione per questi artisti e altri che si accostano sempre a queste sonorità e atmosfere. Tom Waits in particolare per me è stato amore a prima vista, non a caso ho voluto inserire nel disco “Temptation”, uno dei suoi pezzi più conosciuti. Il mio non è un tentativo di emulare certi personaggi, ma più che altro mi rispecchio molto nelle loro personalità. Ogni volta che salgo su un palco non riesco ad essere nient'altro che me stesso. Spesso si banalizza l'identità di un musicista perchè per molti (purtroppo) l'abito fa il monaco, mi sono sentito dire da più di una persona che copio molto Alessandro Mannarino, ma non conosco neanche una sua canzone, con tutto il rispetto.

Attualmente il tuo strumento sembrerebbe la chitarra, ma tu hai studiato anche il basso, da cui sei partito. Pensi di tornare, prima o poi, al tuo primo amore?

Si , suono la chitarra  e impartisco lezioni  presso la mia scuola e altri istituti. Ho iniziato con il basso perchè mi sembrava semplicemente più facile all'inizio, credo sia uno strumento bellissimo, mi capita di suonarlo ancora quando faccio lezione di Laboratorio musicale e mi diverto molto. Ma per quanto la chitarra sia il mio primo vero amore, penso sempre che lo strumento più affascinate di tutti sia il pianoforte. Non c'è niente di più evocativo di un pianoforte, sicuramente lo suonerò in brani che ho in cantiere.

In occasione della presentazione dell’album, hai avuto la possibilità di partecipazione ad una trasmissione radiofonica, in cui ti sei esibito dal vivo con i DB Quartet. Innanzitutto, pensi che questa partecipazione vi abbia dato molta visibilità?In secondo luogo,  come è stato suonare dal vivo senza un pubblico visibile?

Sicuramente è stata una esperienza interessante. Ho sempre sognato di andare in onda radio Live! Non so quanta nuova gente ha potuto conoscere i miei pezzi, ma sicuramente il giudizio positivo della giuria, composta da produttori discografici e professionisti del mondo dello spettacolo, ci è stato molto utile. La radio è un mezzo di comunicazione molto importante per la musica originale. Spero ricapitino occasioni come questa.

Un primo album, una scuola di musica.. Quali progetti hai in serbo per il futuro?

Queste due attività mi danno già un bel da fare, non calcolando le altre formazioni musicali con cui suono e faccio concerti abitualmente. Sperando nell'aiuto di qualche etichetta o distribuzione spero presto di poter organizzare una tournée per far sentire le mie storie anche altrove. A livello di esibizioni live si prospetta una collaborazione importante, ma non voglio dire nulla senza avere certezze!

Ti ringrazio e ti auguro in bocca al lupo per il tuo futuro.                                                                                                                                                                      Mariangela Sapio


© Riproduzione riservata

Multimedia