Lega, Salvini E Il Leitmotiv Dell’abolizione Del Valore Legale Della Laurea

Lega, Salvini E Il Leitmotiv Dell’abolizione Del Valore Legale Della Laurea

Articolo di Chiara Zanetti

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Lega, Salvini e il leitmotiv dell’abolizione del valore legale della laurea

La velleitaria, fanfarona quando non invece davvero pericolosa ossessione della politica di destra (gemellata in questo dal Movimento 5 Stelle) per lo slogan, la rodomontata, la semplificazione sottovuoto confezionata ad uso e consumo della pancia e delle fissazioni storiche della base militante e dell’elettorato più istintivo e fidelizzato porta spesso a riciclare argomenti che diventano ritornelli a ricomparsa puntuale come gli addobbi natalizi a dicembre. Uno di questi, per la Lega, è l’abolizione del valore legale del titolo di studio e la proposta vaga di un imprecisato ridimensionamento dell’università. Salvini sostiene che bisogna essere giudicati per quello che si dimostra di saper fare e non per il “pezzo di carta”. Il ministro dell’Interno, come talvolta gli accade, occorre riconoscerlo, coglie un seme di verità e lo esprime in un’estrema sintesi che, abborracciata così, può pure essere condivisibile. Ma, come per altre tesi e questioni critiche, sono i piani complessivi di riforma e la visione globale del Paese ad essere suscettibili di perplessità o vera preoccupazione. Ha affermato Salvini: “Negli ultimi anni la scuola e l'università sono stati serbatoi elettorali e sindacali: ecco perché l'abolizione del valore legale del titolo di studio è una questione da affrontare.” Ecco che il leader della Lega rispolvera la vecchia tiritera di Berlusconi: le scuole sono sotto il dominio del proselitismo della sinistra. Ma Salvini, a differenza di Berlusconi che è innamorato dei titoli e delle benemerenze, infiocchetta con questo motto a pregiudiziale ideologica lo scetticismo che lo indurrebbe addirittura a depauperare il titolo di studio del proprio valore legale.

Un saggio adagio popolare suggerisce di non buttare via il bambino con l’acqua sporca. Quindi, se certe ipertrofie farraginose e ben poco produttive dell’università di massa ingenerano da tempo dubbi e malcontento largamente condivisi in maniera trasversale alle appartenenze politiche, e in merito urge un intervento, ciò non implica un indiscriminato colpo di mannaia sulle condizioni valoriali del percorso di studi. Ad ogni modo, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha risposto calmando la foga di Salvini, seppure non sedandola del tutto: “È un tema di cui si dibatte da tanti anni, ma in questo momento non è in programma, non è detto che possa essere analizzato in futuro”. Staremo a vedere, insomma.

Chiara Zanetti

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