Gianni Alvino

Quello della nazioanle attori è un progetto che mi sta molto a cuore fin da piccolo mi hanno colpito molto le iniziative sociali che ritengo veramente molto importanti”

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Abbiamo il piacere di avere con noi l’attore Gianni Alvino con cui proveremo ad analizzare alcune delle tematiche più interessanti di questo ambito artistico, strizzando però l’occhio ad altre tematiche che riguardano in generale aspetti importanti della società e della cultura.

Come nasce la sua passione per la recitazione ed il mondo teatrale?

“Nasce all’età di 18 anni, avevo già questa passione quando ero piccolo ma con il tempo si è radicata in me e dopo aver finito le scuole superiori ho sentito il bisogno di cercare un modo efficace per comunicare agli altri quello che avevo dentro perché nella vita, fino ad allora, non ci riuscivo bene, per questo motivo ho deciso di provare a cimentarmi con il teatro. Il mio percorso inizia frequentando la scuola di teatro “Teatro Azione”, ho terminato gli studi e mi sono diplomato in tre anni, nel frattempo mi sono iscritto all’Università La Sapienza al corso “Arti e scienze dello spettacolo”. La mia passione nasce principalmente da un desiderio interno, di conoscermi meglio e di utilizzare varie personalità affinché potessi conoscere anche me stesso in modo più approfondito”.

Un lavoro come il suo permette senz’altro di avere tante forme espressive con caratteristiche sia lontane che vicine a quella che è la sua Persona: Quanto c’è di Gianni Alvino nei ruoli e nei personaggi che interpreta a livello lavorativo?

“Generalmente c’è sempre molto della sfera personale di ogni attore nei personaggi che interpreta: per quanto mi riguarda cerco di partire da una base che è la mia ma poi mi pongo l’obiettivo di allontanarmi man mano ed avvicinarmi al carattere ed alla postura o ai gesti di quel particolare personaggio. Amo molto di più lavorare anche a livello fisico su un personaggio e prediligo interpretare i personaggi che si allontanano dalle mie caratteristiche sia fisiche che personali”. Ad esempio ora sto preparando uno spettacolo dove interpreterò un uomo con accento dell’est, con disabilità fisiche e quindi con una postura molto particolare: questo mi sta entusiasmando molto. Queste sono le ragioni per cui amo interpretare i personaggi che si allontanano da quello che sono io”.

Indipendentemente dal significato che hanno, esistono parole che, quando recita, le danno un piacere?

Come accennavo prima mi piace molto sottolineare le caratteristiche fisiche ed anche psicologiche dei personaggi che interpreto. Mi piace mettere un pizzico di follia nelle reazioni, nel caso in cui la situazione ed il contesto lo permettano, mi piace cercare il modo più opportuno per sottolineare gli aspetti un po’ più borderline, sempre mantenendo comunque viva la credibilità del personaggio come obiettivo principale”.

Per chi fa questo lavoro uno degli obiettivi principali è quello di riuscire a suscitare un’emozione in chi sta guardando: dal suo punto di vista quando un attore riesce a raggiungere questo scopo e può dire di aver fatto un buon lavoro?

“Credo che per poter fare un buon lavoro un attore debba amare alla follia il testo ed il personaggio che sta interpretando: così facendo l’attore stesso inizia ad emozionarsi in prima persona e può così comunicare a chi guarda quello che dovrebbe comunicare grazie al personaggio”. Secondo me si fa un buon lavoro quando non si lascia nulla al caso e tutto viene studiato perfettamente partendo dal background di ogni personaggio, dalla sua gestualità, le sue reazioni in un determinato momento: sono proprio tutti questi dettagli che, a parer mio, fanno sì che si possa dire di aver fatto complessivamente un buon lavoro”. Per riuscirci bisogna indubbiamente credere molto in quello che si sta facendo e riuscire ad abbandonarti senza avere inibizioni e freni, raccogliendo tutto quello che viene, ovviamente sempre rimanendo nell’ambito della legittimità”.

Quali sono i tuoi modelli artistici o i personaggi a cui ti ispiri?

