Di Francesco E Il Suo Futuro

La complessità di allenare a Roma

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 Fonte immagine Giuseppe Di Stasi

La complessità di allenare a Roma: il punto su Di Francesco.


Con la vittoria netta ai danni del Frosinone, la Roma ha trovato quella boccata d’ossigeno necessaria a seguito del complicato inizio di stagione, in cui i giallorossi sembravano aver perso la solidità e la cattiveria che hanno contraddistinto la scorsa annata. La contestazione dei tifosi ha trovato come bersaglio principale la società, come dimostrano i fischi assordanti di ieri sera nel momento in cui Monchi e Baldissoni sono comparsi sul maxi-schermo dell’Olimpico, ma anche i giocatori, accusati di scarso impegno e di mancanza di carattere soprattutto riguardo i nuovi arrivati.


Di Francesco è stato indicato da tutti come l’ultimo responsabile, nonostante gli siano stati riconosciuti diversi errori a livello tattico e di scelte iniziali sulla formazione da schierare in campo: la difesa a 3 schierata col Milan e rinnegata a fine primo tempo con l’ingresso di El Shaarawy ed il passaggio al 4-2-3-1, l’esordio assoluto di Zaniolo al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid campione d’Europa per tre edizioni consecutive ed infine la scelta di adattare Marcano come terzino sinistro al posto di Kolarov, nella sciagurata trasferta di Bologna; alcuni di questi errori sono stati riconosciuti anche dal tecnico, che ha dichiarato di sentirsi in discussione insieme alla squadra, essendo lui il principale responsabile del modo e dell’atteggiamento mostrato dalla squadra in campo. Dopo la partita di Bologna, si è pensato ovunque che l’allenatore fosse giunto al capolinea e che avrebbe avuto il derby come ultima spiaggia per salvare la propria posizione e dare una svolta alla stagione della Roma.


Ma quanto avrebbe senso esonerare Di Francesco?


Poco. Molto poco. La Roma la scorsa estate ha consegnato la guida della prima squadra al tecnico abruzzese, affidandogli il compito di gestire l’inizio dell’era post Totti, con un mercato volto principalmente ad investire cifre importanti su giocatori di prospettiva. Il progetto è andato avanti anche quest’estate dove, indipendentemente dai buoni risultati ottenuti lo scorso anno, Monchi ha continuato a ringiovanire la rosa, vendendo pezzi pregiati come Nainggolan e Strootman, per dare spazio a giovani come Cristante, Pellegrini e Zaniolo, convinto che sarebbero stati inseriti coi tempi giusti anche grazie all’esperienza di giocatori come De Rossi, Nzonzi e Pastore. Tuttavia, proprio la scarsa forma dei giocatori più rappresentativi è stata la causa principale delle pessime prestazioni della Roma, ostacolando il compito del mister di trovare un equilibrio tattico in cui aggiungere con calma le qualità dei nuovi arrivati. Sicuramente Di Francesco ha le sue colpe, come per esempio non aver previsto il fatto che alcuni punti fermi come Fazio e Kolarov, avendo saltato gran parte della preparazione per aver disputato il mondiale, si sarebbero trovati in difficoltà a dover affrontare da subito tutti gli impegni ufficiali da titolari e perciò sarebbe stato utile dare fiducia da subito ai loro sostituti naturali Marcano e Luca Pellegrini.


La fiducia è ciò di cui ha più bisogno il mister in questo momento, a prescindere dai risultati ottenuti dalla squadra, perché se vogliamo veramente crescere come ambiente dovremmo imparare a capire i momenti. Ritrovarsi da una stagione all’altra con una rosa rivoluzionata ed imbottita di giovani non è un compito semplice, c’è bisogno di tempo per creare le giuste intese ma anche per far acquisire ad alcuni la giusta mentalità ed in questo senso fa ancora rumore la terza tribuna di fila per Karsdorp, momentaneamente bocciato dall’allenatore per l’insofferenza mostrata dopo la prima esclusione nella trasferta europea di Madrid. Sarebbe importante un intervento serio della società in merito alla posizione del mister, perché esternazioni come quelle di Pallotta che si sente “disgustato” dalla prestazione di Bologna, non fanno altro che alimentare il malumore imperante a Trigoria e mettere in discussione il lavoro iniziato a luglio da Di Francesco, mentre risulterebbe utile in un momento simile che la squadra venga aiutata nel riuscire a compattarsi per ripartire. È sufficiente pensare alla Juventus nella stagione 2014/2015, che si ritrovò in una situazione molto simile: ceduti 3 titolari inamovibili come Tevez, Pirlo e Vidal, i bianconeri zoppicarono nei primi mesi di campionato racimolando 12 punti in 11 gare con un ritmo da zona retrocessione; a quel punto Buffon ed Evra, ma soprattutto Marotta, dichiararono apertamente fiducia ad Allegri e rimproverarono pubblicamente il modo di lavorare di alcuni compagni, rei di non aver compreso quanto bisognasse lavorare duro per mantenersi ai livelli degli anni precedenti e lo scossone generato risvegliò la squadra, che vinse 25 delle 27 partite rimaste da giocare e si aggiudicò il quinto scudetto di fila.


Di Francesco lo scorso anno è riuscito a dimostrare le sue capacità soprattutto riguardo la gestione delle energie, facendo arrivare la squadra in piena forma nel momento clou della stagione, riuscendo così a realizzare l’impresa di arrivare ad un passo da una storica finale di Champions e di ottenere un buon piazzamento in campionato, con l’unica pecca riguardante l’uscita agli ottavi di Coppa Italia contro il Torino. Anche quest’anno la preparazione è stata impostata per permettere ai giocatori di arrivare alla sosta invernale in buone condizioni fisiche e rendere sufficiente un mini richiamo per mettere nelle gambe la benzina necessaria fino a maggio, pagando con un inizio più complicato del previsto. Insomma, aspettiamo la fine della stagione per tirare le somme su un tecnico, che già lo scorso anno è stato in grado di sorprendere tutti e che solo per questo merita almeno una seconda chance.





Mirko De Blasio

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