Enrico Iviglia

Enrico Iviglia

In teatro arrivi ad un'élite di persone e poche per volta. Si tratta di un pubblico più consapevole, che viene a teatro e sa già la storia che verrà rappresentata. Invece in televisione si viene recepiti immediatamente da tante persone

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Enrico Iviglia è un giovane tenore di origini Astigiane, diplomato al conservatorio di Torino. Il suo debutto come professionista è stato nel 2005 quando ha interpretato il ruolo del Cavaliere Belfiore ne “Il viaggio a Reims” andato in scena a Pesaro e a Jerevan (Armenia) con la regia del Maestro Alberto Zedda. Da allora sono  più di 35 i personaggi a cui ha dato vita,  salendo sui palchi dei più importanti teatri lirici. Degne di nota sono  le interpretazioni di Lindoro al Teatro alla Scala, di Libenskof al Teatro Real di Madrid e del Conte di Almaviva a Bunkakaican di Tokyo. Ha diverse passioni, tra cui lo sport all'aria aperta, la cucina e la coltivazione di un piccolo orto. Negli ultimi anni si è avvicinato al mondo della televisione partecipando come ospite ad alcuni programmi  di intrattenimento come: “La Prova del Cuoco”, “Market Kitchen” e  “Detto Fatto” e prendendo parte ad alcune  pubblicità come quella delle mele Melinda: in cui presta la voce e appare in video.

Il nostro magazine ha il piacere di ospitarlo.

