Mauro Fratini E Pietro Sparacino

STAND UP COMEDY. LA RIVOLUZIONE DELLA COMICITÀ

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Intervista a Mauro Fratini e Pietro Sparacino, due stand up comedian del movimento Satiriasi. Una comicità libera, senza censura in tv su Comedy Central. Ne abbiamo parlato con i protagonisti

Chiamarli comici è riduttivo. Mauro Fratini e Pietro Sparacino sono due Stand up Comedian che da diversi anni portano sul palco una nuova comicità. Appartenenti alla corrente Satiriasi, il salotto culturale fondato da Filippo Giardina nel 2009, insieme ad altri comedian, Fratini e Sparacino dal 2 febbraio sono in onda su Comedy Central (Sky 124) per dare il via ad una vera rivoluzione comica.

Per sette puntate, ovviamente in seconda serata, si alterneranno sul palco con i loro colleghi: Filippo Giardina, Velia Lalli, Saverio Raimondo, Giorgio Montanini, Francesco De Carlo che, con monologhi taglienti, feroci e controversi regalano un'ora di spettacolo vietato ai minori.

Tesi scomode da sostenere, così come la stand up comedy vuole. E loro, con coraggio e caparbietà (ricordiamo che si sono esibiti per anni in locali della capitale e hanno rifiutato di partecipare a programmi televisivi che snaturavano la loro comicità), senza alcuna censura, per il secondo anno consecutivo, sbarcano in tv con Stand Up Comedy, per risistemare quel senso comico che, dopo diversi anni di cabaret televisivo, si completamente smarrito

Abbiamo intervistato Mauro Fratini e Pietro Sparacino

Cos'è Stand Up Comedy? Che possibilità ha dato alla tua comicità?

MAURO: Stand Up Comedy è la materializzazione di un sogno coltivato da sette visionari .

È la rivincita di una comicità che ha scelto il contenuto piuttosto che il tormentone, che ha rimesso al centro la dignità del comico che è l’autore e l’attore del proprio pensiero. Stand up comedy e Comedy Central, hanno avuto il merito di crederci dopo che altri avevano tentato di inglobarci, commettendo l’errore di cercare un compromesso, tra il nostro modo di esprimerci e un ipotetico canone televisivo, infettato dalla parola “funziona”. Da quando la tv è in mano ai “funzionari” si è perso il senso del bello, del valore artistico delle cose dato dalla competenza di chi le fa. Direi che la possibilità più grande che ci è stata data è di poter, se non altro, indicare che il tempo delle scimmie ammaestrate è finito. Noi siamo consapevoli che l’obiettivo è comunque un intrattenimento trascinante e comico visto il genere in questione, e difatti abbiamo adeguato ai monologhi di 7 minuti, un linguaggio serrato che pur permettendoci di sviluppare un “ragionamento” non sottovaluti le differenze con un live.

PIETRO: and up comedy è il panorama oltre l'orizzonte, è una zona limitata, un'area inaccessibile che per la prima volta è stata oltrepassata. Dopo decenni di oscurantismo, di dittatura del “politically correct”, noi siamo i Giacobini che, armati di asta e microfono, stanno cacciando a colpi di satira i parrucconi dell'ancien regime comico italiano.

Fai parte di Satiriasi, il progetto fondato da Filippo Giardina sei anni fa. Come è cambiata la tua satira in questi anni?

MAURO Satiriasi, cinque anni di silenzioso determinato lavoro, contro ogni logica economica, contro ogni schema consolidato nel business dello spettacolo, con il solo conforto del pubblico che ha capito che la sola volgarità è quella di non rispettare la loro intelligenza.  Cinque edizioni con un nuovo monologo ogni 15 giorni, ha sicuramente affinato la rapidità nel capire se il tema di cui si vuole parlare ha le potenzialità per diventare un monologo di stand up, le tecniche di memorizzazione, la capacità d’improvvisazione, e soprattutto il definirsi di uno stile proprio e particolare che è forse la conquista più importante.

PIETRO:Per quanto mi riguarda il percorso all'interno di un gruppo di persone instabili, depresse, sociopatiche e bipolari (ad ognuno il suo), mi ha sicuramente cambiato la vita. Mi ha permesso di diventare un uomo peggiore e un artista migliore. Il percorso di crescita è stato continuo perché a differenza di molti altri contesti comici, la nostra forza è stata la sana e sincera competitività. Saremmo disposti a vendere l'anima dell'altro pur di arrivare, ma quantomeno ce lo diciamo in faccia.

Siamo un gruppo di individualisti, che ha trovato nella bellezza dell'ossimoro la propria forza.

Sette comedian che si alternano sul palco, uno stesso format ma comicità diverse, in breve puoi dirci quali sono gli argomenti che preferisci?

MAURO : La cosa più sorprendente, è che nonostante la vicinanza e lo scambio continuo tra di noi, invece che assomigliarci sempre di più ognuno a rinforzato la propria cifra stilistica. E’ curioso come, anche parlando del medesimo argomento, ad esempio il sesso, vengono fuori 7 monologhi completamente diversi. Questa è la dimostrazione che quando si mette al primo posto non solo la battuta che funziona, ma un punto di vista particolare con la quale indagare la realtà, non ci può essere monotonia. Gli argomenti partono da una verità interiore acquisita o attraverso la riflessione o attraverso un fatto che ci è accaduto realmente, solo così è possibile strutturare un monologo di stand up che abbia presa su chi ha la disponibilità e la voglia di ascoltare. Una cosa mai troppo sottolineata che se è vero che la satira non può prescindere da buone idee, da giuste  battute e da capaci interpreti, è altrettanto vero che se non si ha la possibilità di dialogare con un pubblico reattivo dal punto di vista intellettuale ogni sforzo risulterà vano.

