Gabriella Lucia Grasso

Gabriella Lucia Grasso

Vussia Cuscenza è un disco in cui ritrovo l’incoraggiamento e la forza nel voler cambiare le cose che non ci piacciono

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Vussia Cuscenza è l’album della cantante catanese Gabriella Lucia Grasso, uscito lo scorso 3 marzo per la Narciso Records/Believe, e che la stessa artista avrà modo di proporre anche tramite l'attuale partecipazione al tour di Carmen Consoli “Eco di Sirene”. Un lavoro, che arriva a distanza di sette anni dal precedente disco Cadò, all’interno del quale l’interprete propone musicalità e richiami della sua Sicilia intrecciati con la passione per il tango e l’Argentina. Si tratta dunque di un mix tra le tradizioni della sua terra, le sonorità sudamericane e persino la musicalità del dialetto siculo “lingua dai mille colori e dalle svariate sfaccettature”, come l’ha definita la stessa cantante nel corso di un’intervista per Unfolding Roma.

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Partiamo da Vussia Cuscenza, dai temi che tratta e dal tipo di lavoro che ha fatto. Me ne parli liberamente.


Vussia Cuscenza è un album intriso di amore, basato sul concetto di evoluzione e di trasformazione di fatti ed eventi che hanno segnato gli ultimi anni della mia vita. E’ un disco in cui ritrovo l’incoraggiamento e la forza nel voler cambiare le cose che non ci piacciono, in una prospettiva di miglioramento e dell’auto percepirsi. E’ stato lavorato in grande armonia e condivisione e il risultato rispecchia completamento tutto il mio sentire.

Vussia Cuscenza arriva dopo 7 anni dal precedente album Cadò. Cos’è cambiato in tutto questo tempo: lei, la sua musica o i suoi pensieri?

Il cambiamento è globale inevitabilmente. In sette anni sono cambiate tante di quelle cose che non basterebbe un romanzo per raccontarle. Vussia cuscenza è solo un  breve riassunto. Sono cambiata io e di conseguenza è cambiato il modo in cui esplicito e sento tutto ciò che mi appartiene. Tutto è in continua trasformazione ed anche l’aspetto creativo ne ha tratto vantaggio.

Nel disco sono contenuti ritmi, musicalità e sentori sia della sua Sicilia che dell’Argentina. Come mai? E cosa si sente di dire in merito? Da dove nasce la sua passione per l’Argentina, il tango e le musicalità sudamericane?

La Sicilia e l’Argentina da sempre, hanno un legame storico – musicale. Con Denis Marino produttore ed arrangiatore insieme a me dell’album abbiamo iniziato ad incuriosirci delle similitudini armoniche e melodiche che il tango argentino e la tradizione siciliana avevano in comune, intraprendendo così un percorso di ricerca che ci ha portato prima a Cadò e adesso a Vussia Cuscenza.

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C’è un artista con cui sogna di lavorare?

Ani Di Franco e Tina Turner sarebbero due bei sogni realizzati…chissà mai dire mai come si dice! 

Adesso sta partecipando al tour “Eco di Sirene” di Carmen Consoli. Cosa ha imparato da lei e se può racconti un aneddoto o un ricordo che la lega alla cantante.

Carmen Consoli è un’artista di grande talento e con una grande capacità di condivisione ed aggregazione, lo scambio intellettivo ed artistico mi ha arricchito sia umanamente che musicalmente. Eravamo nella fase della scelta dei brani da inserire nell’album e mi ricordo che una mattina molto presto, anzi prestissimo, mi chiamò proponendomi di cambiare il tempo da 4/4 a 3/4 di un brano e fidandomi completamente del suo intuito e della sua esperienza ho accettato immediatamente. Il brano ha subito conquistato un sapore diverso avvicinandosi sempre di più al concetto di tradizione contaminata diventando uno delle mie canzoni preferite.  

