Social E Memoria Corta: Siamo Messi Male

Social E Memoria Corta: Siamo Messi Male

Dopo la pesante sconfitta con la Croazia, è partito un ingiustificato processo a Messi

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E venne il giorno del Re rimasto nudo. Dopo il rigore sbagliato nella finale di Coppa America contro il Cile, due anni fa, un'altra mazzata per Leo Messi in maglia argentina, opaco protagonista della partita stra-persa con la Croazia (0-3) con annesso altro rigore sbagliato nell'esordio con l'Islanda. Fin qui nulla di strano: è il pallone, bellezza. Un Mondiale maledetto, con la Seleccion costretta ora a un mezzo "milagro" per sperare di qualificarsi.

Non è però la scarna cronaca che ci interessa, bensì il mondo della opinione pubblica, che un tempo erano i quotidiani e gli exit-poll per le strade, o ancor meglio i sondaggi. E oggi sono invece i "post" e i "tweet", le "storie" e gli "hashtag". Nella misurata benevolenza di tutto questo, resta però desolante il cambio d'abito di molti tifosi e cronisti, che come a Sanremo prima scendono la scalinata con un vestito e dopo una pausa pubblicitaria ne indossano un altro.

L'accanimento mediatico e naturalmente social (dove l'aggressione gratuita è sempre il piatto forte) contro il dieci del Barcellona, rasenta il ridicolo e denota ancora una volta l'individualismo di un paese, l'Italia, che non gioca di squadra nella quotidianità, figuriamoci nel pallone. Nonché, mi sia concesso, l'ignoranza della quasi totalità delle persone che ne parlano per mestiere o per diletto, unite, dulcis in fundo, all'incapacità cronica di produrre mai una opinione ragionata che tenga conto di tutto, ma al perenne vizio di farsi guidare dagli istinti spesso per ottenere "like" e avere l'ultima parola da dietro uno schermo. 

Spacciamo il calcio come uno sport individuale facendo finta di non vedere che in campo di giocatori ce ne sono undici, che il primo gol di Rebic è frutto di un clamoroso infortunio del portiere, che i croati hanno semplicemente giocato meglio e meritato di vincere. Il giocatore che deve trascinare, l'uomo sopra la squadra, il Messi(a) che deve tirare fuori dalle secche la barca. A volte capita, ed è anche lecito aspettarselo da uno come Leo, ma è grottesco che una carriera puntellata di cinque palloni d'oro e tre Coppe dei Campioni, venga offuscata o ancor peggio tirata alle ortiche per via di un Mondiale che non arriva e non arriverà forse mai più, e presunte pause quando il colore della maglia da azulgrana diviene biancoceleste.

Nella storia sovente ci sono le risposte, e dunque, a proposito di Coppa dei Campioni, proviamo a fare una formazione di coloro che non l'hanno mai vinta: ci troveremo Baggio, Ronaldo (non quello del Portogallo, eh...), Maradona (si, proprio lui) e Ibrahimovic. Ma come? I migliori d'ogni tempo senza il maggior riconoscimento per club nella loro bacheca? 

In questo contesto, è desolante dunque il processo a Messi, peraltro esaltato però nei mercoledì di autunno quando fa quattro gol in Champions League dagli stessi che poi lo stroncano. Crediamo invece che tutto ciò, piuttosto, altro non sia che una ulteriore prova della sua immensa grandezza.

Stefano Ravaglia 

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