Outfit '900

Outfit '900

La moda del secolo scorso in mostra a Palazzo Morando

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È in programma fino al 20 novembre 2018, nelle sale espositive di Palazzo Morando (via Sant'Andrea 6 Milano), la mostra Outfit '900. Si tratta di una retrospettiva che mostra una serie di abiti che sono stati indossati in momenti speciali da donne vissute nel secolo scorso: abiti da sera, da ballo, da ricevimento, da cocktail e persino da sposa. Ospite d'onore è l'abito di Giorgio Armani indossato da Glenn Close per la cerimonia degli oscar del 1994.

L'esposizione è divisa in due sezioni: il giorno e la sera. Della sezione giorno fanno parte gli abiti da sposa, da cerimonia e per tutti gli eventi mondani che si svolgevano prima dell'ora del te. La parte dedicata alla sera si apre, invece, con un abito da gran pranzo e prosegue con mise pensate per il ballo e per le serate di gala.

Le occasioni del giorno

Con la Prima Guerra Mondiale si supera l'immagine di eleganza artificiale che aveva caratterizzato la Belle Époque.Per andare incontro alle esigenze di praticità delle donne, vengono creati abiti morbidi che seguono i movimenti senza costringere il corpo. Le linee diventano più sottili, evocando una sorta di giovinezza eterna. I busti e le stecche vengono soppiantati dalle guaine, le gambe e le braccia cominciano a scoprirsi. Anche le ferree regole del bon ton in quel periodo si semplificano, liberando le donne dal rigido ruolo imposto dalle convenzioni sociali. Un perfetto esempio di look elegante, ma molto semplice e lineare è rappresentato dall'abito nuziale donato dalle sorelle Elena e Regina Ventura. Si consolida, infatti, in quel periodo una moda nata alla fine dell'Ottocento che vuole che gli abiti da sposa abbiano pizzi e veli e soprattutto siano preferibilmente di colore bianco. Non si tratta tuttavia di una regola ferrea, esistono anche abiti nuziali di altri colori, che talvolta vengono vissuti come una scelta atipica o vengono prediletti dalle donne di classi meno abbienti, in quanto si prestano ad essere riutilizzati in altre occasioni.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale con il New look creato da Dior la moda scopre una nuova ricchezza, che raggiunge il suo massimo proprio negli abiti da sposa. Si diffonde l'idea che il giorno delle nozze debba essere il più importante nella vita di una ragazza e anche i media, in questi anni, dedicano molto spazio ai fiabeschi matrimoni delle dive del cinema o del Jet Set.

Il desiderio di lusso e sfarzo permane fino agli anni Sessanta-Settanta, quando l'idea dell'abito da sposa cambia radicalmente. La società è mutata e l'immagine della sposa come principessa avvolta nel tunnel appare quantomeno anacronistica. Il gusto degli anni Ottanta-Novanta si orienta verso modelli più asciutti e dinamici. Emergono le spalline che danno un aspetto più forte e quasi scultoreo alle silhouette. Gli outfit si arricchiscono di nuovi elementi decorativi e la tavolozza cromatica si amplia notevolmente.

Le occasioni della sera

All'inizio del Novecento ogni momento della giornata ha il suo outfit adatto. Dopo l'ora del tè ogni donna si prende un po' di tempo per prepararsi agli eventi mondani che si terranno durante la serata. Ad una veglia o ad un ballo il look di una donna è importante per testimoniare lo status del marito, per essere notata da un buon partito o per fare nuove amicizie al di fuori della cerchia famigliare. L'abito giusto per un gran pranzo è una veste ricercata ma con una scollatura ridotta e le maniche a tre quarti. Il gusto cambia dopo il 1906 quando le donne cominciano a preferire linee più asciutte, con la vita alta che slancia la figura, ormai libera da bustini. Dal 1914 la donna, sempre più consapevole delle proprie capacità e possibilità, adegua gli abiti alla sua nuova condizione sociale: spariscono diversi strati di biancheria e si accorciano le gonne. 

Dopo la guerra si creano nuove occasioni di socializzazione che prima non esistevano (il cinematografo, i viaggi, le gite in auto, i bar e i dancing). Gli abiti riflettono quindi la maggiore spensieratezza conquistata, dando vita ad un'immagine di donna più briosa ed audace, una che indossa calze di nylon e si taglia i capelli. La nuova moda crea anche abiti per eventi più formali, come l'abito da sera con lo strascico che allunga la figura, ma possiede un anellino in fondo che permette di rialzarlo al momento di ballare. I vestiti eleganti hanno linee semplici, scivolano sul corpo accarezzando le forme e lasciano le braccia nude. Il compito di rendere il tutto più elegante è affidato a ricami e merletti a pannelli obliqui che trasformano una semplice sottoveste in un modello Liberty dalla forma spigliata. 

L'abito da sera degli anni Trenta rispecchia i cambiamenti avvenuti in seguito alla crisi del '29 sul piano internazionale e alle regole imposte dal fascismo su quello nazionale. La donna viene riportata al suo antico ruolo sociale da modelli che ne esaltano la femminilità. Le gonne tornano ad essere più lunghe. Gli abiti si appoggiano sul corpo e segnano il punto vita. Questo stile dona soprattutto con una fisicità curvilinea, osannata dal regime fascista come tratto distintivo della donna italiana. Successivamente L'Ente nazionale della moda ordina alle case produttrici di 

La povertà e le privazioni della Seconda Guerra Mondiale indeboliscono il bon ton e il senso dello stile; molte donne iniziano a riciclare tessuti creando abiti più semplici e pratici. Dopo la forzata ispirazione militare (spalle squadrate e colori spenti) la moda cambia di nuovo radicalmente nel 1947, è il tempo del New Look di Dior che disegna una silhouette decisamente più femminile: seno alto, vita stretta dal busto e fianchi morbidi. Per le serate speciali torna l'abito lungo con corpetto aderente e gonna ampia. Si tratta di abiti molto strutturati, per cui sono necessarie decine di metri di tessuto. 

Negli anni Sessanta i canoni estetici femminili cambiano nuovamente, vengono superate le forme rigogliose di Sofia Loren e Gina Lollobrigida ed emerge le bellezza discreta di figure più sottili. Anche nell'abbigliamento si ricerca un'eleganza sobria e non troppo ostentata. Vive il suo momento d'oro il soprabito, spesso arricchito da dettagli e motivi floreali. Le nuove avanguardie dell'arte ispirano anche alcuni settori della moda e danno vita ad uno stile completamente inedito; anche gli abiti da sera assumono nuove forme, fogge e colori. Emilio Pucci è uno tra i più grandi esponenti di questo rinnovamento; con le sue stampe e i suoi colori accesi conquista il pubblico internazionale, diventando stilista di riferimento anche di molte dive come Marylin Monroe e Grace Kelly. Tra il sesto e il settimo decennio del Novecento vengono meno anche le rigide distinzioni tra abbigliamento da giorno e da sera; emerge il desiderio di scardinare la tradizione e di scoprire nuovi modelli culturali ed estetici, Yves Saint Laurent è lo stilista che meglio incarna questo spirito.

Negli anni Ottanta e Novanta la moda volge il suo sguardo anche verso mondi e culture lontane. È in questo periodo che Krizia, ispirandosi allo stile giapponese, crea abiti con forme e volumi inediti, che danno al corpo femminile una forma astratta e dinamica. La creatività di Krizia si esprime soprattutto nei capi destinati alla sera, dove è meno presente il bisogno di praticità.

Adriana Fenzi


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