I Dispari

I Dispari

Pensare che una cosa, per quanto complessa sia, se fatta bene è oggettivamente bella.

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Noi siamo una formazione di soli saxofoni, siamo quattro ma ci chiamiamo Dispari. Perchè? Il significato del nome è complesso, nelle nostre teste ha perfettamente senso ma a spiegarlo perderebbe di significato. Nella musica e più in generale nell'arte questa cosa accade di continuo, spesso un'opera non deve essere completamente spiegata, le intenzioni dell'autore è bene che rimangano nascoste in modo da non influenzare la fruizione del pubblico. L'artista interpreta un pensiero a modo suo e chi assiste al risultato del suo lavoro deve lasciarsi trascinare da quello che la sua mente gli suggerisce. Molte volte, alla fine di un concerto, da qualche spettatore più timido ci viene detto “mi siete piaciuti molto, anche se io non ne capisco tanto di questo tipo di musica”; noi pensiamo che di questa frase sia importante soprattutto la prima parte, quella in cui scopriamo che quello che facciamo arriva, in modo emotivamente stimolante, alle persone. Il resto non conta. Ci lusinghiamo nel pensare che una cosa, per quanto complessa sia, se fatta bene è oggettivamente bella. Siamo quattro sax, e quattro persone che li suonano: Valentino Catallo al Soprano, Tiziano Liburdi al Contralto, Danilo Raponi al Tenore ed Edoardo Fiorini al Baritono. Quattro, per noi, è un numero dispari.

Vi chiediamo subito dove siete collocati musicalmente con il vostro genere?

Noi siamo un quartetto di saxofoni che per sua stessa natura è una formazione di musica da camera. Questa è ovviamente una definizione molto generica ma necessaria per spiegare alcune differenze sostanziali che ci sono tra una formazione come la nostra e un gruppo o una band elettrica dove, ad esempio, è previsto l'utilizzo della batteria o di strumenti elettrici come chitarre o tastiere. Abbiamo nel nostro repertorio brani di diversi generi musicali che selezioniamo in base alla situazione in cui suoniamo o alla natura del luogo che ospita il nostro concerto; passiamo da brani di tradizione jazzistica americana a quelli di musica popolare europea, suoniamo danze sudamericane o balcaniche, brani di musica contemporanea di autori del tardo '900 o viventi e composizioni classiche trascritte per la nostra formazione, colonne sonore di grandi film e composizioni originali fatte da noi. Non ci poniamo limiti insomma, cerchiamo di trattare tutto quello che abbia un buon valore musicale secondo i nostri canoni estetici, adattandolo alle nostre caratteristiche e alle sonorità del nostro strumento.

Siete in grado di suonare qualsiasi motivo,avete mai riproposto cover di artisti famose?

Il nostro repertorio è composto in larga parte da brani di grandi autori e di tanto in tanto inseriamo dei brani originali scritti da noi. Nell'ambito della musica da camera è improprio parlare di cover in quanto, spesso, il ruolo del musicista e quello del compositore sono separati, quindi è più probabile che si ascoltino formazioni che interpretano pezzi scritti da altre persone. Per essere più chiari nel rispondere però possiamo dire che ci è capitato di suonare arrangiamenti scritti per quattro saxofoni anche di pezzi pop internazionali di artisti molto famosi!

Come vi siete creati un notevole numero di fans?

La domanda è quasi lusinghiera! Più che di “notevole numero di fans” potremmo parlare di un grande interesse che si sta creando attorno alla nostra formazione nell'ultimo periodo. Questo è dovuto soprattutto all'attività live composta da esibizioni molto eterogenee per quanto riguarda il repertorio proposto e i palcoscenici calcati, ma soprattutto alla forte passione che mettiamo in quello che facciamo; pensiamo che sia il nostro più grande punto di forza, quello che ci spinge a faticare molto in sala prove per lunghi periodi e che poi traspare sul palco mentre suoniamo. Il pubblico non va mai preso in giro e quando un musicista suona cose che non lo rappresentano questo appare, anche agli occhi dell'ascoltatore più disattento.

Esiste tra voi un leader oppure siete tutti allo stesso livello?

