Le Quotidiane Perle Di Bellezza

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L'Italiana in Algeri, Gioacchino Rossini, 1813

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La musica: sette notte, infinite combinazioni. Quanti ricordi, avvenimenti, sensazioni e sentimenti abbiamo legati alla musica? Infiniti. La musica è memoria. La musica ci rilassa, ci cura, ci coccola e combatte anche la depressione. La musica è indispensabile, la possiamo portare con noi sempre: nei nostri dispositivi elettronici ed ancor più nella nostra testa. La musica è un'emozione limpida e pura.

Il 22 maggio del 1813, un appena ventunenne Gioacchino Rossini, porta in scena nel Teatro San Benedetto di Venezia, L’italiana in Algeri che, secondo le cronache del tempo, scrisse in appena 27 giorni.

Si tratta di un’opera buffa in due atti, il cui libretto era stato già musicato nel 1805 e che riprende un fatto di cronaca veramente accaduto.

L’Opera buffa era un genere comico che si contrapponeva all’Opera seria. Era un genere che permetteva ai ceti medi e popolari di riconoscersi nei personaggi portati in scena. Era strutturata con alcuni personaggi fissi che furono presi in prestito dalla commedia dell’arte, quindi prostitute, servi imbroglioni, giovani ricchi che si innamorano di contadine e vecchi avari, questi personaggi ruotavano attorno ai protagonisti. Ma fondamentale per il successo di questo genere furono l’uso di una lingua di uso comune (italiano o francese) e l’introduzione dei recitativi che permettevano al pubblico di comprendere bene ciò che i personaggi dicessero e quindi aver chiaro il filo della storia. Mozart, Rossini e Donizetti furono i più grandi interpreti di questo genere.

Ritornando all’Italiana in Algeri, l’opera ebbe un incredibile successo e venne rappresentata in tutta Europa ed anche dopo il declino delle opere rossiniane, questa rimase nel repertorio di tutta Europa e Stati Uniti ed assieme al Barbiere di Siviglia è attualmente l’opera rossiniana più rappresentata al mondo. Stendhal definì L’Italiana in Algeri “la perfezione del genere buffo”.

Ma quale è il motivo di tale perfezione? Sebbene l'opera fu scritta in così poco tempo ed è da considerarsi a tutti gli effetti un'opera di ripiego perché riutilizza un libretto già musicato in passato, Rossini, che è il più grande operista pre-verdiano (tolto Mozart ovviamente) ha dalla sua lo straordinario talento di compositore accompagnato da quello, non inferiore, di uomo di teatro, inoltre ha un asso nella manica: nonostante la sua giovanissima età aveva già prodotto undici opere, sette delle quali presentate proprio a Venezia, quindi conosceva perfettamente il gusto degli spettatori. Rossini poi, intelligentemente, cavalca l'onda della moda per le "turcherie" ovvero la curiosità per l'arte e la cultura dell'impero ottomano che iniziò alla fine del settecento e perdurò per circa un secolo. Potremmo dunque considerare questa meravigliosa opera un'opera commerciale: il pubblico chiede, Rossini dà loro quello che vogliono, se poi il tutto viene mixato dal genio compositivo del musicista pesarese, il successo è assicurato.

Essendo un'opera sublime non si riesce a trovare un'aria che possa essere presa di esempio, perché sono tutte sublimi e degne di essere ricordate. Possiamo allora soffermarci sull'Ouverture.

L'Ouverture aveva il compito importantissimo di introdurre l'opera ed il tema musicale allo spettatore, è strumentale e per Rossini era un elemento fondamentale (basti ricordare la più famosa Ouverture Rossiniana, quella del Guglielmo Tell che avrete sicuramente sentito utilizzata in film, pubblicità e spot di ogni genere).

L'Ouverture dell'Italiana in Algeri rispetta lo schema classico delle ouverture rossiniane, l'inizio è un pianissimo con accordi pizzicati al fine di attirare l'attenzione dello spettatore e di indurre al silenzio, poi l'oboe solista introduce il tema musicale e dopo una ritmica affidata ai primi violini, ritorna l'oboe affiancato dal clarinetto e poi l'immancabile crescendo. E come l'opera stessa è in due atti, ecco che di nuovo ritorna la calma e viene introdotto un secondo tema musicale affidato questa volta ai violini. E poi di nuovo il crescendo che porta ad una chiusura prettamente e dichiaratamente classica.

Assistere all'Italiana in Algeri a teatro è una esperienza indimenticabile, senti la musica entrarti dentro e ti senti trasportato in paesi esotici ed in avvenimenti comici e semiseri. Oggi non serve andare a teatro, anche se sarebbe molto meglio, godiamo anche semplicemente ascoltando nel salotto di casa nostra questo incredibile dono.

Alessio Capponi

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