Lazio Roma 0-2

Per ricordare, all'altra sponda del Tevere, che non si vive di ricordi, ma di un vivido presente.

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Lazio (4-3-3): Marchetti; Basta, Wallace, Radu, Lulic; Parolo, Biglia, Milinkovic-Savic; Felipe Anderson, Immobile, Keita. A disp.: Strakosha, Lukaku, Bastos, Patric, Hoedt, De Vrij, Murgia, Cataldi, Leitner, Luis Alberto, Lombardi, Djordjevic.

All. Simone Inzaghi

Roma: (3-4-1-2): Szczesny; Manolas, Fazio, Rüdiger; Bruno Peres, De Rossi, Strootman; Emerson Palmieri, Nainggolan, Perotti; Dzeko. A disp.: Alisson, Lobont, Seck, Juan Jesus, El Shaarawy,  Mario Rui, Vermaelen, Gerson, Iturbe, Totti.
All. Luciano Spalletti



Sarò romantica, ma oggi ha vinto il cuore.

Quella passata si è rilevata una settimana lunga e difficile per la Roma, ogni cosa ruotasse intorno al centro sportivo Fulvio Bernardini sembrava posseduta da strane coincidenze.

Il Prefetto e la Roma, la scelta, dolorosa direi, di disertare lo stadio in una partita delicatissima e sentita come il derby, le dichiarazioni forti e pungenti della tifoseria avversaria, l'infortunio di Salah, il divieto di svolgere gli allenamenti a porte aperte al Tre Fontane...E l'ansia? Quella che non ti lascia la notte prima, quella del “Ao' non me parlate perché fino a stasera mozzico” , quella del “sarà un buon lunedì o me toccherà litigà prima der caffè al bar?”

Amuleti ne avevamo?

Si, il cuore, la passione e la caparbietà che non sempre i giocatori riescono a gestire in partite come questa, gli avversari partivano favoriti, ogni riferimento sembrava una sentenza scritta, ma alla fine, grazie ad un Gran Spalletti, che ha studiato bene ogni variabile, la Roma è riuscita a ribaltare pronostici e proiezioni, tirando fuori una prestazione al di sopra di ogni aspettativa,

Il Tifo, La Curva, elemento assente ma presente, coerente e diretto, un sostegno caldo ed avvolgente che non manca mai di farsi sentire, lontano dagli spalti ma unito nel seguire e condividere, una risorsa, un compagno, lo spirito della Roma stessa.

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Vince, a sorpresa, la palma del reparto più preparato, la difesa, ben amalgamata e costruita, si plasma più volte durante tutto il match, partendo da un modulo a quattro per trasformarsi poi a tre ed infine a cinque, un ragionamento sviluppato con molta cura ed intelligenza dove spiccano tutti i giocatori, difficile trovare una brutta prestazione in questa partita, lo stesso Peres, (eh, già non l'avrei mai detto, vero?) avanzato da Spalletti, trova il suo spazio e la sua dimensione, sulla fascia insieme ad Emerson quasi diventando, in alcuni momenti, la figura speculare di Perotti, audace? Forse, ma tanto da mettere scompiglio nei ragionamenti tattici avversari. Un Dzeko prima punta, che però stavolta non spicca, la spalla Salah manca e la difesa biancoceleste può concentrarsi su di lui, il primo tempo lo passa sottotono, nel secondo prova a dare animo prima di testa e poi al 72' con un sinistro al volo parato senza problemi da Marchetti, buono il lavoro di supporto e di recupero in aiuto alla squadra, caratteristica principale in questo giocatore, ma in realtà sono misere le occasioni gol della Roma, certo è che, quelle necessarie, sono state precise ed efficaci... due, tre per prendere la mira e giusto due per ricordare all'altra sponda del Tevere che non si vive di ricordi, ma di un vivido presente!

