Amatrice A Due Mesi Dal Terribile Sisma

Cosa possiamo fare è la domanda più frequente, la risposta può essere solo la vicinanza, il rispetto e l'attenzione nei mesi ancora duri che verranno.

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Unfolding Roma, a due mesi dal terribile sisma che ha colpito il Centro Italia, ha voluto documentare dal vivo la situazione delle zone terremotate. Tante ancora le parti del centro storico invase dai detriti e dai resti di vita vissuta, case implose ed altre tagliate con il coltello, auto schiacciate sotto le macerie, panni ancora appesi ai fili che non saranno mai più indossati o rimessi negli armadi.

La scossa principale si è prodotta il 24 agosto 2016 alle 03:36:32 ed ha avuto una magnitudo di 6,0 ± 0,3, con epicentro situato lungo la Valle del Tronto tra i comuni di Accumoli, Amatrice in Provincia di Rieti e Arquata del Tronto in Provincia di Ascoli Piceno.

Il paese in provincia di Rieti è ancora oggi, a 60 giorni, irriconoscibile. Il sisma che lo ha colpito nella notte tra il 23 e il 24 agosto 2016 ha distrutto intere famiglie e raso al suolo tutto il centro storico. La scossa è stata percepita da Rimini a Napoli non lasciando dubbi sulla gravità e la violenza dell'evento; proprio Amatrice ha pagato il maggior tributo di vite umane, infatti sulle 297 vittime totali, 234 sono morte nel suo territorio. Nei giorni precedenti c'erano state delle avvisaglie, i cosiddetti precursori sismici, ma di poca affidabilità secondo gli esperti. Infatti non è detto che poi l’evento si verifichi davvero o che sia dell’intensità prevista. Di sicuro ci sono le mappe di pericolosità sismica che indicano quelle aree dove il rischio è maggiore, ad oggi l'unica soluzione è adottare misure preventive ad esempio costruire edifici antisismici o mettendo in sicurezza quelli esistenti per limitare i danni di un eventuale evento.

Oggi Amatrice è vuota e silenziosa, solo le Forze dell'ordine hanno accesso alla “zona rossa”, e pensare che due mesi fa le vie erano piene di turisti che si trovavano in zona, nelle seconde case, nei bed&breakfast e negli alberghi per le vacanze estive. Poche ore ancora e sarebbe iniziata la sagra degli spaghetti all’amatriciana, la specialità conosciuta in tutto il mondo e questo avrebbe reso ancora maggiore il numero delle vittime.

Qualcuno in anni di fervente patriottismo disse "abbiamo fatto l'Italia, ora dobbiamo fare gli italiani", sono proprio in queste occasioni luttuose che il nostro Paese dà prova del suo essere un popolo unico ed un unico popolo.

La “nuova scuola”, ad opera dei tecnici trentini, ha dato normalità se così si può dire ai tanti bambini e ragazzi per l'avvio dell'anno scolastico. Le staccionate appena piallate e la scritta scolpita nel legno “Trentino” hanno portato un frammento di Val di Non nei sinuosi Monti della Laga. Dodici moduli di colore alternato bianco, giallo, blu e rosso; ognuno ad ospitare una classe diversa, dalla materna alle tre classi delle medie.

In tanti in queste settimane si sono adoperati in una vera e propria gara di solidarietà, per aiutare le popolazioni colpite dal sisma. Sono state moltissime le iniziative culinarie benefiche promosse in varie parti della Penisola e moltissimi ristoranti hanno inserito nel menù l’amatriciana, destinando parte dei proventi ai terremotati.

Con “Le stelle tornano a scuola”, nata da un’idea di Maurizio e Sandro Serva proprietari di un famoso ristorante della zona, oltre 70 chef tra i nomi più noti e importanti hanno contribuito alla raccolta fondi a favore dell’Istituto Alberghiero Costaggini di Rieti. Anche la Lazio Calcio ha scelto di essere presente e vicina ai bambini con lo scatto della foto ufficiale delle squadra davanti alla “nuova scuola” e della donazione dei ricavi delle vendite al Comune di Amatrice. Attraverso il numero solidale 45500 sono stati finora raccolti quasi 15 milioni di euro per l'emergenza terremoto. I fondi raccolti saranno trasferiti dagli operatori, senza alcun ricarico, al Dipartimento della Protezione Civile che provvederà a destinarli alle regioni colpite dal sisma.

Oggi Amatrice è ancora dolore, morte, devastazione. Ma anche quel campanile rimasto in piedi tra le macerie, l’orologio fermo sulle 3.36, è quasi un simbolo della tenacia degli abitanti di questa terra, non mollano, plasmati dalla durezza della pietra delle loro montagne madre e matrigna ma pur sempre loro.

L'inverno si avvicina, la sua altitudine quasi vicina ai mille metri, renderà il freddo ancora più inclemente ed irrispettoso del dolore di chi là ha perso tutto. Cosa possiamo fare oggi per Amatrice è la domanda più frequente, la risposta può essere solo la vicinanza, il rispetto e l'attenzione nei mesi ancora duri che verranno.

Stefano Boccia

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