Alfabeto Runico

Alfabeto Runico

Il filo conduttore della nostra musica è l’emozione! Emozionarci e far emozionare, senza troppe costruzioni, andando dritti al midollo!

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Oggi abbiamo il piacere di intervistare il gruppo musicale Alfabeto Runico a pochi giorni dall’uscita del loro primo omonimo album che è disponibile dallo scorso 30 marzo.

Per chi ancora non conoscesse il vostro gruppo, come nascono la vostra passione per la musica e la vostra collaborazione artistica?

La nostra è stata una collaborazione inevitabile, ci sono 15 anni di amicizia in musica! Ci siamo ritrovati, dopo che ognuno aveva preso la sua strada (Nicola ha vissuto un paio d’anni ad Amsterdam ed ora è rientrato in Puglia, Andrea vive a Trieste, Marta a Parigi), amici come quando eravamo adolescenti, con una voglia incredibile di suonare e di raccontarci tutto il tempo che non avevamo trascorso insieme, con le parole e con le note!

Abbiamo cominciato il Conservatorio a Foggia, tutti e tre l’abbiamo finito altrove. Andavamo d’estate sul Gargano a fare festa, a suonare con gli anziani, studiavamo, il pomeriggio del Giovedì, la Quarta di Beethoven, ascoltavamo ed ascoltiamo ogni genere musicale. Anche a livello di ricerca continuiamo senza sosta a perlustrare ed esplorare, pregustando tutto ciò che la musica ci regala!

L’album appena uscito è quello del vostro debutto discografico; con quali aspettative affrontate questo esordio e, nel caso ce ne siano, quali timori vi stanno accompagnando in questo passo così importante?

Più che aspettative, c’è tanta costruzione. Costruiamo il futuro di Alfabeto Runico giorno dopo giorno, mettendoci tutte le nostre energie. Tante sono le ore che passiamo su internet a cercare Festival adatti a noi, a contattare organizzatori, e chiedere indirizzi, pareri, informazioni.

Il futuro è tutto chiaro, tutto positivo. In questo momento tutto risuona in maniera molto naturale.

Una neonata Società di Produzione francese, la Podolica Production, ci ha organizzato il prossimo tour Svizzera/Francia, saremo a Zurigo, Nizza, Parigi…

In questo progetto discografico si fondono tracce decisamente diverse tra di loro sia per tematiche trattate che per forma espressiva; qual è il filo conduttore che unisce le varie canzoni di questo album?

Il filo conduttore è l’emozione! Emozionarci e far emozionare, senza troppe costruzioni, andando dritti al midollo!

La vostra musica unisce un fortissimo legame con il territorio e la tradizione popolare ad una vocazione internazionale abbastanza marcata. Come riuscite a far convivere questi due concetti che musicalmente sembrerebbero quasi in contrasto tra loro?

Abbiamo un legame molto forte con la nostra terra. Viaggiamo molto, viviamo altrove, ma risuoniamo anche grazie alla vita che abbiamo vissuto fino ad ora. Veniamo dall’Italia del Sud, nei paesi si suonano ancora le serenate, si ballano le tarantelle, sul Gargano c’è bellezza selvatica e autentica! La nostra musica non può che unire tutti i nostri universi, la tradizione alla quale apparteniamo e che rispettiamo, e il futuro che è dialogo tra culture!

Il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album è stato il brano Fluid; da dove nasce questa scelta e cosa rappresenta per voi questo pezzo in particolare?

Fluid è un brano di Marta, che fa parte di un suo Ep del 2013. Nasce per violino elettrico, voce e loopstation, il richiamo a Bristol degli anni ’90 è forte, ma Fluid sa anche re-inventarsi, sa diventare tutt’altro e con Alfabeto è diventata una specie di cumbia acustica con un intro barocco!

Questo pezzo rappresenta l’inizio del nostro cammino, una delle prime intuizioni nate e mantenute con la freschezza che ci accomuna e ci caratterizza!

Quali sono gli artisti italiani o internazionali che seguite con maggior attenzione e da cui cercate di trarre ispirazione nel vostro percorso artistico?

Ascoltiamo musica a 360 gradi. Adoriamo Giovanni Sollima, violoncellista siciliano, innovatore!

E poi i Groundation, Ben Harper, Pino Daniele, Herbie Hancock, Yo-Yo Ma, Iva Bittova, i Turtle Island quartet…

Questo album si rivolge ad un pubblico decisamente ampio per i motivi che già precedentemente abbiamo elencato: quali sono i primi riscontri che avete avuto dopo l’uscita del disco?

I riscontri sono molto positivi, e ne siamo felici poiché abbiamo scelto di registrare un disco live, e abbiamo scelto di farlo suonare come se l’ascoltatore fosse davanti a noi e ci ascoltasse in concerto. Senza alcun trucco, senza alcuna “correzione”.

La canzone popolare è sicuramente una delle vostre maggiori fonti di ispirazione; cosa vi lega in modo particolare a questa tradizione così antica, che, nell’immaginario collettivo, raramente va a braccetto con un gruppo di artisti così giovani?

Noi siamo dei giovani vecchi, o dei vecchi giovanili! Andrea (che è sempre stato il piccolino) tra qualche giorno compie 30 anni!

Rivolgendo lo sguardo verso un futuro più lontano come immaginate il vostro sviluppo artistico? Pensate di cimentarvi con nuovi generi musicali?

Il futuro sta nella ricerca, non stiamo nella pelle immaginando tutto quello che la musica ha ancora da offrirci. Il cammino è infinito!

Con quale grande artista o gruppo vi piacerebbe condividere un progetto e poter realizzare il classico “sogno nel cassetto?

Con Giovanni Sollima!

Ringraziamo moltissimo il gruppo Alfabeto Runico, per aver condiviso con noi le emozioni di un momento così speciale, augurando loro di realizzare tanti nuovi progetti, come sempre nel segno dell’innovazione e della tradizione.

Federico Ceste 

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