Micol Barsanti

Micol Barsanti

Le parole “prevenzione” e “manutenzione” risultano stonate come un concerto degli U2 in un asilo nido

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La vita è fatta così è l’ultimo album di Micol Barsanti uscito da un paio di mesi per la Micol Music con la produzione artistica di Christian Rigano. Nove canzoni d’amore e di vita, un disco definito da Micol “senza tempo”, un disco di emozioni pronto per essere condiviso con i suoi fan.

Micol parlaci di questo tuo ultimo album La vita è fatta così…

“La vita è fatta così” è un album che raccoglie le mie emozioni di vita vissute negli ultimi undici anni e credo mi rappresenti moltissimo in tutte le sue sfumature. È un disco che parla d’amore e di vita nelle sue sfaccettature quotidiane, dai miei strati in superficie quelli più profondi.

La vita è fatta così è un album nel quale coesistono diverse anime: pop, rock ed una più intima. Chi è Micol tra queste?

Ognuna di queste anime mi rappresenta: delle volte mi sento più ribelle, altre più intima, altre ancora più pop.

Quando hai iniziato a pensare alla musica come la tua strada maestra?

Beh, ho iniziato a 13 anni e non ho più smesso! Nel paesino della Garfagnana dove abitavo, tutti avevano iniziato a suonare la chitarra e questa cosa mi piaceva moltissimo, così ho iniziato a suonare anche io. La vera scintilla però è scoccata guardando il Festival di Sanremo nel 1993, il primo vero festival che seguii dall’inizio alla fine. Andai dalla mia mamma e le dissi che se fossi rinata in un’altra vita avrei fatto la cantante. A 13 anni non so perché mi sentivo già vecchia! Mia madre mi rispose che se avessi voluto fare la cantante, potevo farla da subito. E così iniziai il mio percorso ma, a differenza di altre attività che iniziavo ed interrompevo, di cantare non ho mai smesso. Allontanarmi per alcuni periodi dalla musica, è sempre stata una mia scelta. La musica è sempre stata presente e le mie chitarre pronte a d essere suonate.

Qual è stato l’ostacolo più difficile da superare?

Di ostacoli ce ne sono tantissimi, di porte di vetro che sembravano aprirsi per poi rimbalzarci contro come fossi un cartone animato, ce ne sono state tante! Ma un vero e proprio ostacolo non saprei. Forse l’ostacolo più difficile è stato quello di non arrendermi nella realizzazione dei miei obiettivi, ai quali mi sono dedicata con passione e determinazione, rinunciando a tante altre cose.

Avere nel proprio bagaglio una produzione firmata Soleluna, l’etichetta discografica di Lorenzo Jova ritieni ti abbia portato ad una maggior attenzione?

Aver avuto come produttore del mio album d’esordio Lorenzo “Jovanotti” Cherubini è stata una figata pazzesca sotto tutti i punti di vista. Sì, credo abbia portato grande attenzione: con Lorenzo “ogni cosa è illuminata!”.

Hai paragonato la tua cultura musicale all’immagine di Arlecchino questo per rendere l’idea della diversità dei tuoi gusti musicali. C’è una predilezione per la musica italiana o sbaglio?

Ho paragonato la mia cultura musicale all’immagine di Arlecchino non a caso perché il mio ascolto spazia e varia tantissimo da un genere all’altro. Poi ovviamente mi sento molto “made in Italy” e la musica italiana è quella che prediligo ma amo molto la musica elettronica, ad esempio in questo periodo sto ascoltando con piacere gli album dei Desmond Cheese.

Questa estate ha tenuto banco la rivolta di alcuni artisti trovatisi, a loro insaputa, in una propaganda contro Matteo Salvini promossa da Rolling Stone. Penso un po’ tutti consideriamo tale magazine un colosso dell’informazione musicale eppure è scivolato su un articolo “acchiappa click”. Che ne pensi?

