Davide Pistoni

Davide Pistoni

Quando la musica incontra l'anima

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Davide Pistoni, figlio d’arte e enfant prodige del teatro italiano, vanta nel suo curriculum le collaborazioni con i più grandi musicisti e attori italiani da Claudio Baglioni a Zucchero Fornaciari, da José Carreras a Paola Cortellesi, passando attraverso nomi come Giancarlo Giannini, Carlo Verdone, Renato Greco, Andrea Morricone e molti altri artisti, tutti di grande calibro.

Oggi Davide è pianista solista, cantante, arrangiatore, consulente musicale, direttore artistico del Teatro Greco a Roma oltre che collaboratore di gruppi di gospel e spirituals, un artista completo maturo e consapevole, che tanto ha dato e tanto ha ancora da dare alla musica.E’ un grande piacere dunque incontrarlo per rivolgergli qualche domanda.

Davide, com’è il lavoro del musicista?

E’ un lavoro molto faticoso: ci vuole un impegno costante, molta attenzione ai dettagli, la voglia di perfezionarsi sempre, ma anche di ricercare e scoprire. In ogni caso mi considero un uomo fortunato, perché posso fare un lavoro che mi piace e mi appassiona ogni giorno.Tuttavia, guardando a come si sta evolvendo la professione del musicista, devo dire che ho una preoccupazione di base: c’è un'inflazione di "artisti" non professionisti, che hanno invaso alcuni ambienti, specie i Live, e hanno contribuito ad abbassare i guadagni, ma soprattutto la qualità delle performances. In più la crisi nell'ambito della discografia e delle produzioni musicali (i CD sono ormai vetusti, quasi oggetti da modernariato), porta con sé ulteriore abbassamento delle possibilità lavorative, penso ad esempio a tutto ciò che era rappresentato dal lavoro in sala d’incisione, arrangiamenti, turni, ecc…Capisco, avere a disposizione dei mezzi tecnologicamente più avanzati ed efficienti per produrre musica e farla ascoltare molto più velocemente, non significa affatto poter ascoltare musica di qualità fatta da professionisti veri.

Torniamo però su di te. Quanto è stato importante per la tua formazione artistica calcare le scene accanto ai tuoi genitori?

La famosa "gavetta" è l'unica vera scuola di apprendimento, a mio avviso.Oggi siamo abituati a vedere, nei famigerati talent, artisti che vengono buttati nella fossa dei leoni senza aver avuto un periodo di preparazione e di studio.Ricordo che ho debuttato a 3 anni come bambino prodigio, ma a mano a mano che crescevo, mio padre mi ha fatto fare un periodo di prova in tutti i mestieri del teatro: aiuto macchinista, elettricista, fonico, aiuto sarto ed in fine attore-musicista. Mi spiegò che se non avessi provato sulla mia pelle tutte quelle esperienze, non avrei mai dato il giusto peso al lavoro di tutte le maestranze dello spettacolo: devo ai miei genitori la mia dedizione, rispetto per il pubblico, l’educazione al palco e soprattutto l'amore per l'arte.

Che meraviglia Davide! Ho visto alcune fotografie di te piccolissimo sul palco accanto ai tuoi genitori e devo dire che trapela davvero tanto amore e tanta tenerezza. Credo comunque che ci sia uno stretto collegamento tra come si è e come si suona: per te questo ha un senso?

Assolutamente! Il temperamento e l'essere sono inscindibili dal modo in cui ci si dà all'arte! Si può capire se una persona è gretta o generosa da come suona.Non solo, da ciò che si mette in musica si può capire il modo in cui si provano e si vivono i sentimenti: come si è in amore, si è in arte.

Hai lavorato con moltissimi artisti di altissimo livello, quali sono quelli che hanno lasciato maggiormente un’impronta indelebile nel tuo percorso?

Come maestri il primo da citare, da cui ho imparato soprattutto come scrivere per orchestra, armonizzare, arrangiare e a cui ho avuto l'onore di fare da assistente è sicuramente il maestro Armando Trovajoli.

C’è un artista con cui ti piacerebbe collaborare?

Sicuramente Pino Daniele. Purtroppo il mio sogno non si potrà realizzare!Ho avuto modo di conoscerlo e suonare con lui insieme all'orchestra Rai in un concerto ad Assisi.Avrei tanto desiderato suonarci in tour.

Qual è la qualità più importante per un musicista?

Credo soprattutto non smettere mai di cercare di migliorarsi: bisogna avere verso la musica la stessa curiosità di un bambino che smonta il giocattolo per capire come funziona. Capire che non è né un lavoro né un hobby, ma una professione.Tutte le arti che riescono a comunicare davvero emozioni al pubblico e a esprimere l’inesprimibile, ci rendono responsabili del messaggio che promulghiamo. Come diceva Petrolini: “per far divertire bisogna essere seri”.

Come definiresti il panorama musicale 2018 con tre aggettivi e perché?

Tolte pochissime eccezioni, futile, consumistico, poco profondo.Futile perché i temi e il modo con cui vengono realizzati i brani è molto poco professionale.Consumistico perché non esistono più gli "evergreen", la maggior parte della musica e degli interpreti sono meteore: hanno la scadenza, come il latte fresco.Poco profondo perché trovo di una vuotezza parossistica i temi, le linee melodiche, gli arrangiamenti, ripeto, tolti pochissimi casi.

Progetti per il futuro?

Tra le cose che ho in cantiere, c’è un progetto di "rock sinfonico" in collaborazione con Guido Bellachioma e la Sony con brani da me composti, di cui al momento non posso rivelare nulla.Dello stesso progetto è in previsione un tour con una band rock e una orchestra tutta mia, che dirigerò e di cui scriverò le orchestrazioni.

Un progetto davvero ambizioso! Sono molto incuriosita e conoscendo bene il tuo modo di lavorare, sarà sicuramente un altro successo!Finora ti ho sentito esprimere considerazioni abbastanza dure nei confronti dei tuoi colleghi, quindi ora, prima di salutarci, sapendo quanto è difficile parlare di sé stessi, vorrei chiederti un tuo pregio e un tuo difetto.

I pregi preferisco li dicano gli altri, ma penso che siano la dedizione e la passione che metto in tutto ciò che faccio.Il difetto: non riuscire ad accettare i compromessi che molto spesso nella mia professione si trovano sul percorso: in alcuni casi ho rinunciato a grosse opportunità.

In bocca al lupo Davide e speriamo di poterti ascoltare prestissimo.

Barbara Gottardi

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