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Cominciamo dall'inizio. Quando hai deciso che il canto sarebbe diventata la tua professione?
È successo quando sono stato baciato da un colpo di fortuna: al Teatro Grandi di Brescia l'artista che faceva Nemorino nell'opera “L'elisir d'amore” è stato poco bene e la direzione artistica mi ha proposto di sostituirlo. È stata la mia occasione, sono riuscito ad entrare in tutti i meccanismi che regolano le produzioni teatrali. Io non ho lasciato cadere la cosa e ho continuato a studiare per migliorarmi ancora.
Dal tuo debutto ufficiale, 11 anni fa, ad oggi è cambiato qualcosa nel tuo modo di esibirti sul palco? A cosa ti ha portato l'avere maggiore esperienza?
Sicuramente è cambiato il mio modo di affrontare la psicologia del personaggio, lavoro di più sull'interpretazione. Non mi concentro solo sulle note e sul canto, ma approfondisco lo studio del testo e del contesto dell'opera e cerco di dare forma alla visione del librettista che l'ha scritta.
Quale è stata la tua esperienza professionale più emozionante?
Sicuramente il debutto alla Scala di Milano con “Rejoice in the Lamb” diretto da Bruno Casoni. Mi ha richiesto una grandissima preparazione. Per vincere le mie insicurezze sono arrivato alle prove che sapevo l'opera anche al contrario.
Chi è stato invece il regista con cui hai lavorato meglio e perché? Cosa ti ha insegnato?
Ce ne sono diversi. Uno è senz'altro Alessio Pizzech che, oltre ad essere molto bravo da un punto di vista tecnico, è uno che aiuta molto gli artisti nella parte recitativa; parte dall'ABC della regia e fa la parafrasi del testo per montare l'opera. Un altro regista con cui mi è piaciuto molto lavorare è stato Pierluigi Pizzi che ha una visione quasi fotografica della regia; le scene con lui diventano quadri perfetti in tutti i dettagli: costumi, scenografia, luci... Io mi sono emozionato molto sul palco perché percepivo che il regista aveva realizzato qualcosa di strabiliante. 
Hai prestato la tua voce per la pubblicità delle mele Melinda. Cosa c'è di diverso tra l'esibirsi in teatro e il cantare per uno spot?
In teatro arrivi ad un'élite di persone e poche per volta. Si tratta di un pubblico più consapevole, che viene a teatro e sa già la storia che verrà rappresentata. Invece in televisione si viene recepiti immediatamente da tante persone. Per lo spot di Melinda il regista Luca Lucini mi ha chiesto espressamente di non cambiare il mio modo di cantare, loro volevano un tenore e io ho cantato da tenore, come faccio sempre. Facendo un po' di televisione ho potuto apprezzare ancora di più il lavoro fatto in teatro, perché il teatro è una grande scuola… In teatro il pubblico non può cambiare canale, una scena non si può rigirare, si deve stare attenti a non sbagliare o, se si sbaglia, bisogna cercare di non farlo percepire agli spettatori e andare avanti. Io sono contento di aver fatto esperienza in teatro con grandi nomi come Gino Landi e Luca Ronconi, perché questo mi ha aiutato molto anche nel lavoro in TV.
Hai partecipato anche ad alcuni programmi televisivi, soprattutto di cucina. Quando è nata la tua passione per la TV? Cosa ti affascina di più di questo modo?
Inizialmente mi sono avvicinato alla cucina e ai programmi gastronomici in TV, perché nell'opera ci sono molte scene che si svolgono in cucina, ad esempio in “Elisir d'Amore” o ne “L'Italiana in Algeri”. Mi piace fare televisione perché credo di avere il carattere giusto: sono disinvolto, mi sento a mio agio davanti all'obiettivo della telecamera e mi viene naturale mettermi al servizio degli autori. Mi piace soprattutto prendere parte a programmi che si svolgono in diretta, perché c'è l'emozione e l'adrenalina, come in teatro. La televisione è un sfida avvincente perché ti costringe a non staccare mai il cervello, a teatro io canto testi di altri che so già a memoria, mentre in TV devo pensare bene a tutto quello che dico.
Tornando alla cucina, di cui ti dichiari appassionato, che tipo di piatti preferisci preparare? Sei un tradizionalista o sei per la gastronomia etnica o fusion?
I primi sono la mia passione. Un piatto molto semplice che mi piace preparare è la “dorata di zucchine”, che uso anche come condimento per i bucatini aggiungendo una spolverata di aneto. Recentemente ho cominciato ad usare il farro, ne faccio una versione estiva con pomodorini e mozzarella e una più invernale con carciofini, funghetti e scamorza affumicata. Poi mi diverto anche con gli antipasti e le insalatone, sempre piatti leggeri e veloci che ho imparato a prepararmi quando torno tardi dalle prove e devo mangiare qualcosa di facile digestione per poi dormire bene. Io ho imparato a cucinare ascoltando le ricette regionali dei posti in cui sono stato per lavoro. Quando ho un po' di tempo libero invito gli amici a cena e mi diverto a fare cose stravaganti come preparare piatti estivi in inverno e viceversa. Poi mi piace anche allestire la tavola mettendo sotto i piatti un foglio con una poesia, magari legata al cibo… In questo modo nutro il corpo e la mente dei miei ospiti.
Sappiamo che hai anche un tuo piccolo orto. Cosa coltivi prevalentemente? In che percentuale gli ingredienti presenti sulla tua tavola provengono dal tuo orto?
Ad essere onesti devo dire che quest'anno io l'orto l'ho solo fatto partire verso aprile/maggio e ora lo stanno coltivando i miei. In generale ho insalata tutto l'anno, riesco perché ho una serra  orientata verso sud, sempre illuminata e riscaldata dal sole. Poi coltivo altri ortaggi come peperoni, pomodori, zucchine, coste, ecc… Sulla tavola, almeno d'estate, cerco di portare verdura e frutta che provenga al 100% dal mio orto, che è sempre stato biologico: uso il letame dell'asino per concimare, l'acqua del pozzo per innaffiare e se vengono dei piccoli insetti sulle foglie delle patate li lascio lì, perché tanto non rovinano le patate che crescono sottoterra. È molto importante la cucina associata al canto... perché prima di cantare non puoi mangiarti la peperonata! Dopo essere stato alla prova del cuoco e aver detto che ero un cantante lirico, molti artisti mi hanno contattato per chiedermi cosa si deve mangiare prima o dopo uno spettacolo, sul palco è importante avere energia e non rischiare di addormentarsi per aver mangiato troppo.
Come vedi il tuo futuro tra teatri, cinema e TV? Quali sono i tuoi obiettivi?
I miei prossimi progetti mi vedranno impegnato soprattutto in teatro: in questo momento sono in scena  al teatro di Ratisbona con “La Cenerentola”, opera di Rossini, che nel 2017 compirà 200 anni. A novembre debutterò a Napoli con l'opera “Otello”. Per quanto riguarda il cinema, invece, a gennaio uscirà un film sulla storia di Dalida e Luigi Tenco, in cui interpreto la parte di uno dei coristi che si esibivano sul palcoscenico del Teatro Ariston.
La tua generazione forse si interessa poco di musica classica e lirica. Cosa pensi si dovrebbe fare per avvicinare i giovani a questa forma d'arte?
Bisognerebbe avvicinarli gradualmente, proponendo prima titoli semplici, ad esempio le opere buffe, che possano risultare più accattivanti e, solo successivamente, proporre testi più impegnativi. Ma questo si sta già facendo e si stanno già proponendo dei biglietti scontati per le persone al di sotto dei trent'anni. La provincia di Asti mi manda due volte all'anno a parlare di opera nelle scuole medie e vedo che questi ragazzi rimangono basiti per l'atteggiamento impostato che io assumo quando canto, ma, superata questa fase, si incuriosiscono e, se vedono titoli di opera buffa, talvolta convincono i genitori a portarli a teatro. Quando arrivano alle superiori e sono già più autonomi, se hanno preso l'abitudine di andare a teatro, continuano a farlo organizzandosi anche con gli amici. Oggi molte opere hanno una messa in scena moderna, che risulta sicuramente più gradita ai ragazzi
Cambiamo argomento e parliamo di attualità. C'è stato un nuovo attentato: 84 morti a Nizza proprio il 14 luglio, giorno di festa nel territorio francese. L'Isis ha celebrato il massacro sul web anche se per ora non ci sono rivendicazioni ufficiali. Esiste un modo per fermare la minaccia terroristica? Come dovrebbe lavorare L'Unione Europea per arginare il problema?
Io sono  una persona molto sensibile e, come molti piemontesi, sono molto legato alla Costa Azzurra. Quando ho visto le immagini della strage di Nizza sul web sono stato così male che ho dovuto smettere di guardare. Poi ho saputo che molte vittime sono di Cuneo. Io sono di Asti, quindi sono quasi miei concittadini e questo mi ha quasi distrutto emotivamente. Dinnanzi a questi avvenimenti semplicemente mi arrendo. Non voglio fare come quelle persone che pronunciano monologhi su cosa dovrebbe, secondo loro, fare l'Europa. Non me la sento di dare giudizi, perché tanto non cambierei la situazione. Preferisco piuttosto dedicare un pensiero o una preghiera alle vittime e alle loro famiglie. Io credo nella meditazione, a volte quando finisco una tournée molto stressante mi chiudo tre giorni in un monastero in provincia di Cuneo a meditare.
Cosa pensi della Brexit? Quali conseguenze vedi nel medio e lungo periodo?

