La Pubblicazione A Pagamento

La Pubblicazione A Pagamento

Pericolo concreto per tutti gli aspiranti scrittori

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La pubblicazione a pagamento, talvolta espressamente specificata dall’editore in questione, talvolta celata dietro un’infinità di elogi e di tappeti rossi stesi dalla casa editrice all’autore dopo aver letto (o meglio, dato una veloce occhiata!) l’opera ricevuta, è a mio avviso il maggior pericolo che si para davanti ai giovani scrittori, i cosiddetti “esordienti” che provano a sgomitare per farsi spazio nella giungla del mondo letterario.

Al giorno d’oggi è ben noto che ritagliarsi una propria nicchia per chi ha la passione e la costanza di scrivere è un compito arduo, in un panorama nazionale dove da un lato alcune case editrici, a mio modo di vedere, sono prese a mettere nero su bianco più manoscritti possibili per spremere quanto più si può lo scrittore di turno, facendolo così divenire al contempo autore e consumatore (esempi in questo senso sono alcune forme di “antologia”), e dall’altro, la difficoltà di essere pubblicati “sul serio” da case editrici professionali e radicate, che valutano realmente il talento che si annida dietro a ciò che ricevono, unitamente alla capacità tutt’altro che innata, di arrivare in modo diretto al cuore del lettore mettendo quest’ultimo al centro del libro, sia esso un romanzo di qualsiasi genere o una raccolta di racconti.

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Se mi è consentito portare un esempio in prima persona, con quest’ultimo genere mi sono ultimamente cimentato trovando un tema globale di fondo ai racconti redatti e affidando la pubblicazione definitiva a una casa editrice alquanto rispettata, professionale e corretta, seppur non dal nome altisonante. Ebbene, la prima grande sfida è stata quella di convincere vari editori che la raccolta di racconti non è così poi nociva per il mondo letterario.

É risaputo che in Italia, paese che già di per sé non ha un buon rapporto con la lettura, la vendita di questo tipo di libri è secondaria rispetto al romanzo vero e proprio. Trovo tutto ciò alquanto strano se pensiamo che il tempo per leggere nella quotidianità di oggi è una risorsa difficilmente reperibile, al netto della scarsità di voglia, e qualche raccontino breve verrebbe in soccorso alla presunta difficoltà di reggere il filo di una storia unica e condensata in trecento pagine.

Eppure, vuoi per l’inconscia affezione ai protagonisti che scaturisce facilmente pagina dopo pagina o il percorso ampio e colmo di elementi che il romanzo può vantare, i racconti mantengono un rilievo di secondo piano rispetto al romanzo vero e proprio. In ogni caso, non sono mancate, nella mia casella di posta elettronica, richieste di quella che certi editori chiamano proposta di pubblicazione che altro non è che vedere il frutto di un lavoro durato mesi o magari anni, sbattuto sugli scaffali dietro compenso o acquisto copie obbligatorio.

Ogni pubblicazione, al di là del genere di appartenenza, non dovrebbe rappresentare un costo per chi scrive, e il pagamento di una qualsiasi somma per vedere il proprio nome scritto su una copertina, spesso anche di scarsa fattura, non fa altro che sgretolare prima di tutto il credo per la cultura, e subito dopo la qualità del lavoro finito su carta, elementi che vanno inevitabilmente a sbattere contro il giudizio del lettore.

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Se bastasse poter elargire denaro per comunicare ad amici e conoscenti che sono stato pubblicato non avremmo più la possibilità di ammirare veri talenti e di ascoltare storie credibili, e andremmo a sminuire noi stessi e la nostra coscienza, sapendo che tutto il percorso messo in atto per scrivere, altro non era che una semplice scorciatoia diretta verso la facile pubblicazione, unico obbiettivo dichiarato. Talune volte, queste richieste di compensi, vengono giustificati pietosamente dagli editori come una “copertura dei costi di stampa”, elemento che fa venire meno ciò che è alla base di ogni impresa che si rispetti: il rischio imprenditoriale.

Serpi velenose sono sempre in agguato lungo il sentiero calpestato da ogni scrittore, come accennato poco fa anche sotto forma di obbligo di acquisto di un certo numero di copie al prezzo pieno di copertina, o nel caso di concorsi letterari di dubbia affidabilità, tramite il pagamento di una quota di iscrizione. Gli elementi fondamentali che debbono entrare in gioco quando si china la testa e si butta giù qualche riga, sono due: la pazienza e la scrupolosità. Fermo restando il costante tentativo da parte degli editori di ingraziarsi i propri aspiranti autori, anche l’autore stesso deve valutare con lungimiranza e competenza a chi affidarsi, ponendo tutte le domande possibili, anche le più elementari, e scrollarsi di dosso ogni dubbio e soprattutto il desiderio di vedersi pubblicati. Così facendo, non solo dimostrerà a chi ha di fronte di non essere uno sprovveduto, ma avrà anche la possibilità di mettere subito alla prova il suo probabile futuro editore valutandone la competenza, la serietà e persino il tono e lo spessore delle risposte.. L’acquisto delle copie deve avvenire in forma non obbligatoria e deve prevedere uno sconto sul prezzo di copertina e altri contributi non devono essere richiesti.

Vero è che dalle case editrici di fascia media o piccola non certo si possono pretendere lustrini e paillettes, altrimenti sarebbero esse certamente di rango più elevato. Ma di certo è assolutamente lecito aspettarsi condivisione e rispetto reciproco, per arrivare a un proficuo risultato in tal modo che tutto il sistema possa beneficiarne. La pubblicazione a pagamento è una libera scelta, non per questo è una scelta coerente e giusta.

Stefano Ravaglia

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