Un Viaggio Nelle Bambinate Raccontato Da Piergiorgio Paterlini

Un Viaggio Nelle Bambinate Raccontato Da Piergiorgio Paterlini

Quando il gioco supera i confini e sfocia nel sopruso

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“Gli uomini producono il male come le api producono il miele” (“Il signore delle mosche” di William Golding).

Quando la ferocia dell’infanzia si confonde con il gioco si innesca un vortice di violenza che nemmeno il tempo riuscirà a cancellare. Così a metà anni Sessanta, in un paesino della Bassa Padana, si rappresenta una insolita via Crucis nella quale i personaggi vengono sostituiti da ragazzi vendicativi che esprimono tutto il loro disprezzo su un coetaneo colpevole solo di essere riconosciuto come il più debole. Un misfatto che si compie sotto gli occhi annebbiati degli adulti e che porterà i protagonisti a crescere, chi nel rancore per il dolore subito, chi nel disprezzo per le azioni compiute.

Questo il tema dell’ultima pubblicazione di Piergiorgio Paterlini (Castelnovo di Sotto, Reggio Emilia, 1954) presentata al Teatro Piccolo Eliseo di Roma: Bambinate, un binomio, un viaggio nell’età dell’innocenza attraverso un dolore che nel tempo si dipana con difficoltà.

Piergiorgio Paterlini, giornalista e scrittore, autore di una ventina di libri, sforna un romanzo, una storia di bambini che vivono nell’età e nel luogo della sua infanzia; non un libro autobiografico, ma il racconto di un fenomeno ormai diventato comune e che trova il proprio fondamento già nel passato, un passato prossimo di angherie e violenza sul più debole. Il narratore è l’autore stesso che racconta le esperienze vissute da un giovane che stenta a trovare nei coetanei l’accoglienza dell’amicizia.

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Una storia che si articola nel desiderio di combattere la ferocia del branco, la ferocia di bambini, preadolescenti che dimostrano avere un animo malvagio che va oltre l’immaginario nel mondo adulto. “Ho detto spesso che ho avuto la fortuna, anche la scelta, di scrivere i libri che avrei voluto leggere e che non trovavo” commenta l’autore e continua “in realtà credo di non aver mai letto neanche un libro che raccontasse con onestà l’infanzia e l’adolescenza, che non buttasse fuori tutta la violenza, tutto il dolore, tutte le ferite”.

Un libro che vuole rompere la convinzione che sia necessario difendere i bambini solo dagli adulti quando, talvolta, è necessario difenderli da quei coetanei di cui desiderano l’approvazione; ragazzi che influenzano fortemente con la loro la loro crescita talvolta alterandone i comportamenti.

Un susseguirsi di umiliazioni che non si superano con il tempo, che nessuno forse conoscerà perché non verranno condivise per vergogna e lasceranno un’inconsolabile solitudine e la sensazione di essere persino nel torto. Un fil rouge antico, quello della “legge del branco” .

Gli adulti, nel romanzo, sono semplicemente esseri di passaggio che non riescono a prendere consapevolezza di quello che sta accadendo tanto da spingersi a definire quei soprusi semplicemente “bambinate”; così vengono a mancare le risposte a ferite dell’animo che sanguineranno per tempo.

Così un giovane viene condotto sul “Golgota” per subire umiliazioni psicologiche a cui partecipano inconsapevoli adulti complici dell’atroce misfatto. Peccati del passato che con il tempo vengono distorti, dissolti, autoassolti; un oblio che trova strada sotto il peso del dolore.

Per assurdo, quella stessa vittima a sua volta diverrà l’adulto che non coglie, che non vede il suo stesso figlio tormentato dai bulli.

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Un libro che non esclude l'auto miglioramento umano, che narra con violenza eventi; una narrazione di denuncia del branco contro il più debole e dei tanti “Pilato” che non vogliono vedere.

Una ricerca di brandelli di un riscatto personale in un viaggio attraverso i luoghi dell’infanzia; una ricerca del male, un tentativo di riconoscerlo per lavare le proprie colpe in un’espiazione difficile.

Ilenia Maria Melis

Bambinate

Piergiorgio Paterlini

Edizioni Einaudi

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