Emiliano Russo

Solo quando ognuno di noi avrà accettato se stesso per chi realmente è saremo in grado di poter accettare gli altri

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Terzo appuntamento per la rassegna Cantieri Contemporanei, dal 15 al 20 gennaio presso il Teatro Due Roma è in scena Assolutamente deliziose. Lo spettacolo, della scrittrice britannica Claire Dowie, è portato in scena dalle attrici Flaminia Cuzzoli ed Ottavia Orticello per la regia di Emiliano Russo.

Unfolding Roma ha il piacere di ospitarne il regista, Emiliano Russo.

Emiliano, parlaci dello spettacolo Assolutamente deliziose.

È successo tutto per caso (o forse no) e tutto molto in fretta. Un libro impolverato comprato anni fa mentre preparavo la tesi di laurea sul teatro britannico contemporaneo, il prestarlo ad Ottavia, l'attrice che interpreta B, senza nessuna aspettativa, lei che viene da me il giorno dopo e mi dice "È davvero un bel testo ho già tradotto le prime quindici pagine". E poi la telefonata di Roberta Azzarone, la curatrice della rassegna, la proposta e la possibilità di Marco Lucchesi, la disponibilità del Teatro Due...e noi abbiamo detto si! Con una grande paura equilibrata fortunatamente da un altrettanto grande entusiasmo perché questo è il nostro primo vero progetto realizzato da noi in tutte le sue parti. E’ la storia di A e B, due cugine cresciute insieme che si rincontrano dopo anni e che fanno i conti con il loro essere donne, madri, figlie, amanti. Due caratteri opposti, antitetici, ma profondamente legati: l’una non potrebbe esistere senza l’altra. In un’ora e mezza di spettacolo A e B discutono di un intero alfabeto tutto al femminile: A come amore, B come bambine, C come capitalismo, D come donne, E come economia, F come femminismo, G come gender, H come heartbreak, I come indipendenza, L come lesbiche, M come madri, N come nontiscordardime, O come orto, P come patriarcato, Q come questione, R come rivoluzione, S come società, T come tormenti, U come uguaglianza, V come vanità, Z come zucchine. Queste sono solo alcune delle tematiche affrontate, per scoprire il resto vi invito a vedere lo spettacolo.

Claire Dowie è fautrice di un teatro irriverente, ironico e provocatorio. Il teatro che vorresti ha assonanze con quello della Dowie o lo vorresti più “contenuto”?

Credo che il teatro non debba mai essere "contenuto" ma DI contenuto, che è tutta un'altra cosa. Il teatro della Dowie è irriverente, ironico e provocatorio perché così è la vita e quindi da questo punto di vista è estremamente reale. Ci si lamenta spesso di quanto poco le persone vadano a teatro, questo accade perché le persone non hanno più voglia di vedere una FINTA litigata in una FINTA camera da letto tra due FINTI amanti che si comportano come se davanti a loro ci fosse il nulla più totale. La platea è uno spazio affascinante e terribile che non dovrebbe mai vivere di vita propria ma convivere insieme a cosa e a chi c'è sul palco. L'identità di ogni singolo spettatore non è meno importante di quella dell'attore: hanno entrambi il diritto di potere dire: "In questo momento, in questo posto, IO CI SONO". E il teatro della Dowie ci permette di fare proprio questo: far esplodere la quarta parete e coinvolgere direttamente una serie di persone all'interno di un rapporto di coppia. Nel frontespizio del copione, dove sono elencati i personaggi A e B noi ne abbiamo aggiunto un altro: C, ovvero il pubblico.

Questa non è la tua prima regia. Hai già diretto il saggio “From Pinocchio”, un metamorfosi del bambino come simbolo del continuo mutamento delle nostre vite. E’ stato più difficile rappresentare il mutamento della vita o un confronto tutto al femminile?

Sono stati due percorsi completamenti diversi. "from Pinocchio" segnava la fine di un viaggio, quello all'interno della Silvio d'Amico, e il mutamento raccontato al suo interno era una sorta di metafora di un mutamento personale, avvenuto in tre anni di studio. Inoltre il lavoro teatrale era del tutto differente quello era più un esempio di "teatro di drammaturgia" a trecentosessanta gradi, dalle improvvisazioni per scrivere il testo, allo studio coreografico etc... "Assolutamente Deliziose" forse è un lavoro un po' più classico: il testo c'era già abbiamo solo dovuto decidere un punto di vista, impresa per niente facile, e portarlo all'estremo. Inoltre in tutti i miei spettacoli c’è sempre qualcosa di intimo che rispecchia un particolare momento della mia vita, “from Pinocchio” parlava d’amore, “Assolutamente Deliziose” di un abbandono...Per quanto riguarda il confronto col femminile sarà che sono cresciuto in un universo abitato da nonne, zie, cognate e amiche ma per me non è mai difficile, amo quel modo che solo le donne hanno di parlare di temi importanti, per poi mettersi a litigare per il furto di una bambola avvenuto decine di anni prima, e ritrovarsi infine nuovamente alleate. Sono dinamiche che il cromosoma Y non capirà mai...purtroppo per lui!

Assolutamente Deliziose prova a togliere ogni tipo di etichetta anche relativamente la propria sessualità. Credi che in Italia la piena accettazione della “non conformità” sia ancora lontana?

Il fatto stesso che debba rispondere a questa domanda indica quanto siamo ancora lontani da quella che voi chiamate "accettazione" e che a me piace chiamare "lasciar vivere". La cronaca ci racconta ancora di adolescenti che si impiccano perché presi di mira dai bulli di turno, magari solo per avere indossato un paio di pantaloni rosa! Le etichette fanno, e forse faranno sempre, parte di noi perché viviamo ormai ammassati sugli scaffali di una società/supermarket fatta di finte offerte speciali, come tanti barattoli di sottaceti. È nell'omologazione e nel gruppo che troviamo la nostra identità perché fondamentalmente avvertiamo tutti un grande senso di solitudine. Bisogna solo avere coraggio ed accettarlo come una delle tante condizioni di ciò che significa "essere umano". Forse solo quando ognuno di noi avrà accettato se stesso per chi realmente è saremmo in grado di poter accettare gli altri, ma ad oggi vedo la cosa ancora lontana, è più comodo puntare il dito che guardarsi dentro, costa meno fatica.

Che tipo di pubblico pensi di incontrare nelle serate in cui sarete protagonisti?

Spero in un pubblico ironico, detesto chi si prende troppo sul serio. La bellezza dei testi della Dowie sta proprio in questo: nell'ironia, che poi è il sentimento del “tragico” per eccellenza. Ridere dei problemi è la condizione migliore per iniziare a riflettere e cercare di capire come affrontarli, o semplicemente accettarli.

Calato il sipario al Teatro Due, quali altri progetti ti vedranno impegnato?

Ovviamente conto di riuscire a far conoscere le Deliziose anche in altri teatri, ci stiamo già muovendo per portare A e B un po’ a spasso. Poi c’è il lavoro su Scarpette Rosse, arrivato in finale al Premio Scenario Infanzia 2014, che sta per riprendere la sua danza. E poi ancora, di pochi giorni fa la notizia di un nuovo concorso del quale abbiamo passato la prima fase, non dico troppo per scaramanzia. Mi piacerebbe poter riprendere anche “from PINOCCHIO”. Insomma di carne da mettere sul fuoco ce ne è molta, spero che non bruci! 

Sara Grillo 

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