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Olsen, un portiere da scoprire

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 Fonte Immagine: Emanuele Gambino Unfoldingroma

Roma stritolata a Madrid, l’unico a salvarsi è Robin Olsen.


La prestazione preoccupante della Roma al Santiago Bernabéu darà vita a diverse critiche nei confronti dei giocatori, rei di aver lasciato il pallino del gioco in mano al Real per tutti i 90’ e di non essersi mai resi veramente pericolosi dalle parti di Keylor Navas. Al contrario, i blancos hanno giocato una partita sontuosa dal punto di vista tecnico e tattico, mettendo sistematicamente in crisi la difesa della Roma con azioni rapide e conclusioni da qualsiasi posizione del campo.


Il Real è riuscito ad andare alla conclusione per 25 volte, centrando la porta in 11 occasioni e permettendo, così, di mettere in mostra le qualità di Olsen, portiere titolare della nazionale svedese scelto da Monchi per sostituire Alisson tra i pali giallorossi e fino ad oggi considerato una specie di oggetto misterioso. Nei 4 precedenti stagionali la Roma ha subito 7 gol in 4 partite soprattutto a causa della fase difensiva nemmeno lontanamente paragonabile a quella dello scorso anno, lasciando spesso il portiere impotente di fronte alle conclusioni ravvicinate degli avversari e mandandolo in pasto a critiche prive di senso e figlie del momento negativo dell’intera squadra.


Stasera il copione è rimasto lo stesso, con carenza di gioco e di carattere da parte di quasi tutti i giocatori di movimento: buona la prova di De Rossi e sufficienti quelle di Under e dell’esordiente in assoluto Zaniolo, che al 58’ ha lasciato il campo con i complimenti del mister per dare spazio a Lorenzo Pellegrini. L’unica eccezione è stata rappresentata da Olsen, che è riuscito a farsi valere in più di un’occasione compiendo autentici miracoli: il primo è arrivato su una conclusione a due passi di Isco lasciato libero in area dopo appena 8’, il secondo su un colpo di testa insidioso di Sergio Ramos al 37’; mentre nella ripresa sono stati provvidenziali i salvataggi sull’inserimento in area di Modric al 54’ e sul sinistro di Kroos al 72’. Nonostante i 3 gol (inevitabili) al passivo, lo svedese ha mostrato di essere in netta crescita rispetto alle prime uscite ufficiali, avendo migliorato il senso della posizione e la sicurezza nel respingere i tiri senza rischiare di subire la rete sulla ribattuta, segno di come il preparatore dei portieri Marco Savorani, dopo averlo indicato come acquisto ideale per il dopo-Alisson, stia lavorando molto bene sul ragazzo, professionista serio ed esemplare nel suo modo di approcciarsi al mestiere, tanto da essere riuscito in pochissimo tempo a rendere fluidi gli scambi di informazioni con i difensori. Resta da rivedere, nonostante l’anticipo di stasera su Bale lanciato a rete, l’atteggiamento a livello tattico nelle uscite e nella gestione del pallone con i piedi, unico neo di un portiere che sta dimostrando sempre di più di valere una piazza importante come quella della Roma e che speriamo riesca a mantenere a lungo la lucidità e la concentrazione che lo contraddistinguono in tutto l’arco della partita.


Lo scorso anno tutti iniziammo a notare Alisson proprio all’esordio in Champions contro l’altra squadra di Madrid, che all’Olimpico si impose per gioco e mentalità restando, però, incollata sullo 0 a 0 proprio grazie alle prodezze del portiere brasiliano, che da lì in poi iniziò a far parlare di sé partita dopo partita e permettendo alla Roma di realizzare una cessione da record. Speriamo, dunque, che la prestazione di Olsen contro il Real sia solo l’inizio di una serie di partite che riescano a smentire tutte le critiche arrivate al momento del suo acquisto e che questo omone biondo di quasi 2 metri continui la tradizione positiva degli svedesi in maglia giallorossa, affiancando il suo nome a quello di gente come Selmosson, Nordhal e Liedholm, rimasti indelebili nei cuori dei tifosi giallorossi.

In una stagione di rinnovamento come quella che sta vivendo la Roma, sarà fondamentale cercare il maggior numero di certezze possibili ed Olsen potrebbe diventare una di queste, affiancando i senatori del gruppo De Rossi, Kolarov, Dzeko, Fazio e Manolas col compito di infondere sicurezza ai giovani talenti scovati da Monchi, tra cui il terzo portiere Daniel Fuzato con il quale lo svedese rimane sempre a stretto contatto durante gli allenamenti.


Sarebbe sufficiente riuscire ad evitare le critiche al primo errore, ricordando magari prestazioni come quelle di stasera, per permettere ad un portiere (o ad un giocatore in generale) di esprimersi al meglio delle sue possibilità e di migliorare quei difetti che, sotto pressione, non sarebbe nemmeno in grado di riconoscere. Sarebbe sufficiente un po’ di pazienza, che in questo ambiente è sempre mancata, per scoprire che alcuni giocatori hanno semplicemente bisogno di tempo per adattarsi ad una nuova realtà e mostrare il loro valore.


Mirko De Blasio


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