Non ho un modello in particolare, ma traggo ispirazione da tanti grandi attori, principalmente stranieri: tra questi ci sono sicuramente Sean Penn e Denzel Washington. Quando devo interpretare personaggi con una spiccata caratterizzazione sulla follia di sottofondo, osservo molto il modo di recitare di Anthony Hopkins. Ci sono tanti grandi attori da cui trarre ispirazione come Al Pacino e Robert De Niro e penso che in generale sia molto bello cercare di trarre ispirazione un po’ da tutti perché qualunque attore possa avere qualcosa di interessante da osservare, quindi cerco di fruire più spettacoli possibili, indipendentemente dal genere”.

Nel tuo modo di recitare il gesto può avere più importanza di una parola?

“Dipende molto dal copione e dalle situazioni specifiche”. Ci sono copioni dove il gesto è molto importante ed altri dove ha più importanza la parola che sovrasta il gesto fisico a livello di impatto. “Personalmente preferisco le situazioni con una forte caratterizzazione gestuale rispetto alla parola perché amo le azioni fisiche in scena. “Ad esempio uno degli ultimi spettacoli che ho portato in scena, mi ha entusiasmato davvero alla follia perché oltre ad avere nelle parti molto corpose al livello di testo, aveva anche dei lunghi monologhi con delle azioni fisiche molto difficili da mettere in scena come dover salire una scala all’indietro senza vedere i gradini, mentre stavo recitando con lo sguardo rivolto al pubblico”. In generale m’interessano molto di più i movimenti fisici veri e propri rispetto alle situazioni dove ha predominanza quasi esclusivamente il testo del copione.

Luna di miele finita tra i romani e la sindaca: quasi il 70 per cento dei cittadini dell’urbe boccia il suo operato: anche il 40% dei grillini la molla e si allunga la lista degli elettori pentiti: da Cesare Romiti a Fiorella Mannoia... Lei come vive questo momento della città?

“In generale sono molto dispiaciuto per la situazione attuale perché credo che la cultura e l’arte in genere siano molto fermi anche per alcune dinamiche politiche che danneggiano tutti. Finché non si darà stabilità al governo di questo paese probabilmente si continueranno a fare tagli soprattutto nell’ambito della cultura e dell’istruzione, Solo chi non fruisce della cultura può pensare che questa non sia importante ma purtroppo credo che la maggioranza degli italiani sia in linea con questo pensiero e quindi la situazione difficilmente cambierà. Se nessuno capirà che la cultura riveste un’importanza fondamentale e soprattutto che andrebbe tutelata in ogni modo possibile, si continuerà sempre con questo circolo vizioso che porterà a considerare il teatro, il cinema, la letteratura ed altre forme artistiche come qualcosa di superfluo, inevitabilmente si rimarrà sempre indietro sotto questo punto di vista”.

Finalmente una buona notizia: i parcheggiatori abusivi potranno essere puniti con l’arresto fino a tre anni: questa è la novità prevista da un emendamento proposto dai comuni al decreto sulla sicurezza urbana. La sanzione oggi prevista è una multa fino a 3 mila euro (che nessuno paga) e che non serve a nulla. A Napoli sono più di 1400. Come giudichi questa novità da cittadino romano e da operatore del mondo dell’intrattenimento?

Sicuramente sistemando alcune cose la situazione complessiva può migliorare. “Sono contentissimo per questa notizia e spero che finalmente venga punito tutto ciò che è abusivo, perché l’abusivismo che ha causato molti dei problemi attuali in questo paese e non solo a Roma”. Spero che lo facciano e che ci siano le risorse necessarie per garantire questi controlli. Se la situazione si normalizzerà probabilmente sarà un fattore positivo per spingere la gente a venire a partecipare agli spettacoli.

Gabriele Lavia: «Gli attori delle fiction sono cani. per non parlare delle attrici»Il regista: “sul palco tutto è fatto di parole, tutto accade attraverso le parole”. sulla tv: “la guardo molto distrattamente. già solo le inquadrature delle fiction mi annoiano, mi ripugnano. in teatro è più facile incontrare attori cani, in tv sono le attrici a essere le più inqualificabili”.

“Condivido molto queste parole. Personalmente sono uno di quegli attori che non ce la fa a guardare fiction e tanti prodotti che vengono mandati in tv, perché vedo troppa finzione, perché se preferiscono prodotti palesemente commerciali in cui nulla e curato alla perfezione. Semplicemente in molti casi non credo in quello che vedo è noto tante scelte sbagliate, dalla recitazione alla scelta degli attori passando per persone che magari hanno fatto reality e senza alcuna preparazione provano a ricoprire ruoli in una fiction. Per questi motivi penso che non ci sia credibilità in molti prodotti televisivi. Sinceramente mi fa ridere vedere che in Italia si continuano a sperperare soldi per certi prodotti che non hanno nulla di interessante da offrire a chi guarda e non hanno né una valenza culturale né tantomeno morale”.

