Davide Antonio Bellalba

Davide Antonio Bellalba

Nasce Fe.i.com una tutela per i comunicatori multimediali.

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Sono moltissime le figure professionali creatasi negli ultimi anni grazie all’avvento del digitale, ruoli nella comunicazione che solo quindici anni fa non avremmo nemmeno immaginato. Come tutti i nuovi lavori, però, non esiste un albo di riferimento per web masters, content editors o social media manager.

Ecco perché a marzo 2017 è nata Fe.i.com la Federazione Italiana Comunicatori e Operatori Multimediali, un’associazione che tutela i lavoratori del digitale e offre loro formazione continua. Il motto dei suoi fondatori, esperti del settore decisi a colmare una lacuna, è «tutela, servizi e formazione». E una forte attenzione nel loro operato è data anche al rovescio della medaglia ovvero al problema tristemente noto alle cronache come cyberbullismo. Se, infatti, il digitale ha semplificato la quotidianità, ha anche offerto uno strumento pervasivo che può essere usato in modo crudele. L’associazione ha istituito un osservatorio contro questo fenomeno ben conosciuto dalle cronache.

UnfoldingRoma art magazine incontra oggi il presidente Davide Antonio Bellalba che ci racconta Fe.i.com.

Buongiorno e benvenuto su UnfoldingRoma.

Che cosa è Fe.i.com?

Fe.i.com è una federazione che nasce con l’obiettivo di tutelare la professione del comunicatore e dell’operatore multimediale. Lo Stato, tramite la legge 4/2013, tutela le professioni non organizzate. Tutti quei professionisti senza un albo professionale possono auto-regolarsi e riconoscersi in associazioni dedicate. Io e i membri del comitato tecnico-scientifico abbiamo notato che i lavoratori del settore della multimedialità non hanno un riconoscimento professionale. Vogliamo quindi offrirlo loro.

A chi vi rivolgete principalmente? Vi occupate anche di giornalismo?

Ci rivolgiamo alla figura del comunicatore quindi ad esempio webmaster, social media manager, copywriter, social media marketer. Non entriamo nel merito dell’attività giornalistica che è già organizzata e regolamentata. Capita spesso che i giornalisti lavorino anche nel mondo della comunicazione con attività di ufficio stampa e media digitali e l’introduzione alla professione attraverso una formazione continua educa in modo egregio i giornalisti a lavorare nella multimedialità quindi non hanno necessità di noi. Noi ci rivolgiamo a quelle figure che ad ora non hanno un riferimento quali i comunicatori.

Con quali servizi si realizzerà questa tutela?

Ci siamo costituiti il 7 marzo scorso e stiamo crescendo velocemente. Per prima cosa stiamo stipulando delle convenzioni con le assicurazioni in particolare per i rischi professionali che in questo settore non sono considerati ma ci sono; l’ambiente del web ha dinamiche molto delicate. Ad essa si aggiungeranno altri servizi. Il nostro slogan è «Tutela, Servizi e Formazione». Offriamo quindi un aggiornamento costante e una formazione per gli iscritti sia sulle nuove tecnologie sia sui nuovi sviluppi: Google, Facebook, Twitter hanno, infatti, delle policy in continuo cambiamento ed è quindi giusto che i professionisti sappiano come muoversi.

Tutela è la parola centrale del vostro progetto.

Tutela è una parola fondamentale che decliniamo in tre modi: da una parte, come dicevo, tutele assicurative per i soci. Stiamo facendo uno studio sul mercato per offrire un accordo con garanzie valide sostenibile da un punto di vista economico. La parola ritorna con lo Sportello del cittadino, uno strumento previsto dalla legge 4/2013 a difesa dei consumatori. Se un cittadino o un utente si sente danneggiato o non soddisfatto dalla prestazione di un associato può segnalarlo alla federazione che valuterà la situazione e prenderà i provvedimenti del caso.

Infine tutela per i minori grazie alla costituzione di un osservatorio permanente sulla multimedialità e i minori. L’intento è realizzare un’attività di sensibilizzazione nelle scuole su come il digitale spesso abbia un rovescio della medaglia. È agli onori della cronaca che i social media siano anche utilizzati per azioni di cyberbullismo. Anche il governo italiano è molto attivo in questo senso: è al vaglio di camera e senato un progetto di legge dedicato. La presidentessa della Camera Laura Boldrini si è pronunciata perché si abbia una normativa efficiente in tempi rapidi sul cyberbullismo prima dell’inizio delle scuole. Noi ci auguriamo che possa essere pronta presto e siamo disponibili a collaborare con le istituzioni per dare il nostro apporto.

Le conquiste sindacali raggiunte nel corso nel Novecento di fatto non sono applicabili alle professioni dei new media (orari no stop, prestazioni gratuite, forme di stage e collaborazioni mal pagate). Questo rischia di trasformare in un passatempo una professione. Cosa si potrebbe fare per intervenire in una situazione così complessa?

Come dice lei la situazione è molto complessa. Nel mondo le recenti crisi economiche hanno fatto sì che le condizioni di lavoro per i nostri giovani siano svantaggiose. Si è costretti ad accettare proposte che in un momento di regolarità non si valuterebbero perché non si hanno alternative. Sicuramente il web richiede un mutamento nelle condizioni di lavoro perché le barriere fisiche non ci sono: basta avere una connessione e un computer per lavorare e sono nate nuove professionalità. Le tutele dovranno essere crescenti. È necessario che anche i lavoratori della multimedialità abbiamo delle garanzie che vedano riconosciuti il proprio lavoro e i loro diritti.

