Bruno Petrosino

Il giovane protagonista di “Arriverà l'inverno” di Luca Guerini si racconta rivelando un attore che vuole fare dell'apprendimento la sua arma di successo

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Quando si scopre una passione è bello cercare di portarla avanti con ogni mezzo e, soprattutto, con tanta tenacia. Proprio come sta facendo Bruno Petrosino, un giovane attore che rappresenta l’esempio di chi tiene duro a tutte le difficoltà per raggiungere il proprio sogno di professionalità. Diplomato presso l’Accademia d’Arte Drammatica “Cassiopea” di Roma, Bruno sta percorrendo tutti i gradini per affermarsi nel teatro facendo tesoro di ogni insegnamento che gli viene da chi calpesta le tavole del palcoscenico già da tempo. E i risultati non mancano considerata l’interpretazione già eseguita in tanti spettacoli riscontrando sempre il consenso del pubblico. Abbiamo incontrato Bruno Petrosino al Teatro Testaccio dove nello spettacolo teatrale “Arriverà l'inverno” di Luca Guerini è Basilio, il personaggio protagonista.


Fin da bambino sognavi di fare l’attore o la passione ti è venuta strada facendo..?


Fino ai miei 16 anni a malapena sapevo cos'era il teatro (non che ora lo sappia completamente…)  anche se ero già molto appassionato di musica e venivo da alcuni anni di studio di canto e pianoforte. Poi mi sono ritrovato, per circostanze dettate dal destino, a fare da assistente alla regia a Giampiero Cicciò per uno spettacolo che ha poi ha debuttato a TaorminArte nel 2009 (il testo era “Perthus” di Jean-Marie Besset, un testo al cui tuttora tengo moltissimo). Osservando i bravissimi attori lavorare in quello spettacolo è nata per me la stessa passione e la voglia di buttarmi nella mischia. Dopo qualche piccola esperienza amatoriale, appena finito il liceo, sono entrato all'Accademia d'Arte Drammatica “Cassiopea”, da cui sono uscito l'anno scorso.


Nonostante la tua giovane età hai già interpretato vari ruoli a teatro mentre, contemporaneamente, finivi i tuoi studi. Ti ha dato di più la formazione scolastica o quella diretta sul palcoscenico …?


Sicuramente la scuola fornisce degli strumenti importanti per il lavoro, infatti, posso dire di avere avuto molto dall’insegnamento.  Ma è altrettanto importante avere la possibilità di andare fuori per potere affinare e sperimentare sul campo quello che hai imparato, a volte, anche a costo di tanti sacrifici. Quindi direi che formazione scolastica e esperienza sono complementari, per non dire, necessariamente consequenziali.

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In “Arriverà l’inverno” ci sono delle scene di nudo integrale. Tu non sei nuovo in questa esperienza avendo già recitato in costume adamitico per un altro spettacolo. Come si fa a superare il proprio imbarazzo e quello del pubblico…?


Non saprei… Per il primo provino che ho fatto in nudo non ci ho quasi pensato, mi sono tolto i vestiti e sono andato avanti. Niente di così scabroso. E aiuta pensare che sia davvero un “costume”, sia pure “adamitico” ma pur sempre un costume! E poi, quando sono nudo in scena ho quasi l’impressione che  il mio corpo, senza vestiti, funziona meglio e sia quasi più espressivo.


E’ più difficile mettere a nudo il proprio corpo o la propria anima…?

Decisamente la propria anima.

Qual è il tuo rapporto con il regista Luca Guerini…qual è il consiglio più importante che ti ha dato…?


Luca ha sin da subito creduto nelle mie capacità. In particolare, in un periodo della mia vita in cui mi sono sentito inadeguato per questo lavoro, mi ha aiutato a lasciare andare via l'imbarazzo (del nudo come dell'azione) e a usare tutti gli strumenti possibili che già erano dentro di me, avevo solo bisogno di svegliarli e affilarli come armi. Armi di seduzione, che è una dote importante dell'attore sul palco dal vivo

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Interpretare una storia romantica come quella dei due protagonisti di “arriverà l’inverno” può sembrare anacronistico per un giovane moderno o in qualche modo ti rispecchia…?


Le storie romantiche non sono mai anacronistiche se portano dentro quello che è l'istinto umano, ciò che è sempre presente dentro di noi e in ogni tempo. Per quanto riguarda il personaggio di Basilio, mi piace molto perché ci sono molte cose che mi risuonano come personali… Ma non tutte, forse.
Quali sono le difficoltà maggiori che un giovane attore trova per affermarsi…?
Parlando per me, essere spigliato e coraggioso nel propormi, ed essere nel posto giusto al momento giusto… e con il giusto mood.

Sei sicuramente un bel ragazzo… ti piacerebbe un giorno avere uno stuolo di ammiratrici come quelle che sostengono tanti attori delle fiction…?


Non so quanto sarebbe entusiasmante e serena come prospettiva di vita… Ma, comunque, sarebbe la certezza di avere lasciato un segno nel campo dello spettacolo. Per cui, perché no? Ma c'è comunque molta strada ancora da fare!


Solo teatro oppure speri che un giorno anche il cinema possa accorgersi di te…?


Io amo particolarmente il teatro e mi piacerebbe poter vivere solo di questo… Per ora preferisco dedicarmi a provini e produzioni teatrali per quanto possibile, poi se e quando mi sentirò pronto proverò anche a varcare la soglia dei provini cinematografici. Chi vivrà vedrà.

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C’è un personaggio reale o immaginario che desideri interpretare…?


Di immaginari, Kostja del “Gabbiano” di Cechov, il Fratello da “Roberto Zucco di Koltès… E chissà quanti altri che ancora non mi è capitato di leggere e di cui mi innamorerò! Di reali… Forse un qualche cantante leggendario


Hai scelto una carriera non proprio facilissima e in un settore che qualcuno dice in crisi. Ti spaventa se non dovessi riuscire  a vivere della tua arte…?


Sì. Cercherò di adattarmi come potrò, ma l'arte vive comunque anche senza soldi, deve solo trovare il canale giusto per esprimersi con i mezzi di cui si dispone, e se davvero vale, prima o poi esploderà in tutta la sua potenza creativa ed avrà i suoi giusti seguaci.

                                                                                                                         Rosario Schibeci

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