Ferite D’arma Da Gioco

La recensione di UnfoldingRoma

stampa articolo Galleria multimediale Scarica pdf

Diego, il nome che l'attore presta al suo personaggio, e la sua amica Clara trascorrono gran parte della loro giovane vita tra l'odore di ferite volutamente provocate e il dolore di quelle mai cicatrizzate dal tempo.  Ferite d’Arma da Gioco è la rappresentazione teatrale di un racconto nato in America nel 2009 dalla mente del drammaturgo indo-canadese Rajiv Joseph, e giunge per la prima volta in Italia con il debutto al Teatro dell’Orologio di Roma dal 03 al 08 Marzo, con la regia di Stefano Scandaletti. Due ragazzini sono amici per la pelle nel senso letterale del termine: adorano guardare e toccare le ferite dell’altro ma sono ancora troppo immaturi per percepirne le cause, per aiutarsi a vicenda. Il terreno dei loro giochi di infanzia è l’infermeria… Gli attori-estremamente efficaci nella timbrica e nelle movenze-cambiano d’abito sul palco in un gioco di luci e ombre che non distraggono il pubblico e non involgariscono la scena. Un po' come nella Cantatrice Calva di Ionesco, spesso parlano con gli occhi persi nel vuoto cercando di capirsi al di là del loro apparente ritardo mentale. Sono autolesionisti non pazzi. Giorno dopo giorno e fase dopo fase (in un andirivieni di adolescenza, fanciullezza e età adulta), trovano forza e coraggio nella scoperta di un amore che non sa di sangue e vomito ma di speranza. Il regista ha voluto alternare silenziose pause ad un ritmo estenuante di attacchi verbali di Clara e di risposte passive di Diego, che per tutta la durata della rappresentazione sembra cascare dalle nuvole.  E invece è proprio lui il deus ex machina, che, rendendo il tutto estremamente tragico, addolcisce gli attacchi d’ira di una Clara sfregiata all’addome e nell’anima. Fortemente espressivi gli attori nella mimica facciale, ottima la scelta dei suoni -pur rievocando un qualcosa de Il Cigno Nero- e delle luci; efficace il messaggio dell’amore che cicatrizza le ferite nel buio dei dolori dell’anima. Il tema del "cutting", male sociale dei nostri giovani, viene decorato coraggiosamente da una prima esperienza di regia ben riuscita a Stefano Scandaletti. Assolutamente da vedere e da ascoltare. Ilaria Battaglia

© Riproduzione riservata

Multimedia