ANDY WARHOL

LA VERA ESSENZA DI WARHOL IN MOSTRA AL COMPLESSO DEL VITTORIANO, ALA BRASINI, DAL 3 OTTOBRE 2018 AL 3 FEBBRAIO 2019

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LA VERA ESSENZA DI WARHOL IN MOSTRA AL COMPLESSO DEL VITTORIANO - ALA BRASINI, DAL 3 OTTOBRE 2018 AL 3 FEBBRAIO 2019.

Un’esposizione di oltre 170 opere che traccia la vita straordinaria di uno dei più acclamati artisti della storia, interamente dedicata al mito di Warhol e realizzata in occasione del novantesimo anniversario della sua nascita.

La Mostra è stata realizzata sotto l’egida dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano e con il patrocinio della Regione Lazio e di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita Culturale, la mostra Andy Warhol è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con Eugenio Falcioni & Art Motors srl e curata da Matteo Bellenghi.

UnfoldingRoma è stato lì e vi racconta quanto ha visto.

Andy Warhol nacque a Pittsburgh, in Pennsylvania, il 6 agosto del 1928, ultimo di quattro figli di Ondrej Warhola e di Júlia Justína Zavacká, ambedue immigrati slovacchi.

Warhol studiò arte pubblicitaria al Carnegie Institute of Technology. Dopo la laurea, ottenuta nel 1949, si trasferì a New York dove lavorò per riviste come Vogue e Glamour.

Il 3 giugno 1968 una femminista radicale sparò a Warhol e al suo compagno di allora, Mario Amaya. Entrambi sopravvissero, nonostante le gravissime ferite riportate da Warhol avessero fatto temere il peggio. Le apparizioni pubbliche di Warhol dopo questa vicenda diminuirono drasticamente.

Morì cinquantottenne a New York il 22 febbraio 1987, in seguito a un intervento chirurgico alla cistifellea, dopo aver realizzato Last Supper, ispirato all'Ultima Cena di Leonardo da Vinci.

Nella primavera del 1988, 10.000 oggetti di sua proprietà furono venduti all'asta da Sotheby's per finanziare la "Andy Warhol Foundation for the Visual Arts". Nel 1989 il Museum of Modern Art di New York gli dedicò una grande retrospettiva.

Dopo la morte, la fama e la quotazione delle opere crebbero al punto da rendere Andy Warhol il secondo artista più comprato e venduto al mondo dopo Pablo Picasso.

La Pittura

L’attività artistica pittorica di Andy Warhol conta tantissime opere, che produceva in serie con l'ausilio dell'impianto serigrafico, come i ritratti di Marilyn Monroe e Mao Zedong, Che Guevara e tante altre.

La ripetizione era il suo metodo di successo: su grosse tele riproduceva moltissime volte la stessa immagine alterandone i colori che erano prevalentemente vivaci e forti. Prendendo immagini pubblicitarie di grandi marchi commerciali o immagini d'impatto come incidenti stradali o sedie elettriche, riusciva a svuotare di ogni significato le immagini che rappresentava proprio con la ripetizione dell'immagine stessa su vasta scala.

La sua arte, che portava gli scaffali di un supermercato all'interno di un museo o di una mostra, era una provocazione nemmeno troppo velata: secondo Andy Warhol che è uno dei più grandi esponenti della Pop art, l'arte doveva essere "consumata" come un qualsiasi altro prodotto commerciale. Anche il più povero può bere la stessa Coca-Cola che beve Jimmy Carter o Elizabeth Taylor.

Warhol era comunque fondamentalmente un ritrattista che spesso lavorava su commissione, facendosi pagare profumatamente. Per i VIP dell'epoca essere ritratti da Warhol divenne un imperativo a conferma del proprio status sociale e tra questi troviamo molti italiani famosi nel mondo come Agnelli, Valentino e Versace.

Il Cinema

L'interesse di Warhol per il cinema nasce nel 1963 quando decide di acquistare una cinepresa 16mm. I primi film di Warhol sono minimali: Sleep, Kiss, Eat, Blow Job, Empire, girati tutti tra il 1963 ed il 1965. Sono tutte riprese a camera fissa e mostrano scene e azioni dilatate nel tempo, come ad esempio Sleep dove il protagonista, il poeta John Giorno viene ripreso mentre dorme per 5 ore e 20 minuti o Blow Job dove è ripreso solo il volto dell’attore protagonista intento a ricevere sesso orale per 35 minuti.

