Federico Sfascia

Nel caso di un film horror/fantasy di sicuro io vado più verso il fantastico piuttosto che verso l’horror realistico di genere “quattro pirla che vengono torturati da un altro pirla che fa le faccette perché è pazzo”…

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Giovedì 14 luglio, al Multisala Savoy di Roma, alle ore 21.00 si terrà la proiezione di Alienween, film scritto e diretto da Federico Sfascia. Il film partecipa alla XXXVI edizione del FANTAFESTIVAL – Mostra Internazionale del Film di Fantascienza e del Fantastico, nella sezione Panoramica Italia.

Quattro trentenni, diversi tra loro ma legati da una passata amicizia, si ritrovano a passare la notte di Halloween nella vecchia casa della loro adolescenza per un festino a base di droga e prostitute. La reunion prende una piega inaspettata quando una misteriosa pioggia di comete inizia a cadere dal cielo, portando con sé creature aliene che infettano con il loro seme mutageno qualsiasi essere vivente. Senza parlare dell’arrivo delle ex fidanzate gelose dei ragazzi.

Abbiamo il piacere di ospitare Federico Sfascia.

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Nasci come disegnatore, precisamente come fumettista. Il passaggio alla regia come è avvenuto?

In maniera abbastanza banale…ho sempre disegnato con l’idea che qualcuno un giorno traesse dei film dai miei fumetti. Poi ho pensato che magari potevo provarci io. Ho imbracciato una telecamera gigante in super vhs e ho provato a fare un film. Mentre lo facevo speravo che qualcuno un giorno ne traesse un fumetto. È il grande cerchio della vita del deficit di attenzione.

Fumettista, regista….mi vengono in mente i cartoni animati. Ti piacerebbe realizzarne uno con temi ovviamente più consoni ai più piccoli?

Mi piacerebbe molto. L’animazione offre possibilità illimitate a quello che puoi mettere in scena e il controllo totale su tutti gli aspetti. Riguardo temi più consoni ai più piccoli dipende da cosa si intende…per me il potenziale ancora inesplorato nell’animazione occidentale è proprio l’approccio adulto al fantastico: tematiche con livelli di lettura più complessi senza preoccuparsi di inserire anche il sangue o la sessualità se la storia lo richiede. L’animazione può dare tantissimo in ogni tipo di storia. In oriente l’hanno capito da un pezzo. In occidente, se si esclude la Pixar e qualche capolavoro tipo il primo Dragon Trainer di Chris Sanders, ultimamente si è presa una piega che a me lascia abbastanza perplesso, con quei film in cui le gag sono centrate su gas intestinali ed aberranti balletti sui tormentoni pop del momento…però pazienza…ci si arriverà. Ora pare che la Marvel voglia buttarsi sull’animazione cinematografica dei suoi personaggi, probabilmente perché hanno iniziato lentamente a capire che gli attori invecchiano e i disegni no. Con molta calma si aprono scenari interessanti. Ho chiacchierato troppo: io l’animazione la farei tutta la vita, fighissime principesse Disney più scosciate, mostri assassini o incompresi e avventurone impossibili…ma per ora ho a disposizione solo foglio bianco e matita. Devo organizzarmi un po’ meglio!

So che ti sei dedicato anche alla realizzazione di videomusicali, mi riferisco alla collaborazione con la Black Vagina Records ed anche in questo caso la sceneggiatura è stata molto particolare. Da cosa ti lasci ispirare?

La commissione era realizzare un video per IL CAPRO, band che rielabora temi di film horror storici, e si è poi deciso di farne dei corti musicali, con il supporto di Black Vagina e di Camme (Marco Camellini) per gli effetti pratici. In questo caso l’ispirazione è nata dal dover giocare con l’horror e soprattutto con la messa in scena senza dialoghi. Adoro Wile E. Coyote quanto adoro i film horror con i mostri. Penso che in questi videoclip si noti molto.

Quanto tempo hai impiegato per realizzare Alienween?

Dalla stesura della sceneggiatura all’ultimo intervento audio è passato un anno e mezzo. Le riprese vere e proprie, effetti speciali compresi, un mese.

Ti faccio una domanda un po’ banale, cosa ispira la scrittura di un film horror/fantasy?

