Roma, Tutta Colpa Del DiFra -

Non è un periodo facile per lui. Forse il periodo più complicato da quando ha realizzato il suo sogno, quello di allenare la squadra con cui 18 lunghi fa si laureò campione d'Italia.

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Fonte Immagine: Giuseppe Di Stasio

Non è un periodo facile per lui. Forse il periodo più complicato da quando ha realizzato il suo sogno, quello di allenare la squadra con cui 18 lunghi fa si laureò campione d'Italia. Non se l'aspettava. I suoi sguardi, le sue espressioni, le sue difficoltà. Eusebio Di Francesco ed una panchina che vuoi o non vuoi traballa. Le sta provando tutte, come a Plzen. Aveva chiesto risposte in un match che contava poco o niente per il cammino in Champions, ma tanto, forse tantissimo, per meccanismi e morale. Ha schierato la Roma migliore che avesse a disposizione, risultato? Altra sconfitta, altri malumori, altra scossa alla sua panchina. Nonostante le dolci parole di Monchi, il direttore sportivo che l'ha voluto, l'ha difeso e continua a difenderlo. La sconfitta ceca non ha fatto altro che aprire ulteriormente ferite già aperte, come mostrano le parole di Manolas. "Squadra troppo giovane, si difende in 11, non in 4". Insomma, un tutti contro tutti. Preventivabile quando i risultati non arrivano. I leader non ci sono più. Se ne sono andati. Alcuni sono stati cacciati. Radja, per esempio, il primo silurato. Strootman se ne è voluto andare accettando la corte del Marsiglia del suo vecchio mentore Rudi Garcia, ma in fondo sappiamo che 30 milioni per un calciatore lontano dai suoi vecchi fasti rappresentavano un'offerta troppo allettante per le casse di Pallotta. Altra partenza, altri bagagli. Nello spogliatoio lo smarrimento più totale, se ne è andato il cuore pulsante, il centrocampo che caratterialmente teneva uniti tutti. Perchè quando la palla non entrava, i risultati non arrivavano o la prestazione di un giovane deludeva le aspettative, erano loro a ricompattare e prendere il timone. Ci sono valori che esulano da ogni guizzo tattico o quoziente tecnico, i valori di spogliatoio, la vera cazzimma, come si suol dire dalle parti del Vesuvio. Oggi la zombie Roma galleggia in un limbo preoccupante: nè giovani nè anziani, nè carne nè pesce. Sconfitte e risultati deludenti, qualche vittoria di speranza, altri risultati pessimi, altre vittorie di piccola speranza e di nuovo nell'oscurità. La prestazione con l'Inter sembrava avesse segnato il punto di ripartenza di una nuova Roma più giovane, in cui sembrava non esserci più spazio per Fazio, Pastore, Perotti. Dopo la schizzofrenia di Cagliari e lo scempio di Plzen son crollate le ultime certezze. Signori, la mediocrità più assoluta. E le risate isteriche di Eusebio riflettono la schizzofrenia giallorossa. Sguardi spenti, persi, persi nel vuoto: ragazzini che sembrano non aver idea di dove siano capitati. Florenzi e Manolas spingono, ma non ottengono risposte. Di Fra cambia le carte, mescola, riapparecchia la tavola, ma i risultati non arrivano. Come se non bastasse, gli infortuni certamente non aiutano il lavoro del tecnico pescarese. Col Genoa è decisiva? Siamo sicuri, siamo proprio sicuri? Perchè se la Roma dovesse rispettare i pronostici e conquistare l'intera posta in palio, poi si va a Torino, allo Stadium, verso un'altra sconfitta. Ed il circolo rinizia. Una vittoria, una sconfitta. Dal punto di vista tecnico, quale può essere la colpa da imputare ad un allenatore che ha visto la sua rosa, il suo corpo, completamente smembrato? Forse soltanto quella di aver assecondato le idee di un direttore sportivo straordinario a Siviglia ma assolutamente terroristico nella sua esperienza capitolina. Quantomeno fin qui. Una rivoluzione futile, fine a se stessa, quando bastava mantenere in blocco gli equilibri trovati l'anno scorso e perchè no, accorciare il gap coi bianconeri sognando in grande. De Rossi era stato chiaro: "Questa squadra non va toccata". Ipse Dixit, signori miei. Straordinario direttore sportivo a Siviglia, concetto da ribadire, Monchi sembra aver distrutto un ciclo costruito negli anni da Walter Sabatini. Quella Roma non esiste più. Pagherà Di Fra, pagherà lui, che sia adesso o a fine stagione. D'altronde che credibilità può avere un tecnico che tutti i giorni entra a Trigoria per provare e trovare soluzioni che puntualmente falliscono? La Roma non decolla e resta in un limbo tra le zone europee e le torbide acque di metà classifica. Fortunatamente resta lemme lemme il ritmo di Lazio e Milan, la Champions in fondo è distante un paio di partite. C'è tutto per rientrare in corsa, ma serve una sterzata. Serve far capire all'ambiente che quella Roma non esiste più, che le semifinali di Champions rappresentano amaramente soltanto un ricordo, che adesso la recita narra Zaniolo, Under e Kluivert. Servirebbe ammettere i propri errori e far capire che non succederanno più. "Nessuna partenza, sta nascendo una nuova Roma, la Roma dei giovani". Questo aprirebbe un nuovo futuro. Provare Pellegrini più basso e Cristante dietro Dzeko potrebbe essere una soluzione, peccato che due elementi su tre siano infortunati. Gira tutto male al povero Di Fra, un signore che sarà accompagnato alla porta ben presto, se non dovesse riuscire a sterzare. Ormai 4-2-3-1 stabile, con le interessanti giocate di Zaniolo o Pellegrini ad illuminare un attacco ad intermittenza. Un filtro fragile, con zombie Nzonzi e un Bryan Cristante fuori ruolo. C'è fuori Daniele, certo, ma non si può contare sempre su di lui. Daniele è grande, ha bisogno di recuperare dagli infortuni che purtroppo lo tormentano negli ultimi anni di una straordinaria carriera. Il filtro non è quello di prima, comandante Fazio sembra un agnellino lasciato al suo destino. Kolarov predica nel deserto, sempre uno dei migliori, nonostante dichiarazioni non proprio impeccabili che vanno ad intaccare ulteriormente la sensibilità del tifoso, proprio in un momento come questo. Troppo altalenante la Roma del Di Fra, non un luminare, senza carattere nè curriculum dei grandi allenatori. Semplicemente un buon, a tratti buonissimo, allenatore. Le sta provando tutte, cerca risposte, non le ottiene. Predica concetti, ottiene l'effetto contrario. Un passo in avanti e due indietro, la Roma versione 2018/19.  Se Spalletti vedeva ombre, Di Francesco parlerà da solo. Perchè se non riuscirà a sterzare parlerà col suo armadietto, da svuotare, inesorabilmente, irrimediabilmente. Pagando colpe che non sono sue, pagando forse il fatto di esser semplicemente un buon allenatore, non adatto ad una piazza come questa in un momento come questo. Baldissoni e Monchi, ottimi professionisti, persone che lavorano per il bene della Roma, senz'altro. Chi discute questo non fa giornalismo. Giornalismo è criticarli obiettivamente per la versione, e che versione, della Roma 2018/19, una delle pagine più tristi della gestione americana di James Pallotta. E la vittima sacrificale sarà lui, Eusebio, che vuoi o non vuoi un giorno sarà costretto a pagar per tutti. 


 Simone Dell'Uomo

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