La Roma E La Champions League

Si doveva vincere, si doveva combattere, la Roma perde ancora

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Fa freddo in quel di Praga, un freddo che arriva fino alle ossa, che circonda il cuore e annebbia i pensieri.

Una buona scusa per non pensare, o forse per congelare le riflessioni senza dargli modo di esplodere, La Roma, Di Francesco, Di Francesco, la Roma, un rebus, un 'incognita che non trova soluzione, tra lo sconcerto di pubblico e critica.

Praga era un piccolo riscatto, doveva essere la molla per far ripartire la Roma e riaccendere gli animi, diversi i tifosi al seguito, molti quelli pronti a puntare il dito alla ricerca di un colpevole, quando in realtà colpevoli lo sono un po' tutti, ma si sa, a Roma è diventata una moda prendersela con l'allenatore di turno, ma se in passato esisteva un valido motivo, in questo caso i dubbi sono più di uno., non è più l'ennesima partita persa dai giallorossi e nemmeno la nuova brutta figura rimediata, ma il tempo rimasto a Di Francesco sulla panchina della Roma.

Perché alla fine,quando c'è bisogno di puntare il dito e scaricare responsabilità, la necessità di trovare un capro espiatorio per mettere a tacere gli animi diventa più forte del desiderio di andare a monte e riparare il danno.


Vero è che il passaggio del turno era già in tasca e per molti si trattava solo di una formalità, ma caldeggiare gli alibi comicia a diventare un rischio troppo grosso; anche contro il Real, con il secondo posto in tasca, si è voluto chiudere un occhio, vivendo di rendita sui risultati conseguiti a pieno merito seppur faticando, la rosa scomposta ed i tanti, troppi infortunii hanno allungato una crisi interna che ad oggi sembra irreversibile, nello spogliatoio si respira tensione, difensori che attaccano il centrocampo e le prime linee, “anziani” che se la prendono con i giovani e lo stesso allenatore che spara a zero su tutti.

domenica c'è il Genoa, poi Juve, Sassuolo e Parma, giusto crederci e sbagliato lasciarsi sopraffare dall'arrendevolezza, il Mister sceglie una linea morbida, viziata anche dalle tantissime assenze, spazio a Schick, Kolarov, Manolas, dentro Pastore Kluivert e Under alle spalle di Schik prima punta, Marcano Cristante e Nzonzi a fare da contorno e Santon per dare respiro a Fazio, la squadra di casa nel primo tempo accetta una Roma abbastanza guardinga, prova ma senza cattiveria qualche inserimento ed è Kovarik al 26' a mettere paura, ma la difesa tiene se non altro sulla lucidità di Manolas e Kluivert e Under salgono per allungare la squadra ceca.

Nel secondo tempo la svolta, la notizia del vantaggio del Cska sul Real scuote il Viktoria, la squadra si accentra e comincia a pressare, gli ospiti seguono passivamente tutti gli inserimenti ma sbagliano gli appoggi e peccano di approssimazione, così trovato il canale debole, i cechi insistono dalle parti di Marcano che si fa trovare impreparato e fuori tempo su entrambi i gol, il primo con Kovarik ed il secondo con una sponda che arriva sui piedi di Chory, dopo che Santon, aveva di nuovo aperto il sipario a Kovarik ma che Mirante riesce a respingere.

La reazione dopo il primo gol, arriva 6 minuti più tardi, con una sassata centrale di Under.

La rianimazione sembra nell'aria, entrano Zaniolo e Florenzi, che restituiscono una forma agli schemi ma il tempo scorre e le difficoltà aumentano con il secondo gol che abbassa le flebili speranze della Roma e minaccia la sua stabilità.

Una squadra brutta,abulica e demotivata, figlia di un momento buio e teso.

Le voci di una passaggio di proprietà, seppur prontamente smentite, si fanno sempre più ricorrenti, la voglia di cambiamento comincia a fare da traino ed a rimetterci sarà, quasi inevitabilmente chi invece a questa Roma vuole veramente bene.

Domenica sarà la prova del nove, l'Olimpico sarà un'arena piena di fiere pronte a sbranare la possibile vittima sacrificale che, seppur con tutte le sue mancanze, ha cercato di riparare le falle.


Laura Tarani

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