PIETRO : Non si va per argomenti, ma per priorità. Ho bisogno di dire quello che sto per dire. Nessun argomento preferito, solo priorità.

Sei anche autore dello spettacolo di Enrico Brignano. Come mai questa scelta. Non si tratta di una comicità diversa?

MAURO: Enrico durante la passata stagione di Stand Up Comedy è venuto a vedere le registrazioni, mentre era in cerca di nuovi stimoli per realizzare il suo nuovo spettacolo. Pur essendo immediatamente chiare le differenze tra il nostro modo di intendere la performance e la sua cifra artistica, è stato tuttavia deciso a volerci tra i suoi autori proprio perché anche se rispettoso di un pubblico ampio, consolidato e trasversale , aveva la necessità di confrontarsi e esprimere anche diverse sensibilità. Io e Pietro Sparacino, altro comedian di Satiriasi, ci siamo messi in gioco cercando di realizzare contenuti che senza snaturare il nostro approccio alla comicità, potevano andare incontro alla voglia di novità di Enrico. Alla fine personalmente sono soddisfatto del risultato, vi sono parti importanti nello spettacolo del nostro contributo, anche se naturalmente  non tutto è potuto passare. Ma essendo anche noi comici in prima persona, sappiamo benissimo che lo spettacolo di Enrico Brignano può e deve essere con Enrico Brignano.

PIETRO: Nei nostri spettacoli abbiamo sempre preso per il culo Enrico, usandolo come stereotipo della comicità nazionalpopolare. Lui una volta ci ha sentiti dal vivo e invece di querelarci, ci ha chiesto di lavorare con lui. Come potevamo dire di no? E se il comico italiano più popolare sceglie due autori del gruppo Satiriasi, vuol dire che sta cambiando ed è già cambiato qualcosa

Come è stato lavorare con Bringano?

MAURO : Enrico ha stabilito con noi subito un rapporto diretto, chiaro e immediato. Dal punto di vista umano Enrico ha il vantaggio di essere una persona disponibile e rispettosa ed essendo noi altrettanto si è creata una sintonia molto produttiva. Il lavoro degli autori, in questo caso oltre noi, Mario Scaletta, Riccardo Cassino e Manuela D’Angelo, tutte persone squisite oltre che ottimi professionisti,  segue le dinamiche del pensiero di Enrico che si è voluto interrogare sulla situazione evolutiva dell’uomo partendo dal Big Bang al Selfie. In mezzo a tutto l’infinito mondo di cui si poteva trattare, ognuno ha curato gli aspetti più rilevanti secondo il proprio modo di sentire e poi Enrico ha tratto la sua sintesi. Un’esperienza comunque formativa e piacevole se si considera l’ottima propensione di Enrico per la buona cucina e la generosa disponibilità di padrone di casa nel rendere confortevole il lavoro di gruppo, non di meno Enrico ha un’attenzione maniacale per il lavoro che sta realizzando.

PIETRO : È stato senza dubbio un percorso interessante e arricchente, perché a prescindere dalle innumerevoli diversità, Enrico ha voluto noi proprio per alzare il livello satirico del suo nuovo lavoro.

Ci ha proposto di collaborare proprio perché facciamo quello che facciamo.

E con il gruppo Satiriasi?

MAURO : Con il gruppo di Satiriasi si fa davvero fatica a parlare di lavoro essendo totale il divertimento, la sintonia, la continua schermaglia, e senza paura di dirlo l’affetto che dopo cinque anni di serate e dopo serate, si è istillato in noi nostro malgrado. Perché satiriasi è un gruppo di spietati individualisti, che non si risparmia critiche , dove l’invidia è trasparente e dichiarata, in quanto ognuno di noi sa di essere il migliore di tutti in alcune cose ed il peggiore in altre. In questo equilibrio magico dove soprattutto nessuno prevarica nessuno, abbiamo fatto insieme un pezzettino di storia dello spettacolo di questo paese. E quando uso il temine storia lo faccio con la consapevolezza dello studioso di Metodologia della Critica dello Spettacolo e non come un guitto che sale su un palco per strappare una risata liberatoria. 

PIETRO : Sarebbe riduttivo parlare di gruppo di lavoro. Satiriasi è soprattutto una comunità ma senza possibilità di recupero.

La televisione non rischia di penalizzare i vostri spettacoli? Dal vivo rende di più?

MAURO: La televisione  è un linguaggio con le sue specificità e proprio perché di questo ne siamo tutti consapevoli abbiamo cercato di dare ai monologhi un ritmo incalzante che tenga desta l’attenzione dello spettatore. Non ci siamo voluti però piegare alla logica del telecomando, della brevità fine a se stessa, del tormentone, e di tutto ciò che è servito per distruggere il concetto stesso di comicità televisiva. Se lo spettatore ha deficit di attenzione problemi suoi, se non capisce le frasi con più di due proposizioni che torni a studiare. Livellarci al peggio non conviene e francamente non diverte più nessuno.

PIETRO : Premettendo che uno spettacolo dal vivo è meglio vederlo dal vivo, credo che il problema sia che la tv, più che un mezzo di comunicazione, è diventata una compagnia di sottofondo per persone frustrate.

I nostri monologhi necessitano di ascolto come se fossi a uno spettacolo dal vivo. Non puoi pensare di capire né di ridere se nel frattempo lavi i piatti, o chatti su What's App; non è propriamente Buona Domenica il nostro programma. Quindi se hai da lavare i piatti o passare la scopa, sintonizzati su Canale 5 e non guardare Stand Up Comedy.

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