Paolo Meneguzzi

Paolo Meneguzzi

Dopo diversi anni di attesa e di live, ho deciso di dar luce a questo progetto proprio per i 20 anni di carriera. E’ doveroso per me e per i miei fans che hanno sempre creduto nella mia musica. Devo tutto a loro e per loro realizzerò un disco che, secondo me, è straordinario e molto positivo.

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Paolo Meneguzzi torna con il singolo Sogno d’estate, estratto che anticipa l’uscita autunnale di 20, album celebrativo dei vent’anni di carriera del cantante di origine svizzera. Il brano è stato scritto dallo stesso Meneguzzi, in collaborazione con Max Avesani (batterista) e Nicola Cipriani (chitarrista), arricchito dal blues di un'armonica a bocca. Mixato da Marco Barusso, masterizzato da Marco D'Agostino e registrato al San Luca Sound di Bologna, il team di lavoro si completa con Renato Droghetti (tastiere), Rodolfo Mannara (basso) e Marco Borazio (armonica).

Il videoclip di Sogno d’estate, brano dedicato alla nascita del figlio, è stato girato nel deserto di Acatama, nel Cile settentrionale, lo stesso paese che, nel 1996 lo vide trionfare al Festival di Viña del Mar. Il successo sudamericano gli ha permesso di sfondare anche in Italia, e di coronare una grande carriera che ormai raggiunge i vent’anni, con tantissimi fans in tutto il mondo.

Benvenuto su Unfolding Roma e grazie per averci concesso l’intervista. Venerdì 10 giugno è uscito in radio il suo nuovo singolo, Sogno d’estate, dedicato alla nascita di suo figlio. Questo brano segna una nuova fase della sua carriera?

Sicuramente è la tappa più importante della mia vita. La carriera è un’altra cosa, andrà avanti in parallelo, da una parte, con più energia data dalla nascita, e dall’altra, forse, con meno priorità visto che queste saranno tutte dedicate a mio figlio.

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La paternità segna un momento di svolta nella vita di un uomo. Come ha vissuto questa bellissima esperienza?

Arriva in un momento in cui entrambi siamo pronti, maturi e sereni. Senza dubbio, nostro figlio avrà due genitori che si amano e, al giorno d’oggi, non è poco.

Sogno d’estate sarà inserito nel suo nuovo album 20, in uscita il prossimo autunno, in cui lei vuole celebrare i 20 anni di carriera. Come è nato questo progetto?

Dopo diversi anni di attesa e di live, ho deciso di dar luce a questo progetto proprio per i 20 anni di carriera. E’ doveroso per me e per i miei fans che hanno sempre creduto nella mia musica. Devo tutto a loro, e per loro realizzerò un disco che, secondo me, è straordinario e molto positivo.

In questi 20 anni, si contano 40 brani, oltre 2 milioni di dischi venduti, 500 concerti. Ci racconta quali sono stati i momenti più belli che ha vissuto in questi 20 anni?

40 brani? Forse 40 singoli. Ma i brani editi miei saranno almeno 100. Ma aldilà dei numeri, i momenti più belli sono proprio quando un mio brano è cantato dal pubblico, da un bambino, o da una mamma in attesa, o da una coppia che si sposa. Sono momenti strabilianti e dolcissimi, forse i più belli e i più commoventi.

E le delusioni, invece?

Non ci sono delusioni, sarei un ipocrita a parlare di delusioni avendo avuto, nella mia carriera, solo tanta fortuna, tante possibilità e avendo ricevuto tanto amore da moltissime persone. Non credo proprio di essere stato mai deluso. Per di più, il mio carattere mi porta sempre a pensare positivo e vivo un po’ sulle nuvole. Quindi per me va sempre tutto bene.

Ha qualche rimpianto per la sua carriera? Oppure, ritiene che abbia raggiunto tutti i traguardi che si era prefissato all’inizio?

Credo che i traguardi siano da puntare e non da superare, perché una volta superati si smette di sognare. E sognare è la linfa della vita. Perciò, ogni traguardo ha lo stesso valore solo se ti fa stare bene e se ti fa sognare.

Quali sono i brani a cui si sente più legato?

Musica, Non capiva che l’amavo e Arià ariò, il mio primo brano pubblicato, ed Eccomi qua il mio primo brano mai pubblicato.

Lei ha debuttato a dieci anni in varie trasmissioni televisive per bambini italiane e svizzere, ma ha ottenuto il successo solo migrando in Sud America, vincendo il Festival di Viña del Mar in Cile, competizione di musica internazionale. Come si spiega il fatto che in Italia si sia affermato solo dopo questo traguardo?

Perché non avevo una discografica che credeva in me. Ma dopo il successo in Sud America, le case discografiche italiane si sono finalmente accorte di me, soprattutto nella figura di Roberto Rossi, che ha creduto in me e mi ha portato a Sanremo.