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Il primo tempo viene gestito quasi esclusivamente dalla Lazio, Inzaghi non rischia De Vrij e schiera Milinkovic- Savic a centrocampo con Biglia e Parolo a supporto, mentre la difesa a quattro, mostra in realtà un'ottima lettura, le incursioni giallorosse faticano infatti ad essere messe in atto, la squadra di Inzaghi resta corta, smorzando ogni accesso in area. All'8' è Lulic ad aprire le danze verso la porta giallorossa, Szczesny para senza problemi, mentre Rudiger copre sulla fascia la cavalcata di Keita e Lulic gioca con lo zigomo di Peres.

La Roma resta ferma sui suoi passi, limitandosi ad ascoltare i rintocchi avversari, Immobile manda alta una palla ben gestita da Parolo, ed al 14' è Keita ad essere chiuso da Nainggolan,un minuto dopo ancora Immobile in percussione, ma viene fermato da De Rossi; una grandissima prova di maturità per lui, si sacrifica per la causa concedendosi fino davanti alla porta in più di un'occasione, si sacrifica (a faticaaa), cercando di resistere alla voglia di prendere a schiaffi qualcuno (bella lotta tra lui, Strootman, e Rudiger...), copre, recupera, ci mette l'anima, anche se Banti punisce... Capitano fino alla fine, Capitano nel controllare la rabbia e l'emozione, mare in tempesta ma mente serena.

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Una partita strana davvero, dove nessuna delle due squadre sembra veramente calcare la mano, un annusarsi reciproco, un piccolo morso, un guaito, ma in realtà nessuno che prenda una vera iniziativa, la tensione resta alta e, nonostante si tratti di una partita di campionato, il derby pesa su tutti, pesa la tensione, pesano le aspettative verso i tifosi, insomma il primo tempo scorre su note poco incisive, dove anche un tenace Felipe Anderson deve cedere ad un impeccabile Emerson Palmieri che non sbaglia quasi nulla, e tiene testa ad una squadra che, ad onor del vero, sta facendo molto bene in campionato, un buon gioco ed una buona tenuta, forse, stasera , ha funzionato meglio quella di Palmieri, e, fa male...tanto... a loro.

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Al 29' sembra muoversi qualcosa, un fallo di Biglia su Bruno Peres in volata, induce l'arbitro a concedere il rigore per la Roma, salvo poi ritornare sui suoi passi dopo la segnalazione del guardalinee, resta l'ammonizione per il laziale ed una punizione concessa al limite dell'area, esito scarno e poco convinto, che poi da una parte un rigore concesso avrebbe aperto diversi scenari, il più plausibile, un rilassamento della Roma, qualora l'avesse realizzato, che ne avrebbe viziato il rendimento di gioco, dall'altra, l'ennesimo rigore della stagione, stavolta contro i laziali, avrebbe creato una strana euforia in tutta la sponda giallorossa, tranne nel Mister, che, per tutti i 90 minuti, più recupero, ha sottratto la vena pulsante dal collo di De Rossi per pomparsi più sangue e farsi sentire direttamente sui timpani del tifoso seduto sull'ultimo anello dell'Olimpico.

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Squadre negli spogliatoi e una fervida voglia di ricominciare.

Quindici minuti per studiare l'impresa, ed ecco che da 4-1-4-1 , Spalletti torna ad un più coerente e sicuro 4-2-3-1, lasciando parecchia mobilità sulle fasce ma, coprendo le ripartenze centrali dell'attacco avversario.

