Ivan Talarico E Claudio Morici

Freschibuffi e Altre Trasmigrazioni dell'Anima all'Auditorium Parco della Musica venerdì 25 gennaio - intervista di Alessia de Antoniis

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L'Auditorium Parco della Musica – Sala Petrassi, ospiterà venerdì 25 gennaio 2019, il nuovo reading con canzoni di Claudio Morici e Ivan Talarico, dal titolo Freschibuffi e Altre Trasmigrazioni dell'Anima.

Ivan Talarico è come un ottimo vino rosso: lo devi lasciar de-cantare. È uno che sparge il sale sulle ferite perché gli piacciono più saporite, che cerca un lago in un pagliaio, che ha trovato una soluzione ma gli si è sciolta in mano, che prende due piccioni con una favola, che, in una società di immagini che non immagina, ne avrebbe viste di tutti i colori se non fosse daltonico. Ivan ama gli esseri umani in tutte le loro sfaccettature: è un inguaribile antropofago. Quando supera se stesso, si aspetta al bar per bere una cosa insieme.

Claudio Morici ha iniziato scrivendo romanzi, non ho mai studiato teatro in vita sua né ha mai pensato di farlo, ma, a forza di presentare libri recitandoli in brani davanti a un pubblico, ha scoperto che li leggeva bene. E ha anche scoperto che con i reading... ci si poteva sopravvivere.

Decisamente una strana coppia, che abbiamo raggiunto durante le prove del loro ultimo spettacolo.

Freschibuffi e altre trasmigrazioni dell'anima. Che spettacolo è? Ivan: è una cosa completamente innovativa rispetto al nostro repertorio, perché noi abbiamo sempre fatto reading con canzoni e questo, invece, è... un reading con canzoni. Riprende quello che abbiamo già sperimentato, però lo potenzia. Abbiamo cercato di non essere solo due artisti che presentano il loro repertorio, ma di creare una struttura che ci accolga e che ci permetta di dialogare insieme su un palcoscenico come quello dell'Auditorium.

Siete molto diversi. Come nasce la vostra collaborazione? Claudio: Sei anni fa, appena rientrato da un lungo viaggio in giro per il mondo, iniziai a leggere pezzi dei miei libri durante le presentazioni, oppure nei bar. Vedevo che funzionavano, ma io non avevo mai fatto teatro in vita mia. In quel periodo mi capitava di andare a vedere gli spettacoli di Ivan, che aveva una compagnia che si chiamava Doppio Senso Unico. Ivan voleva fare musica e io volevo leggere, per cui ci venne in mente di fare serate dove lui suonava e io leggevo. All'inizio ci esibivamo in bettole e posti assurdi, ma con il passaparola siamo riusciti ad avere un nostro pubblico all'interno del circuito off qui a Roma. A quel tempo non ce ne fregava niente, anzi, questa situazione scanzonata ci permetteva di sperimentare senza vincolarci. Io ho cominciato a creare per il teatro degli spettacoli con delle storie più lunghe e invitavo Ivan ad esibirsi come ospite. (Ivan: io intanto avevo cominciato a fare concerti in teatro, ma non lo chiamavo mai)... e lui invece non mi chiamava mai. Qualche volta ci siamo trovati insieme sul palco del Quarticciolo o al Cinema Palazzo, ma abbiamo preferito lavorare separatamente, soprattutto per non doverci dividere i pochi incassi.

Avete iniziato nel circuito off. A Roma significa teatri come India, Quarticciolo, Carrozzerie n.o.t... Claudio: a Roma c'è l'off istituzionale, l'off teatrale medio e l'off dell'off. L'off istituzionale è l'India, un posto da paura, finanziato: è un off istituzionale coi soldi, che ospita spettacoli che non possono andare nei posti più grandi. Poi c'è l'off nel termine più appropriato, come Carrozzerie n.o.t., cioè una situazione indipendente che sopravvive economicamente cercando di scoprire delle realtà interessanti. L'off dell'off, è quello del teatro Studio Uno, del Nuovo Cinema Palazzo, dove potresti trovare grandi personaggi famosi, come Angelini, dove si sono esibiti, in passato, Elio Germano e Marcello Fonte, così come trovi gente discutibile. Noi li abbiamo varcati tutti! Io sono stato tre anni al Quarticciolo, che comunque è un off finanziato, così come il Vascello.

E come siete arrivati all'Auditorium? Non è proprio off… Ivan: è stato lui che ci ha trovato. Noi stavamo passeggiando tranquilli per Corso Francia e ad un certo punto ci è venuto incontro l'Auditorium: allora abbiamo capito che poteva esse interessante. Ogni anno cerchiamo di organizzare questo progetto insieme, collaterale ai nostri, per porci sempre nuove sfide e darci nuovi stimoli. L'anno scorso ci siamo esibiti al teatro Vascello, quest'anno, incontrando l'Auditorium, abbiamo pensato di utilizzarlo come nuova sfida. Claudio: decidere di fare una cosa davanti a seicentocinquanta persone è una bella sfida. E poi è un posto bello, dove si sente bene, è ben indicato nelle strade, ha un'ottima segnaletica, in qualsiasi zona di Roma tu sia trovi sempre sta freccia Auditorium...

