Lutto Nel Mondo Del Cinema

Lutto Nel Mondo Del Cinema

Ieri, 22 marzo, è morto a Miami in Florida, Tomás Quintín Rodríguez Milián meglio conosciuto da tutti come Tomas Milian.

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Ieri, 22 marzo, è morto a Miami in Florida, Tomás Quintín Rodríguez Milián meglio conosciuto da tutti come Tomas Milian.

L’attore, nato a L’Avana nel 1933, si è spento all’età di 84 anni dopo una vita vissuta per il cinema ed il teatro.

Tomas Milian nacque a Cuba e visse i regimi di Machado e Batista, una vita difficile e travagliata che precipitò definitivamente, appena dodicenne, vide il padre togliersi la vita davanti ai suoi occhi. Così, nel 1957 si trasferì negli Stati Uniti, in Florida, a Miami ed ottenne la cittadinanza americana, iniziò quindi a studiare recitazione e prese anche lezioni di arte e pittura.

Dopo qualche ruolo recitato a Broadway, nel 1959 l’attore cubano approdò in Italia recitando ruoli impegnati per registi del calibro di Lattuada, Visconti e Pasolini. Ma ben presto, insoddisfatto dai guadagni e deluso dai doppiatori che gli prestavano la voce, decise di intraprendere una carriera legata al cinema popolare. Tra il 1966 e i primi anni settanta fu protagonista di moltissimi spaghetti western, diretto da maestri del genere come Serio Sollima e Luigi Fulci.

Ma il grande successo arrivò negli anni settanta quando interpretò i due personaggi che lo resero immortale agli occhi degli italiani. Con la voce indimenticabile di Ferruccio Amendola, Tomas Milian impersonò il commissario Nico Giraldi in 11 film prodotti dal 1976 al 1984 ed il personaggio di una serie di film polizieschi diretti da Umberto Lenzi ovvero il mitico Er Monnezza.

Dopo un breve intermezzo dedicato alla commedia erotica all’italiana, tornò al cinema impegnato recitando per Bertolucci in La luna nel 1979 e per Antonioni in Identificazione di una donna nel 1982.

Ma il genere che lo aveva reso famoso, il genere poliziesco, stava lentamente morendo, così Tomas Milian decise di tornare negli Stati Uniti per recitare in ruoli minori ma diretto da grandissimi nomi come Steven Spielberg, Sydney Pollack o Oliver Stone.

In America riassaporò anche il piacere di recitare in teatro, calcando i palcoscenici di moltissimi teatri americani in svariati ruoli ed opere di ogni genere.

Tomas Milian è stato sicuramente un attore dalla eccezionale poliedricità, capace di passare dal genere impegnato a quello più leggero della commedia, passando per il genere poliziesco il wetern ed il thriller.

Ma quello per cui noi italiani, ed in particolar modo noi romani, non potremo mai dimenticarlo, è l’essere riuscito a restituire due esempi della più classica romanità. Da una parte il commissario Nico Giraldi, ex ladro diventato guardia, rude, spesso e volentieri volgare, schietto, deciso, pigro ed indolente ma allo stesso tempo generoso, altruista e dedito alla giustizia. Dall’altra parte il classico delinquente di borgata ed informatore della polizia, Sergio Marazzi meglio conosciuto come Er Monnezza.

Quasi tutti spesso confondono i due personaggi perché il look con cui Tomas Milian li impersonava era lo stesso: salopette di jeans o tuta da meccanico, scarpe da tennis bianche, capelli ricci e folti sotto uno zuccotto dai colori vivaci, inoltre contribuì alla confusione anche Ferruccio Amendola che doppiò entrambi i personaggi con lo stesso accento e le stesse cadenza.

Forse anche questo incredibile binomio Amendola-Milian fece sì che il successo di questi personaggi sia riuscito a superare i confini temporali degli anni settanta ed influenzare ed appassionare anche i giovani degli anni 80 e 90, se a questo binomio vincente si aggiunge anche la figura di Bombolo alias Franco Lechner, si ha un concentrato di romanità irresistibile e difficilmente raggiungibile.

Il cubano di Roma, grazie anche al romano doc Amendola, è riuscito quindi a dare vita a due personaggi che rappresentano la romanità al pari del Marchese del Grillo interpretato dall’indimenticabile Alberto Sordi o al duo Mandrake e Er Pomata, ovvero Gigi Proietti e Enrico Montesano in Febbre da cavallo, senza dimenticare i personaggi di Verdone o l’irraggiungibile Aldo Fabrizi.

Tomas Milian entra di diritto nell’Olimpo della romanità e chissà se terrà fede ad una sua dichiarazione fatta nel 2010, durante la trasmissione Rai Da Da Da in cui affermava che una volta morto, sarebbe stato sepolto sotto la terra di Roma che gli ha dato tanti successi e tanta notorietà. Siamo sicuri però che anche Roma debba ringraziare questo cubano di Roma per aver dato lustro alla romanità.

Alessio Capponi

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