Come nasce l’idea di Fe.i.com?

L’idea è nata un paio di anni fa da un’esperienza che ho maturato negli anni nel settore della comunicazione multimediale. Nel 2004 ho creato la testata Recensito, rivista di recensioni online. Da 2005 a 2007 ho fondato un master al campus di Cinecittà e devo dire che sono stato un po’ pioniere nel campo del web e nella formazione in questo settore. Oggi esistono migliaia di testate e corsi.

Da un paio di anni a questa parte mi sono reso conto come non ci fosse un punto di riferimento per la tutela e il riconoscimento nel settore della multimedialità e ho, quindi, pensato di creare un’associazione. Gli impegni professionali mi hanno fatto dilatare i tempi e all’inizio di quest’anno ho sentito che i tempi erano maturi e bisognava darsi da fare. Siamo senza scopo di lucro quindi l’impegno richiesto va al di là dell’attività lavorativa. Dal momento che i tempi erano maturi per procedere abbiamo dato ufficialità all’iniziativa.

Ho visto che avete già creato delle direzioni regionali in Toscana, Sicilia e Lazio. La rete si espanderà?

Ci estenderemo a tutto il territorio nazionale. È un nostro obiettivo primario creare una rete che operi in modo capillare su tutto il territorio nazionale.

Lei lavora nel digitale da tempo. C’è stato un cambiamento negli ultimi anni nella percezione e nella richiesta di queste professione a suo avviso?

Una maggiore consapevolezza su questo lavoro. Un tempo era sommerso: basta pensare alla figura del web master che si è evoluta quotidianamente. Prima ci volevano quattro o cinque figure con specializzazioni diverse (grafica, programmazione, etc). Oggi invece grazie alle tecnologie, possiamo avere una sola figura che crea e gestisce il sito. Il settore e la formazione dedicata sono quindi in costante aggiornamento.

Quali sono le competenze necessarie per lavorare in questo settore?

Per prima cosa una buona formazione di partenza che ora le Università riescono a dare anche grazie alle mutate condizioni del paese e a percorsi formativi più specifici. Un aspetto da non sottovalutare che caratterizza i progetti di formazione di cui mi occupo è offrire una pratica sul campo: è un mestiere che si impara facendolo. L’essere presenti e operativi sui social ci permette di valutare e comprendere i ritorni delle attività, perciò si impara dagli errori e man mano si migliora. Utilizzare il social come strumento di marketing e promozione è diverso dal gestire il proprio canale.

Un consiglio a chi è alle prime armi nel settore?

Per entrare nel settore è necessaria tanta pratica e tanta passione. La passione è indispensabile perché è un lavoro che porta ad essere operativi a tutte le ore. Ad esempio il social media manager di un artista lo deve seguire nelle sue attività anche nei giorni di festa o la sera. Al concerto primo maggio, tutti coloro che lavorano per i cantanti sul palco erano lì pronti a twittare e aggiornare gli status. Da un lato si tratta di un lavoro molto dinamico che, grazie al telefono, non ti costringe necessariamente alla scrivania, ma puoi essere onnipresente e quindi chiede dei sacrifici. Poi magari puoi lavorare in pigiama dalla casa al mare, ma sei sempre operativo. Spesso i social, infatti, funzionano di più in fasce orarie in cui le persone con altre attività sono libere.

È anche vero che ci sono dei metodi di programmazione che permettono di organizzarsi. Dalla mia esperienza ho notato che tanta passione fa pesare un po’ meno gli orari difficili. Bisogna essere sempre attenti, presenti e vigili perché spesso si scatenano querelle sui social che rimbombano nel mondo televisivo, come vediamo spesso in ambito politico. Talvolta comunicare sui social può rivelarsi un’arma a doppio taglio e una disattenzione al tipo di comunicazione da lanciare diventa un boomerang dal momento che la visibilità è globale e immediata. Un tempo dovevi aspettare Dagospia per generare un battibecco ora non sono i giornali a determinarlo, ma i social stessi.

Parliamo di una piaga del web che certamente ha un impatto sul mondo della comunicazione in genere: le fake news. Come contrastare questo fenomeno?

La stessa velocità delle notizie in uscita non lascia il tempo del controllo. È necessario verificare se la notizia trovata su Facebook sia o no veritiera. In questo senso la piattaforma sta per introdurre un pulsante che permette di segnalare eventuali informazioni sospette. Un gruppo di giornalisti controllerà sulla base di un codice la veridicità dell’informazione e bollerà la notizia. L’utente generatore di fake sarà screditato. Il fenomeno delle fake news può anche essere divertente e interessante in alcuni casi come il primo di aprile, però meglio lo scherzo una volta l’anno.

Quali sono i prossimi progetti?

Il prossimo progetto ormai messo a punto e che inizierà tra settembre e ottobre 2017 è il corso Comunicazione multimediale e social network valido anche per la qualificazione professionale di comunicatore e operatore multimediale. Si tratta di un percorso intensivo diviso in tre moduli rivolto sia a professionisti che a neo-laureati e diplomati o appassionati intenzionati ad avere strumenti puntuali ed efficaci per muoversi nel mondo delle professioni digitali. A breve troverete maggiori informazioni sul nostro sito.

Michele Cella 

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