Da un punto di vista strettamente musicale la nostra è una formazione molto equilibrata e non potrebbe essere altrimenti del resto. In un quartetto di saxofoni non si può fare affidamento su nient'altro che i propri strumenti; la vera forza delle migliori formazioni di musica da camera è proprio quella di rendere la propria sonorità la più omogenea possibile, senza eccessivi protagonismi sonori da parte di nessuno se non espressamente richiesti dal “momento musicale”. Il carattere di un quartetto si vede soprattutto nell'affrontare le partiture più difficili, quelle che richiedono non solo un'eccellente tecnica strumentale ma anche una grande capacità interpretativa riguardo le scelte musicali del compositore; nelle fasi di studio dei brani tutti e quattro noi abbiamo grandi responsabilità nel riuscire ad affrontare al meglio questi due aspetti. Per quello che riguarda invece l'aspetto organizzativo e manageriale dell'attività del quartetto ognuno di noi ha esperienze in ambiti diversi e cerchiamo di darci da fare per quelle che sono le nostre capacità. Le dinamiche di un gruppo sono sempre molto varie ma si riesce a trovare un soluzione sempre quando gli obiettivi dei componenti sono gli stessi.

Vi esibite solo nel vostro territorio?preferite dei pub ,dei teatri,dei palcoscenici importanti?

Ci esibiamo ovunque e cerchiamo di muoverci senza limiti geografici. I palcoscenici importanti sono sempre i più ambiti e fortunatamente siamo riusciti a calcarne qualcuno, per ora solo fuori dall'Italia. I teatri sono i luoghi migliori per suonare, lo spazio è adatto a qualunque scelta musicale rendendo possibile un'esecuzione anche dei repertori di più difficile fruizione. Nei teatri la concentrazione del musicista è massima come lo è l'attenzione dell'ascoltatore; quasi nessuno tra il pubblico capita lì per caso e non ci si siede su quelle poltrone per nient'altro che per la musica. Questo purtroppo non è quasi mai possibile nei pub e noi facciamo una grande selezione di locali dove poter proporre i nostri concerti cercando quelli dove pensiamo sia possibile adattare meglio le nostre sonorità!

Ognuno di voi suona uno strumento,potete spiegarci come lo avete scelto?

Tutti abbiamo studiato il nostro strumento in conservatorio dove si fa esperienza con tutti i saxofoni della famiglia( Soprano, Contralto, Tenore, Baritono) una volta terminati gli studi ognuno di noi ha proseguito la pratica con quello che più lo appassionava. La scelta originaria di scegliere di studiare e suonare il sax è dettata soprattutto dal fascino che il suono di questo strumento esercita su chi lo ascolta.

Avete mai partecipato a dei contest?Com'è andata?

Quello dei concorsi è un passaggio quasi obbligato per chi pratica musica da camera e noi abbiamo in progetto di partecipare a molti di quelli che se ne fanno nel nostro paese. È un'occasione utilissima per confrontarsi con gli altri musicisti e misurare i propri progressi. Per ora ancora non abbiamo affrontato nessun concorso di musica da camera ma già ce ne sono un paio che ci interessano nei primi mesi del 2014.

Anche voi avete difficoltà nel trovare degli spazi?I raccomandati sono ovunque?

Le più grandi difficoltà che si trovano nel nostro campo sono legate al poco spazio che si da alla cultura in questo Paese. L'Italia per secoli è stata riferimento culturale per tutto il mondo occidentale e nelle ultime decadi purtroppo si è persa l'attenzione verso questo aspetto fondamentale per la nostra società. Abbiamo le nostre grandi città piene di turisti stranieri e pensiamo di essere ancora la culla della coltura mondiale ma non è più così da molto tempo ormai. Non c'è rinnovamento, abbiamo il grande ideale di adeguarci agli standard europei ma non ne siamo capaci, le nostre scuole e i nostri conservatori non funzionano come quelli degli altri paesi, i teatri sono vuoti se si escludono le grandi produzioni mediatiche e le serate di gala. Il problema non è dei raccomandati o della crisi finanziaria, non solo almeno, è culturale ed è enormemente grande. Tutte le nostre esperienze all'estero sono state estremamente istruttive e ci piacerebbe avere soddisfazioni altrettanto grandi anche nel nostro paese.

Siete scaramantici?ci sono degli aneddoti che potete raccontarci di luoghi dove avete suonate ed è successo l'impossibile.....

Non siamo particolarmente scaramantici e fortunatamente ancora non siamo caduti vittime di grosse sfighe! Come tutti i musicisti però temiamo la maledizione dell'Ultima Prova, quella che generalmente si fa il giorno prima di un concerto importante. Per abitudine sappiamo che questa prova va male, c'è sempre qualcosa che va storto; peggio va l'Ultima Prova, meglio va il concerto. Se tutto fila liscio invece ci sarà da preoccuparsi!

Il sogno di un quartetto?

È il sogno di ogni musicista, raggiungere quella qualità di suono tale da essere riconoscibile anche ad occhi chiusi. Sentir dire:” Questi sono loro” e non avere nessun dubbio a riguardo.

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