Gli Avvoltoi Non Volano Più

La tragedia del Flamengo, che al centro sportivo giovanile ("nido degli avvoltoi") perde tra le fiamme dieci baby calciatori

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Gol, emozioni, vittorie, sconfitte, ma anche tanti drammi. Questo è il pallone, e purtroppo ancora oggi nell'ultimo caso se ne pagano le spese. Il Grande Torino, il disastro di Ibrox, Hillsborough, l'Heysel e la tragedia di Emiliano Sala pochi giorni fa. E anche oggi, si piange. Per un'alba che dieci giovanissimi calciatori del Flamengo non vedranno mai. Poco dopo le 5 del mattino di venerdì 8 febbraio, un incendio, originato molto probabilmente da un condizionatore difettoso, ha avvolto dei ragazzini che avevano un sogno ed erano sulla strada per realizzarlo: giocare a calcio tra i professionisti in uno dei club più famosi del Brasile e dell'intero panorama calcistico internazionale, il Flamengo, famoso soprattutto per il tifo della "Torcida rubronegra". E che ha nella rivalità con la Fluminense la sua massima espressione, derby in programma proprio successivamente alla tragedia e che è stato rinviato a giovedì. 

Jonathan Cruz Ventura, uno dei giovani calciatori che si sono salvati, ha riportato ustioni sul 40% del corpo e lotta in ospedale tra la vita e la morte. Uno dei deceduti, Arthur Vinicious de Barros Silva Freitas, avrebbe compiuto 15 anni il giorno seguente, e la famiglia era già in viaggio per venire a festeggiarlo. Arrivano da varie parti del Brasile e del Sudamerica qui, per sognare di scalare la vetta e arrivare alla cima del debutto in prima squadra. Jorge Eduardo e Bernardo Pisetta, difensore e portiere, avevano anch'essi quindici anni. Claudio Bonfim, vice governatore di Rio, ha dichiarato che è in stato di chiarimento se sia stata colpa di un corto circuito dell'aria condizionata o dell'intera rete.

I vigili del Fuoco intervenuti per spegnere l'incendio (ci sono volute un paio d'ore) hanno comunque riscontrato l'assoluta mancanza di sicurezza e di norme anti-incendio, coi ragazzi che dormivano in un locale ricavato dentro a un container, che un tempo era destinato alla prima squadra e che ora era appannaggio delle giovanili. Il centro sportivo è soprannominato "nido degli avvoltoi", con un grande uccello della specie che sovrasta l'ingresso. Le vittime hanno tra i quattordici e i sedici anni e, nonostante una leggera differenza d'età, la loro sciagura ricorda quella dei "Busby babes", i giovani calciatori del Manchester United deceduti nel 1958 sulla pista dell'aeroporto di Monaco di Baviera, quando stavano per ripartire per Manchester dopo aver conquistato la semifinale di Coppa dei Campioni a Belgrado. Vinicious, del Real Madrid, e Paquetà, fantasista del Milan arrivato da poche settimane a Milanello, venivano proprio da quella "cantera". Tra loro, Athila Paixao, 14 anni. Il suo cognome, era beffardo: significa "passione". Quella divenuta cenere in un rogo senza senso che portato via per sempre una generazione di calciatori. 

Stefano Ravaglia 

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