I primi minuti non lasciano intravedere possibilità di svolta, la pressione è alta e grande il lavoro degli uomini di Spalletti. Significativa la dichiarazione di Lulic a fine partita, perché in effetti Rudiger comincia a prendere le sembianze dell'uomo nero vero e proprio, e quando si mette in mezzo di paura ne fa tanta, allo stesso Lulic ma anche e spesso a Keita, “l'amico ritrovato”, quello che ti viene incontro quando hai un problema, quello che a braccetto con Manolas, prende a spallate i bulletti del quartiere e se questi sono piccoli e fastidiosi e non troppo “Immobili” tanto meglio, nell'allegra compagnia si infila anche quel “pennellone” di Fazio che, al primo derby, non si fa sorprendere dall'impeto del momento, contiene, pulisce, visto mai che si prendano tutti i meriti un tedesco ed un greco, nel dubbio, c'è. Al 53' è Dzeko a cercare la porta, ma in questo frangente è bravo anche Marchetti a non farsi intimidire.

Dopo qualche prova tecnica, la Roma alza il baricentro ed è Nainggolan ad offrire un'ottima palla a Dzeko, Marchetti respinge e la Lazio passa in contropiede, Felipe Anderson per Immobile ma bravo Manolas a chiudere. La Roma riparte e si ripresenta in area avversaria, Wallace gestisce palla e cerca di uscire dall'area piccola, Strootman si porta in avanti gli ruba il tempo e la sfera, con forza ed impeto scarica il destro direttamente in porta alle spalle di Marchetti, il cuore scoppia nel petto dell'olandese, un grido una liberazione, uno 0-1 e diretto sotto il settore giallorosso, la voglia di sentirsi di nuovo se stesso, parte di un progetto, Strootman risorge e ricomincia a macinare palle e chilometri lì, su quel campo dove sembra essere tornato se stesso, solo una settimana fa ancora ombre e paure, divorate al 64' di una domenica pomeriggio, di un dicembre qualunque. Certo, il ghigno, la rabbia repressa, la voglia di mordere un laziale...però dai Kevin quella bottiglietta potevi pure tenertela per te, alla fine sei proprio un gran rompiscatole, poi ti offendi se uno reagisce...già stanno sotto di 1-0, pure tu...

Cataldi risponde dalla panchina all'”innocua” provocazione di Strootman , con un gesto un po' meno innocuo rimediando un rosso diretto e dritto negli spogliatoi! Intanto in campo si accende un parapiglia che rischia di degenerare in una rissa più o meno seria.

Al 72'ancora Dzeko di sinistro, ma il tiro non è efficace e la Lazio trova lo spunto per ripartire, azione di Keita cross per Milincovic-Savic ma il tiro è fuori dallo specchio della porta. 77' sul cronometro e la Roma si accentra in velocità, passaggio di De Rossi per Nainggolan che porta palla liberandosi di alcuni giocatori tiro dalla distanza e lo 0-2 alla sinistra di Marchetti, che corona una giornata dai toni colorati di giallo e rosso.

Pochi altri sussulti, se non una splendida prodezza di Nainggolan che si libera di tre giocatori per ripartire sulla fascia.

Il Ninja cerca e trova il riscatto, il nuovo ruolo impostogli da Spalletti gli sta stretto e fatica nel trovare l'assetto, ma cerca di ritrovare la grinta e la creatività di un tempo, segna, si carica, riparte e fa i numeri, torna, torna dove va!!!

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In ultimo, ma solo perché a lui sono riservati i ricami, un elogio a Perotti, preciso e perfetto, lavora nel suo ruolo risultando sempre una garanzia. Una sicurezza per Mister e compagni.

La partita finisce in ovazione per la squadra di Spalletti, vittoria corale, sofferta ma gestita con la testa fino alla fine. Luciano Spalletti ci mette del suo creando uno spirito di squadra ed un embrione di mentalità vincente, oggi ha centrato il bersaglio, la strada è lunga ma le scelte tattiche hanno dimostrato una buona duttilità di risorse e giocatori. Nessun alibi è andato a pesare sulla prestazione, le assenze pesanti di Salah, Florenzi e Paredes, hanno solo sottolineato quanta qualità si possa ricavare dai singoli, seppur non i soliti noti.

Bella Prova. Grande Roma.


Laura Tarani

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