Sinceramente quando ho letto la notizia sono rimasto basito. Non avrei mai immaginato che vincesse il “Leave”. Poi bisogna considerare che la Gran Bretagna, anche prima, in Europa c'era a metà, perché non adottava l'Euro ma continuava ad avere la Sterlina. Comunque anche su questo argomento preferisco non sbilanciarmi troppo, non che non abbia una mia opinione, ma non vedo la necessità di dilungarmi in discorsi che non gioverebbero a nessuno.

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Secondo te l'Italia risentirà degli ultimi avvenimenti europei? In che misura?

Credo di sì. Vedendo Nizza mi è venuto subito in mente il lungomare di Riccione o quello di Roseto degli Abruzzi che sono luoghi che somigliano alla Costa Azzurra: litorali molto frequentati e vicini ad una bella città… Se ci penso ho la pelle d'oca. Ogni tanto devo smettere di seguire i telegiornali, altrimenti rischio di assorbire gli avvenimenti tragici, portarmeli sul palcoscenico e riviverli ogni volta che muore un personaggio nell'opera… Non riuscirei più a vivere sereno. 

Quali sono a tuo avviso le cose che dovrebbero cambiare nel nostro paese?
Per prima cosa gli Italiani dovrebbero imparare a non lamentarsi continuamente e ad affrontare i problemi con un po' più di ottimismo. Poi dovremmo incentivare il turismo. In Italia ci sono mari, montagne, colline, laghi, città d'arte… ma abbiamo meno turisti di altri paesi che, pur avendo un potenziale inferiore al nostro, sanno vendersi meglio.
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Adriana Fenzi

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