Natino Chirico

L'artista non è una figura giuridica nel nostro Paese. Noi non abbiamo pensione perché non abbiamo un albo - Intervista di Chiara Zanetti.

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Natino Chirico è un pittore di origini calabresi, classe 1953. Dopo aver frequentato il liceo artistico, studia all'Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria e completa il percorso formativo prima all'Accademia di Brera di Milano, quindi a Roma. Già ai tempi del liceo comincia a dipingere quadri di matrice figurativa e ad esporre nel 1973, rivelando nell'immediato una personalità forte e doti artistiche di grande rilievo. In seguito, diviene disegnatore nel mondo della moda (Versace e Ken Scott), illustratore in campo editoriale e realizza numerose opere per brand importanti ed affermati. Dopo i felici esordi pittorici con opere in cui sono evidenti i riferimenti al cubismo e all'espressionismo, a partire dal 1977 la sua attività si polarizza primariamente sul disegno, con grandi lavori a matita sanguigna, soprattutto ritratti e oggetti del mondo del suo quotidiano, in una ricerca di sé e dei propri mezzi espressivi. Gli anni ’90 segnano un ritorno completo alla pittura e una nuova attenzione alla materia e al colore, con grandi cicli pittorici dedicati al mare, prima, e poi al cinema italiano.

Maestro Chirico, intanto desidero ringraziarla a nome di tutta la redazione per aver accettato di essere nostro ospite, fatto che ci onora e non poco.

Negli anni, ha esposto a Reggio Calabria, Roma, Milano, Napoli, Torino, Venezia, Catania, Cosenza, Perugia e Todi, a Parigi, Varsavia, Bruxelles, Berlino, New York, San Francisco e Mosca. Ha inoltre partecipato a mostre collettive, concorsi e premi, nonché a riconoscimenti in campo nazionale e internazionale. Diverse opere sono presenti in numerosi musei, collezioni private e sedi istituzionali. I suoi lavori hanno dunque “viaggiato” e varcato i confini autoctoni varie volte. Vorrei, in questa sede, riportare una citazione di uno dei miei autori preferiti, Fernando Pessoa:“Desidero partire: non verso le Indie impossibili o verso le grandi isole a Sud di tutto, ma verso un luogo qualsiasi, villaggio o eremo, che possegga la virtù di non essere questo luogo.Non voglio più vedere questi volti, queste abitudini e questi giorni.”

Ha mai avuto questa desiderio di evasione in un luogo “altro” da quello noto? Attraverso la sua arte, riesce a soddisfarlo? E, contestualmente, i suoi lavori lo riflettono?

Assolutamente sì. Io per assurdo non avrei quasi necessità di viaggiare perché il mio lavoro mi consente di vedere oltre; si tratta di lavorare da dentro anziché dall'esterno. Anzi, una delucidazione: più che da un desiderio di evasione, le mie opere nascono da un bisogno soddidìsfatto di ricerca interiore.

Quali sono i messaggi fondamentali alla base della sua produzione artistica?

L'amore per la vita. Amare rappresenta una ricchezza straordinaria, è il contraltare dell'egoismo, assolutamente sterile. Questo sentimento ti apre mille porte, quindi la scelta primaria deve essere questa. D'altro canto, mentre dai ricevi anche, ti arricchisci e raccogli energie per procedere.

Parliamo invece dei suoi soggetti prediletti.

Sono tutti dei personaggi che riflettono quello che ci siamo detti poc'anzi. Pensa a Charlie Chaplin, il quale diceva: “Un giorno senza sorriso è un giorno perso”. Sempre Charlie Chaplin sosteneva che bisogna pensare a ciò che siamo, non a quello che gli altri pensano di noi.

Tuttavia, “Un dipinto deve sempre andare aldilà del proprio soggetto”, sostiene il pittore inglese Michael Simpson, il quale considera la pittura come uno strumento per “dare forma a un’idea”. Conviene con questa posizione?

La pittura è sicuramente uno strumento per dare forma, anche ad un'idea, ma più che altro a una ricerca di autenticità, anche perché i fruitori dell'arte queste cose le sentono, sentono se c'è verità in quello ce realizzi.

Quali sono le sue considerazioni sullo stato dell’arte contemporanea in Italia? Si fa abbastanza per valorizzarla? Cosa si potrebbe fare di più?

Intanto, bisognerebbe valorizzare l'artista e non le gallerie. L'artista non è una figura giuridica nel nostro Paese. Noi non abbiamo pensione perché non abbiamo un albo. Pensa a come siamo trattati quando andiamo all'estero, riceviamo tutt'altra considerazione. Altrove si possono pagare le tasse con le opere d'arte, in Italia rimane un miraggio...

«C'è un'energia nuova che attraversa la cosmopolita Milano ed è molto probabile che duri anche dopo l'Expo». A dirlo era il New York Times che, il 7 gennaio 2015, pubblicò un articolo intitolato “36 ore a Milano”. E non sbagliava. Cosa ne pensa di questo fermento?

Io penso che Milano sia l'unica città italiana affacciata sull'Europa, è un esempio per il resto della penisola, si vive in maniera europea ed è pensata in maniera europea. Noi siamo tagliati fuori in questo senso. Roma, ora, è protagonista di una caduta vertiginosa. Personalmente, sogno come Seneca di ritirarmi in campagna.

Il sud è devastato dai fenomeni meteo che hanno dell'assurdo: tre tornado in otto ore tra Calabria, Puglia e Campania; piogge torrenziali e danni ingenti anche al Centro. Quali sono le sue idee circa tali manifestazioni di malessere della Terra?

Non ho la preparazione tecnica per parlarne. Certo il clima è cambiato. È cambiato il clima ed è cambiata la vita. Alcuni complessi architettonici abusivi costituiscono barriere; un tempo era diverso, i contadini regimentavano l'ambiente come si deve. Non solo non è più così ma non vedo segnali di presa di coscienza.

Varie forme d'arte “non autorizzate” hanno da sempre caratterizzato i muri e gli spazi pubblici delle città; tuttavia, negli ultimi decenni, questi segni espressivi sono notevolmente aumentati, dando vita a qualcosa di nuovo anche mediaticamente. MI riferisco ovviamente alla Steet Art. A suo avviso, come influisce sulla creatività contemporaea?

Per quanto riguarda le opere sul muro in un Paese dove è nato l'affresco, insomma.... Io le guardo da un punto di vista tecnico e non le posso amare, se non come forma di espressione di libertà, ma deve essere controllata.

Mimmo Lucano, sindaco di Riace, è agli arresti domiciliari per “favoreggiamento dell'immigrazione clandestina”. Vuole commentare?

Ci sono leggi e vanno rispettate ma quando si tratta di salvare vite umane io non sono con Lucano, lo sono 100.000 volte. Pensa alle leggi razziali e a chi ha salvato gli ebrei... Pensa alla ragazza rapita In Kenya, torniamo al concetto iniziale di amore contro l'egoismo. Mi vergogno del fatto che il Mediterraneo sia diventato un cimitero; il baricentro basso del Nord Africa è la culla della nostra cultura, si son dimenticati che arriviamo da lì.

Concludiamo con un piccolo scorcio, o strappo se preferisce, sul futuro: progetti per l'anno venturo?

Una mostra a Perugia, un dialogo tra Chaplin e Fellini. Poi mi propongo di fare un'altra esposizione a Boston ma si vedrà. Una cosa so per certo: ho tanto da lavorare e tanto da creare.

Chiara Zanetti

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