Cagliari Roma 2018

Di Francesco prova a barcamenarsi come può,cerca di rassicurare la piazza ma ancora non è chiaro se lo strappo sia più con la società o con lo spogliatoio e partite buttate in questo modo non ne fanno propriamente un martire.

337
stampa articolo Scarica pdf



Dopo l'ennesima partita buttata alle ortiche, possiamo farci solo una domanda:

“La Roma riuscirà a salvare una stagione fin qui fallimentare?”

E' vero, i titolari scesi in campo ieri non avrebbero rispecchiato la Roma di Eusebio, non che fino ad ora si fosse fatto meglio, ma sicuramente si sarebbe potuto gestire con più testa un risultato acquisito e ben orchestrato.

Ad aggravare la situazione in casa giallorossa sono stati i tanti infortunii che, sommati ad una rosa completamente stravolta, hanno creato ancora più tensioni sia nello spogliatoio che sul campo.

Non si vogliono creare alibi, le giustificazioni servono a ritardare una riflessione che prima o poi la Roma dovrà affrontare severamente, ma è analizzando il tutto nella sua interezza che forse si potrebbero capire gli errori.

In realtà la Roma ieri ha giocato una buonissima partita, con un primo tempo assolutamente dominato dagli uomini di Di Francesco che, trainati da un Kolarov agguerrito, braccato per tutto il match da uno Srna che alla fine si farà buttare fuori per proteste, è riuscita a tenere a bada la squadra di Maran. Il Cagliari in casa è da sempre stato un avversario ostico per la Roma, ma complici anche le defezioni in casa rossoblù (Castro, Barella e Pavoletti nel riscaldamento), è riuscita a regalare giocate e schemi davvero interessanti.

Il Cagliari ha giocato a testa bassa per tutto il primo tempo, cercando di recuperare palloni solo a centrocampo e lasciando alla Roma parecchia mobilità, c'è da dirlo, a fare la differenza sono stati anche Under, Kluivert e Cristante che nel loro approccio un po' acerbo, riescono a dialogare con entusiasmo sfruttando le fasce e regalando un gol davvero ben costruito.

I giovani però si sa, viaggiano a corrente alternata e forse peccano di vanità, così se nel primo tempo mostrano i denti, nel secondo calano di rendimento, cercano la giocata d'effetto piuttosto che la sicurezza e si perdono occasioni e treni, l'inesperienza, la voglia di mettersi al centro dell'attenzione, un risultato erroneamente già metabolizzato, insomma alla fine la squadra perde mordente, lascia scorrere con leggerezza i palloni e si incarta su se stessa, non è la prima volta che invece di affondare la spada, si grazia il nemico lasciandogli l'ultima stoccata.

In tutto questo caos, come dicevamo prima a tenere i denti stretti restano Kolarov e Zaniolo, per il serbo è davvero un'altra partita giocata di testa, molta concentrazione e, a mio avviso troppa pressione per un giocatore che sente ad oggi, viste le assenze pesanti di Dzeko e De Rossi, una grossa responsabilità sulle spalle.

Recupera, imposta, ruba palloni e realizza, -ancora su punizione, anche se qui, lievemente deviata da Cerri- con fare preciso e deciso, ma non con quella serenità che ha spesso mostrato nel suo gioco.

La situazione è pesante e nello spogliatoio deve esserci più di un problema, un po' traspare dagli atteggiamenti dei giocatori, un po' dalle parole e forse anche da quelle espressioni tirate e rabbuiate in campo.

Di Francesco prova a barcamenarsi come può,cerca di rassicurare la piazza ma ancora non è chiaro se lo strappo sia più con la società o con lo spogliatoio e partite buttate in questo modo non ne fanno propriamente un martire.

A dare frizzantezza in mezzo al campo ci pensa Zaniolo, positiva la sua prestazione, come contro l'Inter all'Olimpico, una scoperta che cresce partita, dopo partita acquisendo sicurezza e caparbietà.

Imposta, ma prova continuamente la risoluzione in porta, una delle poche garanzie che Di Francesco vuole preservare, ma sbaglia, come sbaglia tutti i cambi che scoprono la Roma regalando lo sprint finale al Cagliari.

Il match sembra portato a casa, due giocatori espulsi ed un risultato che aspetta solo il triplice fischio per venir consolidato...qualcuno dovrebbe ricordare al Mister le parole di un grande allenatore del passato:”Partita finisce, quando arbitro fischia!” ed oggi nulla sembra più vero di quel mantra che ritorna continuamente alla mente dal pareggio di Sau.

Finisce 2-2 dopo aver cercato e trovato una chiave che sembrava aver quasi aperto uno spiraglio, 11 contro nove, in realtà la Roma ha confuso l'avversario giocando dal primo minuto in dieci, il ruolo di Schick e- fa male dirlo- non prende piede, il giocatore si imbambola davanti alla porta ad ogni occasione, serve qualche assist, ma manca di cattiveria, viene sostituito da un Pastore che riesce anche a fare peggio, certo, un'ennesimo esperimento in una Roma senza identità.

Anche l'uscita di Zaniolo per Juan Jesus contribuisce a togliere stabilità alla squadra, due giocatori che purtroppo non sembrano interagire con il resto del gruppo, il tempo c'è stato per tutti, poi c'è chi si fa trovare pronto e chi si prende spazi non dovuti.

Le responsabilità sono di tutti, recriminare sul chi, sul come e sul cosa riporta solo ragionamenti sterili e insensati, la soluzione sarebbe nella continuità lo è per Zaniolo, Kluivert e Lorenzo Pellegrini, lo sarà quasi sicuramente per Perotti se riuscirà a recuperare, potrebbe esserlo per tutti gli altri, al momento altri errori sembrano portare al patibolo e le parole grosse giunte da oltreoceano non fanno pensare a nulla di buono.

Di Francesco è in bilico tra una fiducia meritata e conquistata sul campo ed una voglia di trovare un capro espiatorio su cui riversare tutte le responsabilità, qualcuna come detto ne ha, ma non tutte. Rischia, rischia grosso e ne è consapevole da stamattina le voci di un suo esonero si sono rincorse prepotentemente, poi la notizia di una fiducia rinnovata, che, siamo sicuri verrà ben ricambiata.

Mercoledì la Champions League, insignificante sul piano del risultato ma necessaria sul piano morale, domenica c'è il Genoa sarà una settimana lunga e tutti passeranno sotto la lente di ingrandimento, da anni non si sfiorava una crisi interna così profonda ma invece di indagarne le motivazioni, ancora una volta si cerca un colpevole, Cagliari è stata la punta dell'Iceberg fino ad ora, sotto bisognerebbe lavorare con intelligenza.

Per salvare una stagione fin troppo deludente, la squadra dovrebbe ripartire da zero, cercando di recuperare serenità e intavolare una formazione che abbia ruoli e idee precise.

Il 13 gennaio la Coppa Italia, ripartire da un trofeo alla sua portata, cercare di guadagnare terreno in Champions League e, se non fosse chiedere troppo, recuperare qualche punto in Campionato...esattamente in questo ordine, fino a Natale, l'impressione è che la testa non riesca a comunicare con il resto del corpo, occorre respirare, fermarsi e ripartire con un'obbiettivo per volta.


La Roma, La nostra Roma potrebbe avere davvero ancora molto da dire.


Laura Tarani

© Riproduzione riservata