Lei è rimasto molto legato alla realtà sudamericana, tanto che ha compiuto moltissimi viaggi qui per promuovere i suoi brani e i suoi album. Ci racconta il suo legame con questa terra?

Il mio nome all’anagrafe è Pablo, eppure sono veneto/ligure; ma, se sono molto legato al Sud America fin dalla nascita, non è affatto casuale. È un fattore di destino: credo che ognuno di noi abbia una strada già segnata da seguire, da migliorare o da buttare via a seconda di quanto sei bravo a sfruttare le opportunità.

Crede che l’ambiente musicale italiano valorizzi al meglio i giovani talenti? I moltissimi talent show che proliferano oggi sono un’ottima vetrina per un giovane o sono solo palcoscenici fittizi?

Credo che l’artista oggi faccia veramente fatica. La TV crea personaggi di plastica. Tra di loro c’è qualche artista, è vero, ma sono veramente pochi. Per di più gli artisti non amano la TV. E questo già ci dice dove stanno i veri artisti oggi.

Negli ultimi giorni, ha creato molte polemiche l’intervento di Arisa contro il sistema musicale italiano, reo, a suo modo di vedere, di non averla invitata ai Wind Music Awards, nonostante la sua carriera e i successi raggiunti. Qual è il suo giudizio su questa vicenda?

Probabilmente se Arisa ha fatto le sue polemiche ci saranno dei motivi validi di cui non ne sono a conoscenza. Sono sincero, non so nemmeno bene di cosa si tratti, so che è un premio, l’ho visto forse di sfuggita facendo zapping. In TV guardo lo sport, soprattutto tennis, e qualche film o documentario. Poco altro anche perché non ho tempo.

Sabato, a Stabio, si è svolto il concerto annuale di progettoamore, l’associazione benefica che lei ha fondato nel 2009, in favore dei bambini e dei ragazzi in difficoltà. Come nasce questo progetto, che ha, come slogan, Ragazzo aiuta ragazzo?

Ecco a cosa è dedicato il mio tempo libero. È una delle cose più belle che ho fatto. Questo progetto mi fa sentire realizzato, è il mio Wind Music Award. Io e i miei amici più vicini formiamo una squadra incredibile che per 6 mesi mette a disposizione anima e corpo gratuitamente per la raccolta fondi e la sensibilizzazione. 9 edizioni e 9 successi: il premio va dato a tutte le persone che credono in questa fondazione, che finora ha ha ottenuto grandissimi risultati e ha realizzato tanti progetti, che chiunque può vedere sul sito www.progettoamore.ch

Lei ha viaggiato molto anche negli Stati Uniti. In settimana sono usciti i due candidati alle Presidenziali di autunno: la Clinton per i democratici e Trump per i repubblicani. Chi vincerà, secondo lei?

La politica la deve fare chi se ne intende. Purtroppo sono un po’ anarchico. Seguo un sistema svizzero che funziona, anche se mi piace sentirmi libero e non legato troppo a nessuna legge. Sono un po’ hippy sotto questo profilo: infatti, parte del mio tempo lo vivo ad Ibiza, senza però frequentare i locali, ma più facendo la mia vita da escluso dal sistema.

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Non crede che il largo consenso che Trump sta raccogliendo sia sintomatico di un sentimento xenofobo strisciante che trae linfa vitale dalla paura della gente e che purtroppo si sta diffondendo anche in Europa, come dimostrano i successi elettorali delle Destre estremiste in Polonia, in Austria, in Francia…

Per me questa è fantascienza! Io vivo in un altro mondo. Datemi sole, natura, sport e libri di artisti, e io sono felice.

Nel weekend, in Italia, sta divampando la polemica sull’iniziativa de Il Giornale di allegare il Mein Kampf di Hitler al quotidiano in edicola: molti giornalai si sono rifiutati di venderlo. Qual è la sua posizione al riguardo?

Se le persone sono felici a star dietro a ste notizie ben per loro. Io, ripeto, ho un’altra visione della vita che secondo me è molto più epica, alta e di altro spessore.

Chiudiamo l’intervista con un’ultima domanda: Lei partecipa alla nazionale italiana cantanti, come attaccante. Ci fa un pronostico per questi Europei in Francia? Come vede la nazionale di Conte?

L’ho lasciata 3 anni fa la nazionale cantanti, ma seguo quelli sport che ancora, secondo me, vivono di valori: mi piacciono quegli atleti che, anche se sono miliardari, hanno un’educazione sportiva e il sacrificio nel loro cuore. Dicevo che finiranno in finale Francia e Germania. L’Italia sta dimostrando di essere l’Italia dei lavoratori, come lo è l’Italiano in sé. Sta uscendo l’anima e quando c’è l’anima può vincere ogni battaglia. E se il condottiero è Conte allora si può anche sognare.

Riccardo Proverbio

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