L'Italia Con La Corona In Testa

L'Italia Con La Corona In Testa

Nel libro "Non mi avete fatto niente" rivelazioni hot del famoso paparazzo. Ma è lo specchio di quello che siamo

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E dire che non è il primo libro di Fabrizio Corona. O meglio, non è la prima volta che un ghost writer, cioè chi scrive un libro per conto di un personaggio pubblico, scrive un libro per conto di Fabrizio Corona. In precedenza furono "Mea culpa" e "La cattiva strada". Titoli in cui il personaggio pareva scendere improvvisamente in un bagno di umiltà a lui molto spesso non proprio congeniale. Pagine dove il famoso paparazzo raccontava di sé e dei suoi guai, del mondo dello spettacolo e dei soldi facili. Ma "Non mi avete fatto niente", edito da Mondadori Electa, pare sia il primo testo con lui protagonista. Sarebbe interessante ricercare il motivo di tutto questo risalto mediatico. Forse perché gli altri sono caduti frettolosamente nel dimenticatoio e non poteva essere altrimenti? O forse, ed è in queste ore gettonatissimo sui social, per quel capitolo dal titolo eloquente dove il nostro se la vede in un bagno (no, stavolta l'umiltà non c'entra nulla) con una ragazza che indossa un orologio da quarantamila euro? Qualsiasi sia il motivo, chi scrive il libro non l'ha letto, a parte quella paginetta inflazionata spiattellata davanti agli occhi. E onestamente, non ha nemmeno la minima intenzione di farlo.

Ma attenzione a demonizzare: in fondo, anche questa pubblicazione, che getta onestamente nel rammarico molti scrittori validi che magari una scena di sesso la mettono dentro a una trama ben costruita salvo non essere mai considerati da alcun editore, è lo specchio dell'Italia odierna. Perché siamo certi che la maggior parte di coloro che hanno letto quella paginetta, abbiano pensato: "Mamma mia, beato lui. Se anche a me bastasse uno sguardo per..." . E' l'Italia della filosofia di Alfred Harmsworth, giornalista inglese di inizio Novecento alla cui fonte si abbeverò anche Murdoch padre, che voleva cambiare il modo di fare stampa al grido di: "Diamo al popolo quello che vuole". E il popolo è in giubilo, se in queste ore le pagine web sono tappezzate di tutto ciò. E' la filosofia del "bene o male, l'importante è che se ne parli" che altro non fa che il gioco del protagonista. Le case editrici poi non le scopriamo certo oggi: mercato, vendite e bilanci da sistemare, la nuova frontiera della editoria. Non bastassero editori senza scrupoli che chiedono soldi a esordienti o si rifiutano di sbattersi per organizzare una promozione, e via dicendo, in corsia di sorpasso arrivano personaggi di ben dubbio spessore che si incazzano pure se qualcuno fa loro notare di essere sopra le righe e minacciano gli altri di finire in giardino a scrivere libri, come Corona pochi giorni fa ha apertamente dichiarato in faccia a Giampiero Mughini. Con la differenza, crediamo, che un libro Mughini lo scriverebbe di suo pugno, senza l'appoggio di un ghost writer. Bukowski e Roth? Sì, anche loro erano sopra le righe sfoderando sesso o alcool. Ma raccontavano una vita e soprattutto un'epoca, da scrittori veri e di certo non era una parte predominante delle vicende narrate. Buttiamola sul ridere: nel "Lamento di Portnoy" c'è un capitolo intitolato "Seghe". A Corona è andata decisamente meglio.

E' il paese che ci meritiamo. Politica e spettacolo sono lo specchio di ciò che siamo, dalla tv spazzatura sempre seguitissima con telegiornali che si vantano di picchi di ascolto per conto dei programmi della loro rete, alle infinite litigate su un rigore che forse c'era perché "il braccio era staccato dal corpo", o forse no, sino ai video virali che ormai non fanno quasi più notizia. L'individuo avrebbe un grande potere: spegnere la tv, non acquistare certi volumi né continuare a far girare la ruota. E invece nulla: indignazione in superficie ma con una mano nascosta ad armeggiare sotto al banco. Non solo pagine "hot" nel libro, ma anche la succosissima vicenda di una litigata finita male con Fedez. E se milioni di italiani seguono sua moglie sui social, i conti tristemente tornano. Grandissimi e tristissimi imprenditori. E invece voi, cari scrittori seri, mortificati e sempre con le tasche bucate, certo che è proprio un peccato, eh? Anni spesi a trovare una storia interessante, bilanciare la trama e inventarsi personaggi inserendoli in un contesto. Tutto tempo sprecato. Nell'Italia di oggi, che ormai inizia anche a diventare un "ieri", basta una sveltina in toilette per fare bingo.

Stefano Ravaglia

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