Il Buio

La recensione di UnfoldingRoma del libro di Francesco Bennardis

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Il Buio, primo romanzo di Francesco Bennardis (intervista), edito da Sensibili alle Foglie (pp 112, Euro 13,00) è poesia in prosa. Poche pagine, concentrate, intense che raccontano il dramma di Irene, mamma di Flavio e moglie di Antonio. Una famiglia tranquilla che vive nella splendida Ustica finché un giorno la routine quotidiana s’interrompe con la morte di Flavio. Irene precipita nel suo buio più profondo in preda alla disperazione allontanando tutto e tutti, marito compreso. Solo l’amica Silvia riuscirà a lenire il suo dolore. La storia di un percorso personale e familiare che si concluderà con la rinascita ma soprattutto con la catarsi che porterà Irene a riemergere nuovamente dal buio.

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Francesco Bennardis riesce a descrivere incredibilmente bene la psicologia della protagonista femminile, come se fosse egli stesso una donna ma in realtà è appunto un uomo: dai mille pensieri di una madre divisa tra il lavoro, la casa, il figlio, l’odio per il marito, capro espiatorio di un tragico evento, il rapporto con l’amica e la famiglia, fino “all’invidia” per «quelle mamme che abitano negli ospedali e riescono a parlare con i propri figli, anche se affetti da una grave malattia». Inoltre piccoli pensieri in rosa degni di Sophie Kinsella rompono la durezza di cui è ammantato il romanzo, come ad esempio l’attenzione per la crema da applicare o per le gambe non depilate.

Non manca la parte romantica: l'intensità del ritrovato amore per il marito, fino a quel momento designato colpevole della tragedia, è appena comunicata al lettore che ne viene comunque rapito senza bisogno di aggiungere nulla di palesemente erotico. Si respira la stessa innocenza di due adolescenti o due amanti furtivi nell'ombra in un valzer di rinnovati sguardi.

Un altro silenzioso protagonista si accompagna ai principali; i luoghi degli eventi ed in particolare Ustica nel suo quotidiano di pescatori e di turisti, nelle stagioni e negli andirivieni dei traghetti che fanno la spola da Palermo e da altri centri.

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La cronaca della tragedia personale e sullo sfondo il dramma dell’attualità italiana più dura degli anni 80: Ustica, strage di Bologna e terremoto dell’Irpinia. Una carrellata di fatti di cronaca che procedono in parallelo con il dolore della protagonista e capitolo dopo capitolo il lettore riscopre quegli eventi e l’amarezza di quei giorni. Dall’empatia con i familiari di quelle tragedie, nasce l’esigenza di dare risposte ai perché dato che «non conoscere la verità rende il dolore ancora più lacerante e insopportabile». Da qui comincia il viaggio, la necessità della catarsi attraverso la solidarietà ed il volontariato per le vittime del terremoto, fino alla rinascita che dal buio riporta alla luce.

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Anche se i riferimenti storici hanno ormai qualche anno resta purtroppo l’attualità del terremoto e l’autore apre a tal proposito attraverso i protagonisti una bellissima parentesi a ricordare tutti i volontari che oggi come allora e in tutte le vicende legate ai terremoti italiani disseminati nel tempo, sono sempre importantissimi. Solo per dare qualche numero misto a ringraziamento, in riferimento agli eventi del centro Italia, dal sito anpas.org: «Sono stati più di millecinquecento i volontari che hanno operato nelle zone colpite dal terremoto in Centro Italia: soccorritori, infermieri, medici, psicologi, operatori di protezione civile, educatori, cuochi, logisti, elettricisti, geologi, sono stati impegnati per portare soccorso e assistenza alla popolazione nel corso di tutta l'emergenza non solo ad Amatrice.»

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Salvare per salvarsi: una funzione catartica per recuperare se stessi.

Un libro senza falsi ideali, molto attuale, assolutamente da leggere.

Francesca Uroni 

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