L'uomo, La Bestia E La Virtù Di Pirandello

L'uomo, La Bestia E La Virtù Di Pirandello

Giorgio Colangeli e Filippo Gili al Brancaccino fino al 17 febbraio per la regia di Giancarlo Nicoletti - recensione di Alessia de Antoniis

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Al Brancaccino fino al 17 febbraio, Giancarlo Nicoletti si cimenta con la regia di L'uomo, la bestia e la virtù di Pirandello, testo che compie proprio in questo periodo i suoi cento anni.

La bravura di Nicoletti è duplice: da un lato, riesce a rendere attuale ed estremamente fruibile un linguaggio oggi lontano, senza uccidere uno dei più grandi drammaturghi italiani, Nobel per la letteratura, sotto il peso di quelle recitazioni eccessivamente impostate, che allontano dal teatro; dall'altro evita brillantemente soluzioni estreme, avulse dal testo, che vorrebbero modernizzare Pirandello, dimenticando che la sua modernità è nell'analisi che fa della società, non nei vestiti o nelle scenografie. Nicoletti riesce a coniugare brillantemente l'umorismo pirandelliano, esaltandone la caratteristica tipica di far ridere e riflettere insieme, con il teatro di De Filippo.

Il suo compito è reso sicuramente facile dai due protagonisti maschili: Giorgio Colangeli, l'uomo, il professor Paolino, e Filippo Gili, la bestia, il Capitano Perella.

Colangeli governa la scena e il cast per tutta la durata dello spettacolo, impersonando brillantemente il ruolo di burattinaio che, sotto le mentite spoglie dell'uomo onesto, trasparente, gestisce una storia di sesso, perbenismo e ipocrisia.

Filippo Gili, giusto contrappeso alla presenza di scena di Colangeli, ci regala un'interpretazione, irruenta, rozza, a tratti caricaturale, che rispecchia quello che Marco Praga, cento anni fa, vide chiaramente nel testo di Pirandello: che sotto l’apparenza della farsa, c'è una satira tragica e atroce, una mascherata da trivio imposta ai valori astratti, morali e religiosi, dell’umanità. In scena, questa sfida continua tra l'uomo e la bestia, che non è solo esteriore, ma anche all'interno dei personaggi stessi.

Che uomo è uno, falsamente onesto, che in apparenza accetta le norme comuni della convenienza borghese mentre segretamente le trasgredisce? Uno che cerca ogni espediente pur di gettare la sua amante fra le braccia del marito, suggerendole, neanche troppo velatamente, di mettere in mostra le sue grazie, i suoi tesori gelosamente e santamente custoditi? Che uomo è uno che si libera della gioia di diventare padre, lasciando che suo figlio chiami papà un altro? Chi è davvero l'uomo e chi la bestia?

Il soggetto della commedia potremmo trovarlo nelle battute del professor Paolino nella terza scena del primo atto: “Dite un po’: come si dice in greco commediante?…Commediante, in greco, si dice: upocritès”. Da cui il nostro ipocrita, che non è più l'attore che recita sul palco, ma l'uomo che finge nella vita.

Giglio, uno degli allievi del professore dice: “esser civile, vuol dire proprio questo: dentro, neri come corvi; fuori, bianchi come colombi; in corpo fiele; in bocca miele”.

Cosa sarebbe infatti accaduto se la virtuosa signora Perella non fosse rimasta incinta, sconvolgendo un ordine basato sull'ipocrisia, sulle convenzioni sociali, su quei valori astratti che fanno di una prostituta una donna perbene e di un ometto vile e perbenista un professore rispettato? 

Valentina Perrella nel ruolo della signora Perella, la virtù, donna dalla doppia vita, moglie rifiutata, donnetta mediocre goffamente vestita, apparentemente pudica ma che mostrerà come sa essere maliarda pur di non rinunciare al suo posto nella società, riesce a mutare repentinamente stati d'animo, lungo un percorso che va dal dramma, alla complicità, alla manifestazione della sua femminilità, senza mai esagerare, rispettando la vis farsesca del testo senza scadere in una rappresentazione caricaturale.

La governante, la bravissima Cristina Todaro, ricorda il teatro di De Filippo e, insieme al resto del cast, composto anche da Alessandro Giova, Diego Rifici, Alessandro Solombrino e il giovane Francesco Petit-Bon, danno vita ad una rappresentazione divertente e convincente, contemporanea, feroce, cinica, che parla di sesso, ipocrisia, mediocrità, umanità, disvalori. Un testo che Pirandello avrebbe sicuramente scritto anche oggi, dopo cento anni dalla sua stesura.

Alessia de Antoniis













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