Per Warhol questi film sono solo dei quadri in movimento e quello che ricerca è esclusivamente la composizione.

Luogo fondamentale sia per la sperimentazione che per l'ispirazione nel mondo del cinema di Warhol fu la Factory. The Factory era il nome dello studio originario di Andy Warhol a New York City tra il 1962 e il 1968, e con lo stesso nome sono conosciuti anche i suoi studi successivi. Si trovava al quinto piano del 231 East 47th Street, a Midtown Manhattan. L'affitto ammontava a "un centinaio di dollari all'anno soltanto". L'edificio che ospitava la Factory non esiste più.

La Factory era il punto di ritrovo per artisti, utilizzatori di anfetamine, e le superstar di Warhol; divenne anche famoso per le feste all'avanguardia. Nello studio i collaboratori di Warhol producevano serigrafie e litografie. Nel 1968 Andy spostò la Factory al sesto piano del Decker Building, al 33 Union Square West, vicino al Max's Kansas City, un club che Warhol e il suo entourage avrebbero frequentato spesso. Potremmo definire la Factory una sorta di antenato del co-working.

L’Esposizione

Il percorso espositivo, sapientemente studiato dall’organizzazione della mostra, inizia con le principali icone che hanno condizionato il divenire dell’artista: la celebre Campbell’s Soup del 1969 e Ladies and Gentlemen (1975); i ritratti di grandi personaggi che da figure storiche ha trasformato in icone pop, come Marilyn (1967) Mao (1972) e gli stessi Self portrait. Si prosegue evidenziando e affrontando il tema dei legami con la moda, anche in ambito italiano grazie ai ritratti di Giorgio Armani (1981) e Regina Schrecker (1983).

Divertente e colorato è lo spazio è dedicato ai rapporti con il mondo musicale vi sono i ritratti di Mick Jagger (1977), Rats and Star (1983), Miguel Bosè (1983), Billy Squier (1982) sino alle copertine dei dischi di cui è possibile anche ascoltare le tracce grazie a delle cuffie messe a disposizione per il visitatore. Le copertine più famose sono indubbiamente di The Velvet Underground & Nico del 1967 con la celebre “banana sbucciabile”, chiaramente simbolo erotico sfacciato e quella con i mitici jeans con la vera zip di Sticky Fingers dei Rolling Stones del 1971 dove il richiamo erotico è ancora fortemente presente. Oltre a queste sono ricordate anche altre copertine sempre progettate dall’artista, come Love You Live by Rolling Stones del 1977, Milano Madrid di Miguel Bosè del 1983 ed infine Menlove Ave di John Lennon del 1986.

Sono inoltre presenti in mostra le preziosissime polaroid dell’epoca che rappresentano anche il punto di partenza per la realizzazione dei ritratti serigrafici e i celebri self portrait: Grace Jones (1984), la Principessa Carolina di Monaco (che finì sulla copertina di “Vogue” nel 1984), i ritratti di noti stilisti come Valentino (1973) e cantanti come Paul Anka (1975), Stevie Wonder (1972) e Carly Simon (1979).

A chiusura dell’esposizione vi è un omaggio al mondo cinematografico celebrato in mostra attraverso i ritratti di Liz (1964), Judy Garland (1985), Silvester Stallone (1980) e Arnold Schwarzenegger (1977).

In definitiva la Mostra dedicata a Andy Warhol per ricordare il novantesimo anniversario della sua nascita, è una delle migliori mostre organizzate a Roma negli ultimi anni. Ci troviamo al Centro di Roma, in uno dei monumenti più importanti della città e dell’Italia stessa, l’esposizione è stata organizzata perfettamente, è un’esplosione di colori e positività, ti riempie il cuore e quando esci ne sei pienamente soddisfatto.

L’esposizione riesce veramente a mostrarci la vera essenza dell’artista newyorkese che, non solo è giustamente da considerare il padre della Pop Art ma anche uno dei più grandi esponenti dell’arte contemporanea che ha meglio di tutti mostrato gli eccessi del consumismo e del capitalismo, precursore geniale del nostro mondo odierno ossessionato dalle immagini e dalla comunicazione social. E’ sicuramente una mostra da visitare e da vivere approfonditamente.

Alessio Capponi

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