Come vive un attore del teatro come lei, la disparità di trattamento con i colleghi che operano nel mondo televisivo?

“Questo discorso mi sta molto a cuore perché come attore mi sono per il momento tenuto alla larga dai prodotti televisivi ma credo che prima o poi dovrò cedere, perché mi rendo perfettamente conto che per essere riconosciuto come attore in Italia si deve quasi per forza passare dalla tv”, perché se fai teatro delle 10-15 anni ti conosce un pubblico troppo ristretto mentre purtroppo la visibilità e la riconoscibilità in giro sono elementi che a un certo punto diventano importanti. Perché purtroppo in particolare nel nostro Paese vieni riconosciuto come attore solo se passi attraverso la tv”. È un discorso che mi fa male perchè amo fare teatro e continuerò a farlo sempre ma è un mondo che non ti permette di vivere bene per il tipo di compensi che offre. “Se fai anche soltanto una puntata come protagonista di una fiction di successo può essere “Don Matteo”, “Il segreto” o “Il bello delle donne” allora vieni riconosciuto come attore in Italia perché ti vendono milioni di persone in una sera. Questo è un meccanismo perverso che sembra irreversibile ed è una cosa abbastanza vergognosa”.

“Sono comunque sempre più convinto che un attore debba partire dal teatro perché ti forma a livello completo in tutti gli aspetti recitativi, ti dà le basi necessarie per poterti poi adattare a contesti diversi. Questo ti permette di approcciare a mondi diversi avendo una base piuttosto solida da poter spendere anche in altre realtà come la tv, cinema e altro”.

Sei impegnato attivamente con la nazionale attori che propone iniziative che hanno rilevanza sociale: come vivi questo impegno e la possibilità di mettere a disposizione la tua immagine per questo tipo di cause?

“È un progetto che mi sta molto a cuore: mi sono unito ai ragazzi da novembre. Mi piace molto l’idea di poter offrire la nostra immagine e sapere che si può riempire uno stadio perché 11 attori, peraltro non calcisticamente abilissimi, stanno scendendo in campo e poter donare quei soldi per iniziative importanti, è una cosa che mi entusiasma moltissimo. Infatti spero di essere presente quanto prima a qualche partita ufficiale”. In generale mi stanno molto a cuore le cause sociali perché ho anch’io uno zio disabile in famiglia e quindi fin da piccolo mi hanno colpito molto queste iniziative sociali che ritengo veramente molto importanti”.

Quali sono i suoi progetti per il futuro e a quali le piacerebbe lavorare nei prossimi anni?

Come accennavo prima sicuramente continuerò a fare teatro perché in questa realtà sto bene e mi appaga molto. Sto preparando un nuovo spettacolo per fine aprile, dove andrà in scena per tre giorni. Per il resto ho alcuni progetti cinematografici per la prossima estate e probabilmente in autunno potremmo ritornare negli Stati Uniti, dove sono già stato anche in passato per qualche spettacolo ma è tutto in fase di definizione. Sicuramente ogni sogno di affermarmi anche in realtà diversa dall’Italia perché credo che l’esperienza all’estero siano le più formative dal momento che recitare in una lingua che non è la tua è sicuramente molto impegnativo ma gratificante. Per il resto spero di poter girare quanto prima un film d’autore e a questo proposito credo che ci siano tanti giovani cineasti che hanno idee interessanti da sviluppare ma non hanno la possibilità di poter girare. Spero che prima o poi capiti in progetto giusto da poter realizzare e che possa essere apprezzato dal pubblico”.

Ringraziamo moltissimo Gianni Alvino per aver condiviso con noi una parte importante del suo passato ma anche le speranze e progetti per il futuro non soltanto in ambito strettamente professionale. Auguriamo davvero con in cuore di poter realizzare i suoi desideri professionali e condividiamo soprattutto la speranza per poter trovare una strada utile che possa proteggere in modo efficace arte, cultura e solidarietà che sono pilastri che dovrebbero essere fondativi di qualunque realtà sociale ed invece troppo spesso vengono considerati “riempitivi occasionali di cui poter fare tranquillamente a meno senza troppi pensieri”.

Federico Ceste

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