Claudia Campagnola

Claudia Campagnola

Il teatro è una missione, deve accendere emozioni: come un momento di vita eterno

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Unfolding Roma incontra Claudia Campagnola. Attrice e ballerina, Claudia ha alle spalle una grande carriera nel mondo del teatro, vantando premi prestigiosi  tra gli altri, come Miglior "Monologo Femminile”  e "Premio Speciale del pubblico". Artista eclettica, ha lavorato anche nel cinema e in televisione, dimostrando di saper arrivare al pubblico anche utilizzando registri e ruoli diversi. Attualmente è in scena al Teatro Golden (fino al 19 marzo) con "Prima di rifare l'amore"  con Marco Falaguasta e Marco Fiorini per la regia di Tiziana Foschi.
Claudia, come è entrata nel mondo del teatro?
Ci sono arrivata quasi per gioco. Durante l'adolescenza, dopo un fidanzato geloso che mi fece arrabbiare, capii che avrei dovuto concentrarmi su altro. Avevo abbandonato la danza e un'amica mi consigliò di iscrivermi ad un corso di teatro, per continuare a fare qualcosa di artistico. Da lì non ho più smesso, mi hai cambiato la vita.
Cos'è il teatro per lei?
Il teatro è una scelta di vita, direi una missione. Continuo a dare a questo mondo un senso sociale molto importante, un racconto per gli altri. Noi attori siamo un mezzo di comunicazione con l'obiettivo ultimo del racconto, per poter accendere nello spettatore un'idea o un'emozione.
Quali sono state le persone decisive per la sua carriera?
Di incontri ne ho fatti tanti e di persone da ringraziare ne ho davvero molte. Una persona a cui devo dire grazie è Toni Fornari: ha scritto testi e  monologhi bellissimi permettendomi di fare un salto di qualità, è un punto di riferimento: di conseguenza ovviamente anche Gigi Proietti. Dal punto di vista di insegnamenti ho avuto grandi maestri come Giancarlo Sepe e Massimo Venturiello, loro mi hanno indicato la strada giusta. Cito anche la regista di tutti i mie monologhi, Norma Martelli, lei  mi ha insegnato disciplina ed eleganza. Infine, l'incontro fortuito con Francesco Zarzana, che io amo definire una persona magica, abbiamo ottenuto tanti bei successi insieme.
Il suo ricordo nel lavorare con Pupi Avati?

Conservo un ricordo molto tenero, erano le mie prime esperienze. E' stato molto emozionante, venendo dal mondo del teatro avevo un modo di recitare enfatico, e visto la mia giovane età, ero anche un pizzico intimidita. Ricordo che mi sgridò, voleva che recitassi abbassando il tono della voce, come d'altronde facevano tutti gli altri attori. Con me fu molto carino, sul set si scherzava per via della mia statura: nel recitare una scena mi diedero uno sgabello da mettere sotto i piedi!

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Com'è il salto tra il teatro, cinema e televisione?

Sono mondi diversi a livello interpretativo. Nel teatro devi rappresentare, raccontare in una maniera sottolineata da far sentire la tua voce anche alle persone sedute in ultima fila. Nel cinema e in televisione, bisogna togliere tutto quello che si metterebbe nel teatro, si comunica attraverso gli occhi e il sorriso deve essere più leggero. Lo sguardo è la cosa più importante per  bucare lo schermo, far uscire la verità senza forzare troppo l'espressione.

Come si mantiene la stessa carica nel replicare sera dopo sera?


