Alessandro Deli

Fra Sacro E Sacralità.Con la mostra “La bellezza e la ruggine” il giovane artista ha emozionato il pubblico alla Sala Santa Rita di Roma presentando figure mistiche eppure contemporanee, analizzando e contestualizzando il concetto di arte sacra moderna.

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Un incontro misterioso tra epoche e stili differenti è quello che lo scultore Alessandro Deli ha fatto rivivere alla Sala Santa Rita di Roma con la mostra “La bellezza e la ruggine” con una grande affluenza di pubblico che ha potuto ammirare le opere del giovane artista che riescono a trasformare gli scarti del mondo in qualcosa di sublime. Dopo la laurea con il massimo dei voti all’Accademia di Belle Arti di Carrara e l’abilitazione all’insegnamento delle discipline plastiche presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, Deli si è specializzato in scultura evidenziando uno stile che seppur ha radici nella tradizione classica, può conquistare un pertinente taglio postmoderno grazie all’uso sapiente di riciclo di materiali abbandonati. Ammirando le figure di Alessandro Deli si rimane colpiti da quelle espressioni  che rivelano una certa pace interiore dove è facile ritrovare antiche liturgie e memorie rinascimentali. Colori e piccoli particolari, poi, evidenziano la peculiarità dell’artista che non lascia nulla al caso così come dimostra anche dalle risposte che gentilmente ci ha fornito per la nostra intervista.

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Ci parli della tua riflessione sul rapporto tra arte contemporanea, sacro e sacralità…


Attraverso l’arte cerco di esternare emozioni e tensioni che animano l’essere umano. Una sintesi psicologica e spirituale che il soggetto ritratto esprime, ma anche il desiderio di trasmettere un messaggio di riflessione, comunque di vita e di speranza.


Ultimamente molti sono gli artisti che per realizzare le proprie opere usano materiali riciclati. Non si rischia un po’ di creare una moda piuttosto che materializzare il concetto che il bello può generarsi anche dagli scarti…


Certamente…da qualche anno ormai il riuso dei materiali sta diventando per molte aziende un vero e proprio brand. Dall’eco design alle bio tecnologie fino ad arrivare ai nuovi linguaggi dell’arte contemporanea. Personalmente da circa 10 anni conduco una ricerca sul recupero e il riciclo dei materiali cosi detti poveri e destinati a discarica. Questo tipo di approccio nei confronti della materia caratterizza quasi tutta la mia ultima produzione artistica. Attraverso questo medium, in costante evoluzione, ho potuto fondere un messaggio culturale altamente  attuale con un immagine visiva altrettanto espressiva e caratterizzante. Quindi spero che nel mio caso piuttosto di una moda si possa parlare di un esigenza artistica mediante la quale posso esprimere al meglio i contenuti della mia ricerca.


Non sempre l’arte contemporanea riesce a comunicare con la società anche per una sorta di elitarismo.  Quanto è importante per te realizzare opere che siano veramente comprese…


Devo ammettere che in alcune mostre di arte contemporanea pur essendo un addetto ai lavori non comprendo ne il significato ne tantomeno il valore estetico. Secondo me oggi, dove si è poco abituati all’arte, l’artista dovrebbe cercare di trovare linguaggi che siano comprensibili un po’ da tutti al di là se si parla una lingua figurativa o astratta, concetti questi per altro che dovrebbero essere ormai superati. Credo che più si resti genuini nella propria ricerca più si possa arrivare a toccare la sensibilità di chi osserva il nostro lavoro.

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Secondo te quale deve essere il ruolo dell’artista rispetto alla società contemporanea?


Sin dall’antichità per civiltà come la nostra il ruolo dell’artista ha sempre avuto un ruolo importante nella società. Un interazione con gli spazi, con le architetture, con la moda, con il costume….Ecco credo che in tempi come quelli che stiamo vivendo qualcosa di simile non farebbe poi cosi male.

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Nel tuo curriculum vanti anche l’abilitazione all’insegnamento delle discipline plastiche presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Quali consigli dai ai giovani che vogliono intraprendere questo percorso?


In linea di massima ad un giovanissimo che vuole fare l’artista consiglierei comunque di formarsi in Italia, abbiamo le accademie migliori al mondo, ma poi di fare subito tante esperienze lavorative all’estero.

Alcuni tuoi lavori sono collocati in spazi pubblici come la Basilica di S. Maria in Aracoeli a Roma, il MacS di Catania, la Raccolta Civica d’Arte Contemporanea di Palazzo Simoni Fè di Bienno…cosa si prova quando tanta gente può ammirare i propri lavori?


Spesso le opere vengono spedite nei musei o nelle gallerie. Pertanto l’artista non beneficia quasi mai del contatto diretto con il pubblico, anzi al contrario, direi che la nostra è una figura piuttosto solitaria…Proprio in questi giorni è in corso una mia mostra pubblica a Roma, e sto cercando di essere li presente quotidianamente. Sperimento in tal caso un enorme piacere nel confronto con le numerose persone che vengono a visitare l’esposizione dei miei lavori, ascoltandone pareri ed impressioni.

                                                                                                                          Rosario Schibeci

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