Quindi è un posto dove Ivan può suonare male i suoi due strumenti?Ivan: esatto! Pensa che suonandoli male l'acustica si espande talmente bene, che nessuno potrà dire “sai suonare bene”, ma si sentiva benissimo che suonavi malissimo.

Claudio, hai sollevato più volte il problema del peso dei costi amministrativi agibilità, Siae, Iva, nel sistema teatro. A questo devi aggiungere la riduzione dei finanziamenti ai teatri. Sono tutti ostacoli alla cultura? La cultura fiorisce soprattutto quando riesce a non farsi sfiancare dallo Stato: a Roma, per esempio, lo dimostrano le esperienze eccezionali dei posti occupati. I soldi arrivano agli artisti indirettamente, in seconda, terza battuta, e arrivano perché lo fai in un teatro che altrimenti chiuderebbe.

Mi racconti la storia del teatro nelle case? E' una soluzione alternativa per risolvere, almeno in parte, le difficoltà che voi artisti incontrate quotidianamente? Pensa che anche Ivan ha iniziato a farlo. Il teatro a casa ognuno lo fa con chi gli pare, poi c'è un'associazione, che esiste da anni, che si chiama teatro per casa: ha preso i soldi dalla Cariplo e ha cerato un network e un sito, teatroxcasa.it. Io faccio parte di questa associazione che ha spettacoli bellissimi. Non sono molti, ma sono selezionati per essere rappresentati in qualsiasi casa, ricca, povera, al nord o al sud, grande o piccola. C'era Cosentino che ha vinto il premio Ubu, c'era Riccardo Goretti, che ha lavorato con la Calamaro. È divertente e, in termini economici, di sopravvivenza, puoi lavorare tra una produzione e l'altra, che non poi sta come un cojone aspettando che te danno tre date e poi je devi dì pure grazie, dopo che se so presi la stecca e non hanno fatto niente! Queste situazioni ti consentono di incassare cinquecento euro al mese di media, pagando una percentuale, ma supportati da un'associazione che gestisce benissimo l'aspetto organizzativo e promozionale. È un bel sistema. Ormai i posti non contano più di tanto. Il paradosso è che poi noi facciamo il nostro spettacolo all'Auditorium.... Diciamo allora che il posto non conta più di tanto: puoi lavorare nel posto più figo come in quello più brutto, perché la cosa importante è il pubblico!

Cosa apprezzate l'uno dell'altro? Claudio: andiamo d'accordo. Soprattutto ci piace come organizziamo le cose insieme. Fare questi spettacoli, all'inizio sembrava na cazzata. C'era lo spettacolo teatrale, la compagnia teatrale, ma il reading come forma d'arte era strano. Aver creato questa soluzione che puoi fare sia all'Auditorium che a casa di tua zia Emma, è frutto di un lungo ragionamento, fatto anche insieme a tanti amici performer. Ivan: ci siamo stati simpatici fin dall'inizio, poi c'è stata la stima che ancora ci unisce. Essere molto diversi è una cosa positiva, così come unire la diversità dei nostri linguaggi teatrali è un occasione per avere nuovi stimoli.

Cosa cambiereste l'uno dell'altro? Claudio: non saprei… Ivan: probabilmente cambierei la barba, perché da quando se l'è fatta crescere, Claudio ha preso una specie di postura da intellettuale da centro sociale: sta sempre lì ad allisciarla cercando di trovare la frase migliore. Senza barba era più umile.

Datemi un motivo per venire all'Auditorium a vedere il vostro spettacolo Ivan: le serate romane a casa non è che riservino cose molto più belle. Comunque o vieni qui o vieni da zia Emma… Claudio: la zia Emma però ha una casa un po' sporca, con i piatti che non ha lavato. L'Auditorium è tutto pulito, qui puliscono anche i corridoi, mentre zia Emma non lo fa. È tutta un'altra esperienza...

In rete è passata la notizia che la Lega si è scagliata contro Vladimir Luxuria, che, ospite di un programma su Raitre per ragazzi in età scolare, ha spiegato, rispondendo alle domande degli stessi studenti, cosa sia un transgender e qual è stato il suo percorso. Non trovate assurdo che siamo ancora vittime di simili tabù? Ivan: anche noi siamo delle vittime, nel senso che anche io ho una fortissima difficoltà ad accettare l'esistenza della Lega. Mi crea difficoltà. Al di là del fatto in sé, che sento per la prima volta da te, credo che di alcuni argomenti, di alcune inutili prese di posizione, non si dovrebbe parlare. Si dovrebbe esercitare l'unico mezzo di censura possibile che è quella del silenzio, perché più se ne parla, più gli si da forza. Invece andrebbero smontate col silenzio, perché sono pretestuose e inutili.

Alessia de Antoniis












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