Penso che i meccanismi mediatici abbiano dinamiche alquanto astrali. Rolling Stone è sicuramente un magazine dedicato alla musica ma che ha sempre fatto tendenza su moda e stili rock’n’roll e quanto altro. Chi non è a caccia di click oggi? Quotidianamente tra giornali, tv e radio gira l’hashtag #iononstoconsalvini quasi come un disco rotto. Ma non tutti gli artisti hanno aderito e sono d’accordo. Non amo le polemiche inutili e non amo andare contro le cose. Ho come tutti i miei pensieri a riguardo ma preferisco sempre evitare di addentrarmi in argomenti che meritano delicate attenzioni. Credo sia nell’indole del nostro Paese lamentarsi e fare polemica. Oggi è Salvini, ieri era Renzi. Sono convinta che per veder i risultati di un governo ci sia bisogno di tempo. Credo che tutta una serie di problematiche e la forte crisi, abbiano portato i cittadini ad essere costantemente arrabbiati, imputando spesso scontentezze di vita a persone con altro colore di pelle o con altri gusti sessuali...come se tutto questo togliesse qualcosa nel proprio quotidiano. Secondo me questo è il messaggio che tendenzialmente si vuole far arrivare.

Facciamo un salto indietro nel tempo? Come si è conclusa l’accusa di plagio nei confronti di Arisa vincitrice del Festival di Sanremo 2014 con il brano Controvento come dire...liberamente ispirato ad Entra nel cuore?

Innanzitutto non c’è mai stata, e sottolineo mai, un’accusa di plagio per quanto riguarda la somiglianza nell’intro del brano di Arisa. Lei è un’artista che stimo molto e che nel mio percorso ho avuto modo di incontrare e condividere con piacere lo stesso palco. I media volevano far passare questa somiglianza come plagio perché purtroppo di quel festival non avevano molte altre argomentazioni. Inoltre la somiglianza era negli arrangiamenti e non nella composizione. È diventato un caso mediatico tra me ed Arisa quando in realtà avrebbero dovuto confrontarsi e scambiare due chiacchiere gli arrangiatori. Quindi, in breve, non c’era niente da concludere, semplicemente nella musica può succedere di ispirarsi - inconsapevolmente o meno - a qualcosa di già esistente.

Restando in tema sanremese, quest’anno il direttore artistico Claudio Baglioni ha deciso di dedicare un “Festival” agli emergenti la cui finale andrà in onda a dicembre su Rai1. Motivo di questa scelta – ha dichiarato – dare più visibilità alle nuove proposte musicali e permettere al vincitore di gareggiare a febbraio tra i big. Ovviamente non puoi dirmi se è una carta che ti stai giocando, ti chiedo però se come artista approvi questa scelta…

Posso dirti che è una carta che non mi sto giocando perché purtroppo, per una questione anagrafica, non potrò più iscrivermi a questa gara come emergente...a meno che in futuro qualcuno non cambi questa regola. Potrei partecipare solamente come big ma non credo sia possibile. Credo che Sanremo sia per eccellenza il “Festival della canzone Italiana”, ossia la vetrina più bella, affascinante ed importante che si possa avere in Italia. Lo scorso anno Claudio Baglioni ha condotto un Sanremo davvero bello e condivido totalmente la scelta di dare più visibilità ai giovani.

Micol un’ultima domanda. Nel 2014 hai pubblicato Zena (Non ti lasceremo andare), dedicata alla tua città, Genova, ferita dall’alluvione dell’ottobre di quell’anno. A distanza di 4 anni, Genova ha subìto una nuova tragedia, il crollo del ponte Morandi. Una tua riflessione?

Questa tragedia mi ha toccata particolarmente nel profondo. “Zena (non ti lasceremo andare)”, è una canzone che ho auto-prodotto con il cuore per la mia città natale, per portare un piccolo contributo benefico ai genovesi colpiti dall'alluvione. Mi sono chiesta quante volte ho attraversato in auto il ponte Morandi, quante volte quotidianamente lo hanno percorso i miei familiari ed i miei amici. Sono sconvolta, sono sconvolta da questa grande tragedia che mette nuovamente in ginocchio ed a durissima prova Genova. Bisogna sempre arrivare a delle catastrofi per avere l'attenzione e l’intervento dello Stato, del Governo e dei Ministri. Trovo oggi inutili le polemiche mediatiche, adesso le parole “prevenzione” e “manutenzione”, risultano stonate come un concerto degli U2 in un asilo nido. Come può essere possibile una catastrofe del genere nel 2018 non so davvero spiegarmelo.

Sara Grillo 

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