Non è banale! Per quanto mi riguarda non c’è qualcosa di specifico che ispira un tipo di storia piuttosto che un altro, visto che comunque io parto sempre dal mio vissuto e dalla mia visione di quello che mi circonda (cosa che, visto il risultato, dovrebbe farmi riflettere su cosa mi circonda o su come ci vedo io). Penso che la scrittura sia sempre il risultato dell’incontro tra bagaglio personale di esperienze reali e contesto culturale (libri, film, cartoni animati e quant’altro) che incidentalmente o volontariamente contribuisce a formare l’immaginario di ognuno. E l’insieme di queste due cose è la sensibilità e l’occhio che sta dietro il racconto di ogni storia, indipendentemente dal genere. Nel caso di un film horror/fantasy di sicuro io vado più verso il fantastico piuttosto che verso l’horror realistico di genere “quattro pirla che vengono torturati da un altro pirla che fa le faccette perché è pazzo”…quella è roba che non tocca nessuna delle mie corde e difficilmente la troverai in una mia storia. Per me l’unico film vagamente interessante quando si parla di tortura è Invasion Usa con Chuck Norris, film clamoroso in cui parteggi emotivamente per il cattivo perché è braccato dall’inevitabile tremenda fine a calci in faccia. Giuro, quello è un horror action con i ruoli sovvertiti veramente clamoroso. Ti dico solo che il cattivo a metà film fa anche un incubo in cui Chuck Norris lo prende a calci e si sveglia in preda al terrore. Bomba. Ma sto divagando, scusa…

Sei soddisfatto di come ti va il lavoro o ritieni che espatriare ti concederebbe qualche chance in più?

Se per lavoro si intende quello pagato direi che non mi lamento. Se si intende l’idea vaga di poter fare il regista per lavoro…dovrei provare per rispondere. Non sto eludendo la domanda, intendo che per ora la mia esperienza è stata tirare su quasi tutti gli aspetti di un film da solo con tutti i problemi e anche i vantaggi che questo comporta…dovrei vedere come mi trovo a lavorare con una produzione in grado di gestire il film. Probabilmente l’estero è più ricettivo ma credo che anche in Italia ci siano grosse potenzialità di interesse per un certo tipo di storie, i problemi che vedo sono:

- La scarsa voglia (per non dire inesistente) dei produttori di investire in una diversificazione reale

- L’assoluta mancanza di curiosità del pubblico che si accorge delle cose interessanti solo se lo martelli con la promozione (e questo è un ENORME problema)

- La mancanza di un senso critico che possa distinguere tra immondizia e roba fatta con criterio.

E non parlo di cinema eh, parlo in generale…il cinema è il problema minore che deriva da una mancanza di educazione culturale sempre più drammatica.

Si usa l’aggettivo “indipendente” in riferimento a piccole produzioni che cercano di portare un buon prodotto con costi decisamente contenuti. Il cinema indipendente in che condizioni versa?

Sì in effetti l’aggettivo indipendente è abbastanza vasto. Per indipendente si intende un film costato tre milioni di euro come uno costato duecentocinquantamila dollari come uno costato trecento. È una grossa famiglia insomma! Nel cinema indipendente internazionale si trovano talenti molto interessanti, e penso che l’abbattimento di certi costi abbia sì aperto tante gabbie, ma anche permesso di scoprire nuove voci che all’interno del sistema delle multinazionali cinematografiche non avrebbero avuto modo di esprimersi. Poi a stringere per me oggi non è più questione di indipendente o di major…il grosso discrimine è tra film pubblicizzato e film non pubblicizzato. L’investimento sulla promozione è fondamentale affinché il film abbia una visibilità, indipendentemente dai costi e dalla resa effettiva.

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Cosa scegli al cinema?

Al cinema vado sempre di meno e non scaricando film, non sono più sul pezzo come qualche anno fa…ci sono però quei nomi che sempre più di rado purtroppo si vedono su grande schermo, quelli per cui corro a prescindere qualsiasi cosa facciano, gente come Carpenter, Dante, Romero, Landis, Walter Hill, Shane Black, Terry Gilliam, George Miller che se n’è uscito con quella bomba di Mad Max dopo undici anni. Oppure qualsiasi cosa contenga Sylvester Stallone, che poi se scrive e dirige è ancora meglio. Altrimenti vado anche per cose tipo Transformers…io lo so che per i tifosi di cinema è una bestemmia, ma c’ho i miei motivi ben argomentati per dire che li considero una gran figata, o i supereroi. Sono un semplice, mi piacciono i colori. Comunque capire il proprio gusto senza tanti pregiudizi conto terzi aiuta ad essere più consapevoli del mezzo e di come veicolare i propri messaggi.

Federico ci sono dei registi che hai avuto come punti di riferimento?

In generale? Se penso a quelli che hanno sempre saputo toccare le mie corde penso a Sylvester Stallone su tutti. Per me la sua scrittura va dritta al cuore dei personaggi e del pubblico, è un talento incredibile. Poi ci sono Sam Raimi, Walter Hill, Joe Dante, Terry Gilliam, John Carpenter, John Landis, Siu Tung Ching…ce ne sono tantissimi e ognuno per motivi diversi.

Prossimi lavori ai quali ti dedicherai?

Mi sono rimesso al lavoro su un fumetto. È una storia cui tengo molto, non so quanto tempo ci vorrà per completarla. Su un film mi ci rimetterò solo con una produzione, anche piccolissima, alle spalle…altrimenti carta e matita: con quelle la totale dedizione basta e avanza.

Sara Grillo 

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