Ogni sera è sempre diversa, ed ogni replica è un nuovo incontro con un pubblico che cambia rispetto alla volta prima. Può capitare di ricevere un applauso dopo una battuta, e la sera dopo, può non succedere. Da professionista posso dire che nell'arco di un anno, dopo 100 repliche può capitare magari che ad una ci si arrivi stanco oppure si abbia dei pensieri extra, anche se quelli devono sempre rimanere fuori dal palco. Ogni volta è come se fosse una nuova prova. C'è sempre un elemento che differenzierà la serata, anche gli imprevisti sono sempre belli e fanno parte di questo mondo. Come mi disse una volta Gigi Proietti, "a teatro l'errore non esiste": Io prima per un errore potevo rovinarmi la serata, adesso invece, grazie a lui, ho capito che l'errore dà il pepe alla scena. Il teatro è quel momento dove accade tutto, come se fosse un attimo di vita eterno.


Vicitrice del premio “Miglior Monologo Femminile”  nel 2012. Un segreto per un grande monologo?


Il monologo è un'esperienza che ogni attore dovrebbe provare almeno una volta. E' un lavoro senza protezioni, sei da solo con tante reponsabilità, oneri ed onori. I risultati che ne susseguono sono completamente tuoi e allo stesso tempo c'è molta fatica anche a livello fisico: bisogna imparare a gestire il respiero e l'emotività che va controllata per tutto il tempo, senza poter avere delle pause classiche di scena. 

E' presidente della associazione culturale Rondini. Di cosa si occupa?

L'associazione Rondini mi permette di agire sul mercato come produzione sostegno e organizzazione di spettacoli nell'ambito teatrale. I miei monologhi sono stati prodotti grazie a questa associazione collegata alla Peter Pan Onlus  che si occupa dei bambini malati di cancro fuori sede .

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Parliamo di attualità. Domenica 26 febbraio è andata in scena la Notte degli Oscar. Si è parlato tanto dell'incredibile errore nell'assegnazione del premio come miglior film. Che idea si è fatta a riguardo?


Sembrava una scena surreale. Mi ha colpito molto Il produttore di La La Land, Jordan Horowitz , che con grande eleganza ha ceduto il premio a Moonlight aggiungendo di essere contento per loro: davvero un bel gesto. Deve aver fatto un grande lavoro su di sè, era una situazione difficile da gestire. Personalmente trovo il film bellissimo e io nella vita sono una fatalista: la vita restituisce sempre qualcosa dopo un'ingiustizia.

Su Rai 1 sono tornate le avventure del Commissario Montalbano. Un successo che va avanti da ben 11 stagione, come si mantengono ascolti record dopo così tanti anni? 

Credo che il successo parta dalla base, ovvero dalla bellissima scrittura di Andrea Camilleri. Poi il cast è scelto bene, c'è un grande lavoro di selezione in cui si va a scegliere attori meno famosi ma che meritano tanto. Indubbiamente la bella Sicilia come sfondo, che io adoro, è un tocco più a livello visivo. Lo spettatore si incuriosisce ad ogni puntata, c'è sempre qualcosa da scoprire. Un lavoro di squadra fatto alla perfezione in ogni ambito, e quando viene fatto bene porta a questi risultati.


Il CdA RAI ha tagliato i costi. Da aprile il tetto di stipendio di 240 mila euro verrà applicato anche ai contratti di artisti e presentatori. Cosa sta succedendo?

Siamo in un momento nel quale anche il teatro dovrebbe organizzare e capire veramente le esigenze di tutti controllando sprechi ed eccessi: il mondo del teatro sta già subendo tagli, con strutture che chiudono. Indubbiamente ci sarebbe bisogno di un controllo generale, il teatro è un bene collettivo come tante altre discipline. 

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Progetti futuri?

Per il mio futuro ci sono tantissimi progetti teatralmente parlando,e  dal punto di vista cinematografico stiamo valutando. Probabilmente metterò in scena un pezzo di una giornalista inviata di guerra,  Barbara Schiavulli . A maggio sarò ancora al Teatro Golden con uno spettacolo insieme a Marco Morandi scritto da Toni Fornari. Spazierò dal teatro civile e da quello musicale. Il mio obiettivo è quello di di sperimentare e di sperimentarmi, rendermi il più possibile eclettica imparando ogni volta nuove cose. 

Fabio Pochesci

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