Che progetti ha per il futuro? Lei è anche voce e chitarra delle Malmaritate (un gruppo tutto al femminile voluto da Carmen Consoli). Me ne parli, raccontandomi anche l’esperienza e mi dica se il gruppo ha altri progetti in cantiere.

Desideri e progetti per il futuro non ne mancano di certo. Adesso mi concentrerò sulla promozione e sull’ opening act del tour Eco di Sirene di Carmen Consoli. Nel frattempo continuerò a scrivere e a comporre e mi dedicherò alla preparazione ed allo studio del mio tour prossimo e poi…tantissime sorprese!

Le Malmaritate? Un’esperienza meravigliosa, di importante condivisione e di scambio umano ed artistico. Stiamo già buttando giù un po’ di idee interessanti per il prossimo lavoro. Il gruppo di lavoro mi ha dato la possibilità di crescere, di esprimere in pieno il mio sentire traducendolo in musica.

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Spostandoci su temi di attualità. Nel disco è presente il tema della donna, e dell’identità femminile: qual è il suo pensiero in merito, soprattutto alla luce dei sempre più crescenti maltrattamenti nei confronti del genere femminile?

La donna è contenimento, è sostegno è interazione è sensibilità e tenerezza. La violenza è una questione che non si può più tollerare: la mancanza di rispetto viola la dignità della donna. E’ arrivato il momento di interrompere questo scempio e se chi commette questi atti terribili continua a non essere punito come merita, perderemo il controllo completamente. Bisogna agire adesso, basta parlare, ci vogliono fatti concreti. 

Cosa le piace e cosa no di Catania?

Amo la mia città in tutti i suoi aspetti! Il vulcano, il mare, il clima, il cibo mi donano l’energia per sopportare le cose che non funzionano come la sanità carente o i posteggiatori abusivi ma anche di apprezzare e ringraziare tutto quello che questa incredibile terra mi ha trasferito.

A Catania, in Sicilia e in generale pensa che i cantanti e i musicisti vengano aiutati e abbiano lo spazio giusto per potersi esprimere oppure si fa fatica a emergere? Visto che oggi i talent, Sanremo, i social come Facebook o Youtube hanno preso il sopravvento.

Possiamo dire che in questo momento storico l’arte e la cultura non è proprio al primo posto, dunque della difficoltà di espressione se ne può parlare su grande scala. E’ diventato tutto veloce, troppo veloce, la frenesia della novità e del cambiamento repentino, non ci permette di gustare più con attenzione ciò che ascoltiamo. I canali di consumo si sono diversificati rispetto a 15 anni fa, contribuendo largamente alla perdita dell’attenzione.  Mi ricordo quando ero piccola ascoltavo il mio disco in vinile fino a consumarlo nel vero senso della parola. Oggi non è più così, è un dato di fatto e dobbiamo inevitabilmente prenderne atto e condividere.

Ritornando al suo lavoro, nell'album ci sono molte canzoni in siciliano. E’ un modo per dare spazio alle sue origini e alle tradizioni? Potrebbe essere un limite per chi magari non capisce le parole? 

Cantare in dialetto non esprime solo il forte legame con la mia terra, ma essendo la mia seconda lingua esprime propriamente il mio sentire più intimo. Il siciliano è un po’ come la lingua inglese, estremamente musicale e paradossalmente anche di carattere internazionale. Mentre si ascolta il disco ad occhi chiusi, è probabile sentire anche gli odori e vedere i colori che descrivono questa meravigliosa terra, certo sono un po’ di parte ma è possibile non innamorarsi della trinacria?

La Sicilia è la mia terra, le mie radici, il mio odore, e il mio senso di appartenenza è la sua lingua dai mille colori e dalle svariate sfaccettature che mi ha permesso di portare in musica il mio sentire.

Grazie a Gabriella Lucia Grasso per l'intervista

Foto: Credit Mic Mac

Sabrina Redi 

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