Claudio Merico

Claudio Merico

“Il violino è stato per me una sfida. Sono abbastanza lontano dall’attuale panorama della musica italiana commerciale, sia come artista che come consumatore. La Puglia grande focolaio di idee

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UnfoldingRoma incontra Claudio Merico, giovane e talentuoso violinista italiano. Artista eclettico ha collaborato con diversi nomi del panorama italiano, Tra world music,coutry,rock, blues ,pop, latinjazz, diverse esperienze musicali in giro per il mondo tra  Messico, Canada, U.S.A, Francia, Grecia, Italia.

Claudio Merico, innanzitutto complimenti per il curriculum nonostante la giovane età.

Grazie mille.

Com’è nata la passione per il violino? Cosa si prova nel suonarlo?

La passione per il violino è nata per caso ai tempi della prima media (intorno ai 9/10 anni) alcune situazioni contingenti spinsero i miei ad iscrivermi ad una sezione ad indirizzo musicale, di li poi il conservatorio, stage e tutto il resto. Il violino è stato per me (almeno nei primi tempi) una sfida, ben presto però compresi che la competizione era inversamente proporzionale all’arte espressa e col tempo ho invertito questa tendenza dedicandomi sostanzialmente all’arte come forma di comunicazione e non come dimostrazione muscolare, oggi rispetto agli anni passati suono molto più per stare bene che per esibirmi, questo mi da la vera garanzia di suonare per gli altri.

Anche per la posizione, suonare un violino è un tutt’uno con il corpo…

Si, tecnicamente un bravo violinista deve rendere il violino come fosse il suo”terzo braccio” ma non è da sottovalutare per efficacia l’impostazione del violino indiano, per molti aspetti più naturale e libera.

C’è in Italia la giusta ‘cultura’ per questo strumento?

L’Italia è stata la culla del violino, basti pensare che l’attuale forma dello strumento è stata definita molti secoli fa dal celebre liutaio Gasparo da Salò. Artisti come Vivaldi, Paganini e molti altri hanno contribuito fortemente ai repertori di questo strumento, ad oggi però la cultura del violino ha un sapore globale, anche rispetto alla didattica, non esistono più le “Scuole Nazionali”. Per rispondere alla domanda con più precisione pongo un’altra domanda: “Oggi in Italia viene assegnato il giusto valore alla cultura?”.

Qual è la grande difficoltà tecnica nel suonare il violino?

Qualche anno fa leggevo in una rivista scientifica che suonare strumenti ad arco è una delle attività coordinative più complesse. In sostanza siamo costretti a muovere centinaia di micro muscoli contemporaneamente in una sola attività, questo sviluppa incredibilmente la plasticità cerebrale, ad oggi il violino viene utilizzato per rallentare malattie degenerative come l’Alzheimer, ovviamente in concomitanza con le cure farmacologiche. Penso che la difficoltà principale del violino oltre ai normali problemi di coordinazione, sia l’impatto iniziale dello strumento, la difficoltà nel tirare fuori un suono pulito o vagamente intonato.

Cosa ti resta delle grandi collaborazioni?

Ho avuto il piacere di collaborare con molti artisti, in diversi ambiti, persone che hanno forgiato la mia sensibilità e mi hanno fatto crescere musicalmente grazie all’esperienza sul campo e al confronto che mi hanno concesso.

Cosa ne pensi della musica italiana? Come la giudichi?

Sono abbastanza lontano dall’attuale panorama della musica italiana commerciale, sia come artista che come “consumatore”. Non vedo la tv, Sanremo, non saprei come giudicare. Quello che credo però è che se non ci fosse il “mercato musicale” alcuni artisti italiani salirebbero di livello e molti altri scomparirebbero.

Il pezzo che, suonato, ti emoziona di più?

Qualche tempo fa avrei risposto a questa domanda nominando Piazzolla o magari una qualche celebre e struggente colonna sonora, oggi invece credo che la musica per “toccarmi” debba essere evolutiva, non troppo emotiva, tanto meno scientemente articolata, un giusto mix di emozioni, dinamicità, spontaneità pur nella sua semplicità. Un esempio? Il Manouche! Ma è solo un esempio.

Ci dai un giudizio degli arrangiamenti di brani più o meno famosi che ascoltiamo in tv o nelle radio?

In tutte le culture occidentali e occidentalizzate gli arrangiamenti musicali sono sempre al top, seguono perfettamente la “moda del momento”. Molto spesso in alcune canzoni esiste solo l’arrangiamento, rispetto alla composizione che è praticamente irrilevante. I veri artisti spesso sono proprio gli arrangiatori che da un’idea misera sono in grado di tirare fuori lavori magistrali. Una volta era diverso, infatti le canzoni avevano un valore nel tempo. Oggi la musica è commercio, passa in fretta.

Forse il violino è visto come uno strumento “d’elite”, per una musica lontana dai giovani. Come far cadere questo pregiudizio?

Basta fare un salto negli USA.

Che momento vive al nostro tempo la musica?

Certamente la musica e i musicisti sono in crisi come tutto il resto della società moderna questo dovuto al progressivo depauperamento culturale che l’Italia vive giorno dopo giorno, ad aggravare la situazione c’è anche il ruolo della tv che ha ormai pienamente assorbito il mercato musicale creando un imbuto unico da cui tutti gli artisti sono costretti a passare per affermarsi. Forse dovremmo riscoprire il nostro ruolo nella società, più che sgomitare per imbottigliarci.

E, nello specifico, come vivono la musica la città di Roma e la tua Puglia?

La Puglia è un grande focolaio di idee e lo sarà sempre, credo che la nostra forza sia la creatività, sappiamo essere personali, abbiamo molte energie in questo senso, ma spesso è grazie alle possibilità offerte da una grande metropoli come Roma che molti artisti pugliesi hanno trovato la possibilità di nascere.

Prossimi impegni?

Sono in una fase transitoria importante che presumibilmente sfocerà in un disco, non mancheranno esibizioni live in primavera.

Andrea Proietti

UnfoldingRoma

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