Dario Fo

Si è spento Dario Fo. L’attore lombardo era stato ricoverato a Milano qualche giorno fa: problemi respiratori. Il 26 marzo aveva spento novanta candeline. Una vita piena di energia, una carica vitale che ancora qualche giorno fa lo portava a scrivere, leggere, dipingere: un vulcano inarrestabile.

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Si è spento Dario Fo. L’attore lombardo era stato ricoverato a Milano qualche giorno fa: problemi respiratori. Il 26 marzo aveva spento novanta candeline. Una vita piena di energia, una carica vitale che ancora qualche giorno fa lo portava a scrivere, leggere, dipingere: un vulcano inarrestabile. Tre anni fa si era spenta Franca Rame, aveva condiviso con lei ogni momento significativo della sua vita, quello che si definisce un legame unico ed indissolubile. L’amore con la A maiuscola. Mi riecheggia nelle orecchie quel Ciaoooo urlato il giorno dell’addio alla sua amata metà. Mi piace immaginarli assieme: lei sottobraccio a lui, la testa di Franca appoggiata alla spalla di Dario. Prima viene l’uomo e poi l’artista.

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Nato a Sangiano in provincia di Varese all’inizio della primavera del 1926, Fo è stato attore, regista, scrittore, pittore e illustratore, scenografo, regista ma prima di tutto autore di testi teatrali che ancor oggi vengono rappresentati sulle scene di tutto il mondo.

I suoi erano testi erano intrisi di satira politica e sociale, avevano un taglio fortemente anticlericale, combattevano contro tutta la morale comune.

Crebbe in un ambiente semplice ma intellettualmente vivace e creativo, suo padre era un capostazione ma si dilettava anche come attore amatoriale.

Ebbe un passato nella repubblica di Salò, mai celato, un incidente di percorso perché fu convinto sostenitore della sinistra italiana tanto da irretire i movimenti della destra eversiva che nel 1973, rapirono e violentarono la sua adorata compagna Franca Rame. Nel 1980 gli fu addirittura negato il visto per gli Stati Uniti, troppo comunista per calpestare il suolo americano.

Negli anni 50 si era diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Brera, aveva iniziato a lavorare come autore di testi per la RAI e nel 1954 sposò Franca.

Ma è a partire dagli anni 60 che irrompe sulle scene con tutta la sua forza la sua vena satirica e anticonvenzionale. Trasse ispirazione dal teatro primordiale, andò a recuperare la tradizione teatrale della Commedia dell’arte. Andò a scavare nella tradizione popolare in quanto pregna del senso collettivo e comunitario. Per Dario Fo: “Il teatro comico satirico è lo svolgimento della tragedia, è il gioco del paradosso assoluto della tragedia”

Il 1° ottobre del 1969 venne portato in scena a La Spezia Mistero Buffo, indubbiamente il capolavoro di Fo, un’opera fatta di diversi monologhi ispirati ad episodi biblici, recitati in una lingua inventata che trae ispirazione dai dialetti della pianura padana. Nasce così il giullare che sarà destinato nel 1997 a ricevere il Premio Nobel per la letteratura.

Nessuno si aspettava un riconoscimento come il Nobel, primo fra tutti lo stesso Fo. Eppure le sue opere smuovevano qualcosa nell’animo di tutti. Un successo internazionale che è da ricercare, non tanto nel testo delle sue opere, quanto nella capacità di toccare delle corde profonde nell’anima del mondo.

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E’ forse riduttivo parlare di Fo come giullare e sbeffeggiatore di potenti, si tratta, questa, di una visione solo parziale. La grandezza di Dario Fo fu di recuperare nel passato, di mettere mano a quel bisogno ancestrale dell’uomo di fare teatro, di sporcarsi di parole, gesti e suoni per dare voce alla profondità dell’essere umano. In Fo non troviamo il romanticismo, l’amore, il dolore, la gioia, la rabbia, o qualsiasi altra emozione che ci possa venire in mente. Fo ha vinto il Nobel, è stato il grande autore e artista che conosciamo perché ha portato avanti la forza delle idee, con la purezza e l’ingenuità che solo l’idea può avere. Forse è questo che l’ha affascinato del Movimento 5 Stelle che, a partire dal 2013, ha sostenuto vivacemente ed attivamente. Un orgoglio per tutti gli attivisti.

Oggi tutti ricorderanno Fo per il suo premio Nobel, per Mistero Buffo e per il suo teatro, ma vorrei ricordare a tutti anche il Dario Fo regista, scenografo e costumista. Era il 1987, quando all'Het Muziektheater, sede della Nederlandse Opera di Amsterdam, appariva per la prima volta "Il barbiere di Siviglia" nella rilettura scenica di Dario Fo. Qui il genio di Sangiano fece una profonda ed attenta ricerca filologica della scrittura scenica, riuscì a dare nuova vita ad un’opera buffa, liberata dalla ferrea tradizione del melodramma italiano. Grazie a mimi e giocolieri, ridiede vita al coro che oramai sembrava destinato ad una rigida staticità scenica. Con Fo la musica di Rossini riacquistò colore, allegria, movimento ed intensità.

Quando spariscono personaggi così importanti, quando muore qualcuno che rappresenta la nostra società ed il nostro costume, è nostro compito conservarne un pezzettino di memoria. Mi sento di voler ricordare Dario Fo per l’importanza che dava al teatro di strada, al piccolo teatro di periferia, posto umido e freddo, situato nel sottoscala di qualche palazzo malconcio. Penso che ritroveremo Dario Fo nell’interpretazione di un testo mai recitato o di un testo famoso quanto dimenticato, lo ritroveremo nell’attore o nell’attrice che vive della passione di raccontare, di lasciare un pezzettino della nostra cultura contemporanea o antica, all’interno del nostro cuore viziato. Ecco, io vi augurerò di trovare Dario Fo in ogni piccolo teatro di periferia, in ogni parola e gesto di attore sconosciuto ma un po’ figlio intellettuale di Fo.

Alessio Capponi

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