Famiglia

Dal 16 al 20 gennaio 2019 al Teatro India la pièce di Valentina Esposito con Marcello Fonte

398
stampa articolo Scarica pdf

Dal 16 al 20 gennaio 2019 al Teatro India, torna lo spettacolo Famiglia, della drammaturga e regista Valentina Esposito, fondatrice della factory Fort Apache Cinema Teatro, un progetto teatrale rivolto a detenuti ed ex detenuti per il loro inserimento nel sistema spettacolo.

Il matrimonio dell’ultima e unica figlia femmina di una numerosa famiglia tutta al maschile, è il pretesto per riunire nuovamente tre generazioni di persone legate da antichi dolori, incomprensioni irrisolte, rivendicazioni e ribellioni, e consumare una vicenda d’amore e di odio che va al di là del tempo, bypassando anche i confini tra vita e morte, perché i morti restano in vita finché te li porti dentro.

Scrive Valentina Esposito nelle note di regia: “Non importa se non c’è più il muro di un carcere a separarli. Ancora una volta questi attori usano il teatro per quello che serve, per colmare una distanza, per aggredire il senso di colpa, per sostenere il peso del giudizio. Per parlare a chi forse è in platea o a chi forse non c’è più. Ed è in questo sforzo ed in questa necessità, che ci raccontano della famiglia, della ferocia degli affetti, dell’amore e della violenza, della solitudine. Del tempo che passa. In un semplice, tragico, commovente passaggio dalla realtà alla finzione”.

Famiglia è un testo violento che nasce dal materiale biografico degli attori, dove le dinamiche relazionali personali, vengono trasformate e rese universali, consentendo a chiunque di riconoscersi in quello che vede.

Da un carcere puoi uscire, fuggire, da una famiglia no e, anche se scappi, te la porti dentro. Il carcere ha spazi chiaramente delimitati, una famiglia no. Il carcere reclude il tuo corpo, una famiglia può recludere la tua anima. Una famiglia dovrebbe essere basata su legami d'amore, ma il rovescio della medaglia che chiamiamo amore è l'odio e anche questo può diventare un legame che unisce i membri di una famiglia.

Il termine legame indica qualsiasi cosa con cui si lega o che tiene legato (si scioglie un legame, ci si libera da un legame). È un vincolo morale o sentimentale e, più genericamente, indica qualsiasi rapporto d’obbligo che limita la libertà d’agire e disporre di sé. In quest'ottica, una famiglia somiglia ad un regime detentivo. La differenza è che hai un “fine pena: mai”.

Famiglia, di Valentina Esposito, mette nonni, figli, nipoti, vivi e morti, sullo stesso palcoscenico, seguendo un filo mai spezzato, che ancora lega moltissime famiglie: quello dell'antico tema delle colpe dei padri che ricadono sui figli. Una catena ininterrotta di azioni, di parole dette e non, di pensieri, che impediscono ai membri di una famiglia, generazione dopo generazione, di uscire da un circolo vizioso che trascende lo spazio e il tempo. Puoi anche scappare in America, come faranno alcuni componenti di questa famiglia, ma se la catena ce l'hai dentro, la porti con te ovunque tu vada.

Valentina Esposito restituisce un archetipo di famiglia lontano dal modello caro ad alcune pubblicità e più vicino alla vita, dove prevalgono le relazioni conflittuali, che rendono questa cellula sociale una struttura stabile e contraddittoria al tempo stesso, luogo dell'amore assoluto, soprattutto delle madri nei confronti dei figli, ma anche luogo di scontro, dove però le personalità si formano. Le colpe dei padri che ricadono sui figli sono quindi la mancanza di amore, l'incapacità di dialogare, l'anaffettività giustificata da un modello educazionale che di umano non ha nulla. Odio, invidia, rabbia e rancore, soprattutto nelle figure maschili, annullano l'amore che scorre nelle vene di alcune figure femminili, facendo sì che la violenza diventi la materia prima che forma i legami di questa famiglia. “Deve diventare uomo” è la giustificazione che da sempre diamo alla violenza sui minori, soprattutto maschi, seminando solo altra violenza. Emblematica una delle frasi conclusive della pièce, “Non c'è amore in questo mondo”: non può esserci ciò che non facciamo crescere.

Sul palco Alessandro Bernardini, Christian Cavorso, Chiara Cavalieri, Matteo Cateni, Viola Centi, Alessandro Forcinelli, Gabriella Indolfi, Piero Piccinin, Giancarlo Porcacchia, Fabio Rizzuto, Edoardo Timmi, Cristina Vagnolie con Marcello Fonte Palma d’Oro al Festival di Cannes 2018 e vincitore European Film Awards, come Miglior Attore Protagonista per il film Dogman.

Uno spettacolo che forse non lascia spazio ad applausi a scena aperta, ma che lega indissolubilmente spettatori ed attori, mentre si consuma l'ennesimo dramma familiare, recitato in maniera ruvida, animalesca, senza sentimentalismi, senza soluzioni falsamente salvifiche. Un racconto che mette in evidenza, senza inutili indagini psicologiche, la voracia, l'egoismo e l'animalità dell'uomo ferito a morte dalla mancanza di compassione. E se una luce si accende nell'oscurità, non è quella che guida il corteo funebre finale, ma è nell'immenso potere di guarigione che hanno le donne. Se e nella misura in cui decidono di usarlo.


Alessia de Antoniis





© Riproduzione riservata