La Comunicazione Museale Tra Vecchie E Nuove Forme Di Condivisione

La Comunicazione Museale Tra Vecchie E Nuove Forme Di Condivisione

X Rapporto #SOCIALMUSEUM Social Media e cultura fra post e tweet

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Quanto le nuove tecnologie social stanno influenzando e modificando le forme di comunicazione di attività culturali incidendo sull’organizzazione degli stessi musei? Un workshop nato a seguito della pubblicazione e presentazione del X Rapporto #SOCIALMUSEUM Social Media e cultura fra post e tweet, incentrato sul legame tra social media e mondo della cultura, cerca di rispondere a questo interrogativo; un momento di confronto in cui l’Associazione Civita apre le porte della sua sede romana per ascoltare gli attuali e potenziali fruitori di una comunità culturale i cui elementi non devono essere affidati unicamente al luogo virtuale per l’immediatezza del messaggio, ma ad uno studio strategico delle potenzialità che i nuovi mezzi offrono.

Una ricerca ampia progettata e realizzata per meglio comprendere in che modo le nuove forme di comunicazione ed il diffondersi dei social media stia modificando la natura delle istituzioni culturali trasformandole in termini di produzione, fruizione e comunicazione. Sono state intraprese indagini dirette su campioni di popolazione italiana al fine di misurare la quantità di coloro che utilizzano i social a fini culturali cogliendone le aspettative ed il grado di soddisfazione: sono 36.593.969 gli italiani che ricorrono ai social media; il 60,2 % della popolazione tra i Paesi europei, con l’Italia che si pone al quarto posto preceduta da Francia, Regno Unito e Germania. Dall’indagine risulta che la gran parte degli italiani fa uso principalmente di social multifunzionali come Facebook (circa 13,7 milioni di utenti) e YouTube (circa 12,5 milioni). Seguono Google + con 5 milioni di fruitori e Twitter con 1, 3 milioni di utenti.

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I social media che vengono utilizzati prettamente per fidelizzare il pubblico, ma ancora troppo poco per reperire nuovo pubblico. I musei hanno ancora un personale specializzato carente, per ragioni di età, che predilige una comunicazione vecchio stampo; la difficoltà è nell'individuare un pensiero che non sminuisca il messaggio culturale. Esiste inoltre un vincolo finanziario che limita i sistemi museali; è, però, possibile usufruire di risorse nazionali e comunitarie che potrebbero essere sfruttate per favorire progetti pilota di innovazione tecnologica. La gran parte dei musei italiani ha, infatti, un pubblico ristretto con una evidente strettissima connessione tra l'utilizzo della comunicazione e il numero di visite ai musei. Questo dovrebbe essere un monito per investire maggiormente sulle nuove forme di comunicazione. L'Italia paga un'arretratezza su questo settore che solo con il tempo sarà possibile recuperare. Comunicare, infatti, vuol dire creare un flusso tra museo e suoi fruitori reali.

«Bisogna camminare più velocemente del mondo che cambia. Le istituzioni culturali devono andare incontro alla gente sviluppando nuove forme di comunicazione non cadendo in una forma di svilimento» sottolinea Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Vice Presidente Associazione Civita. Pe dare avvio a tali processi è quanto più indispensabile intervenire su diversi fronti: in termini di politiche museali, con attività che promuovano sempre più lo scambio di relazioni con i fruitori al fine di attrarre nuovo pubblico favorendo la creazione di un “museo relazionale” che ne enfatizzi il carattere dinamico ed interattivo; riguardo alle professionalità addette alla comunicazione, è necessario individuare soggetti preparati sulle caratteristiche delle diverse piattaforme ed in grado di confezionare messaggi, semplici ed informali, coerenti con gli obiettivi museali; infine, si rende necessario accrescere il ruolo identitario e valoriale delle istituzioni, garanzia di qualità della cultura trasmessa, con progetti innovativi volti ad ottimizzare le funzioni delle piattaforme social. La capacità di storytelling può, infatti, fare la differenza in un mondo multimediale continuamente bombardato da contenuti social che si perdono nel traffico dell’etere.

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A tal proposito nascono progetti come #askacurator, #domenicaalmuseo, #invasionidigitali, #svegliamuseo nati per svegliare i musei italiani sfruttando il potere del web ed incoraggiare gli utenti a disseminare conoscenza tramite fenomeni virali: interazioni che stimolano il processo creativo degli utenti e fruitori dei musei e siti archeologici.

Concludendo, i social network non devono rappresentare il fine ultimo, ma il mezzo da utilizzare, con coscienza e cautela, per incrementare le possibilità ed il pubblico di un museo diffuso come l'Italia, nonché le potenzialità divulgative della comunicazione.

Ilenia Maria Melis

#SOCIALMUSEUM. Social Media e cultura, tra post e tweet

di Associazione Civita

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