L'ultima Farsa, Ma Non Ne Siamo Certi

Cuneo-Pro Piacenza è solo l'ultimo atto di una telenovela calcistica che pare non finire mai

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Pensavamo che con il discutibile passaggio del Milan ai cinesi si fosse toccato il fondo. Pensavamo che con l'estate da commedia all'italiana (squadre che non sanno nemmeno se faranno la B o la C, club iscritti a campionati dove vengono poi cambiate le regole con una penna rossa, giustizia sportiva che promette retrocessioni infernali e poi al massimo dà il buffetto di cinque punti di penalità) si fosse scavato. E invece, ciò che è successo domenica, con la messa in scena di Cuneo-Pro Piacenza, serie C, in cui dei ragazzini di diciassette e diciotto anni sono scesi in campo per sostituire la prima squadra, in protesta contro il mancato pagamento degli stupendi, col risultato che l'incontro è terminato 20-0 per i padroni di casa, è qualcosa di ancor più indefinibile. Proprio nella commedia all'italiana era accaduta una cosa simile: quando il professor Riccardelli impone a Fantozzi e ai suoi colleghi la visione del film "La corazzata Potemkin", a Wembley si sta giocando Italia-Inghilterra. Nel buio della sala, gli spettatori riescono a sapere che gli azzurri stanno vincendo con lo stesso punteggio.

Qui siamo invece nel bel mezzo di una triste realtà, in cui il pallone, già sgonfio da tempo, ormai è irrecuperabile. Gravina, presidente della FIGC, ha parlato di "ultima farsa", e in parte siamo d'accordo: ha ammesso che di farse ce ne sono state parecchie, tra cui quella di eleggere lui (senza avversari) alla testa della federazione. Lui che il 29 giugno 2018 aveva dichiarato: "La serie C è il campionato più in regola: ha 60 milioni di disavanzo, contro gli 80 del solo Cesena in B". Una uscita assurda, una guerra tra poveri, una comparazione dei debiti invece che delle virtù. Gravina ha fatto carriera, mentre in un altro paese probabilmente sarebbe stato accompagnato alla porta molto prima. La cosa più grave del pomeriggio di Cuneo, è che molti commenti sui social sono di condanna proprio verso la squadra piemontese: "Dovevano fermarsi, umiliare così dei ragazzini, perché?", ma casomai è proprio il contrario. Il Cuneo ha onorato fino in fondo l'impegno trattando la "squadra" che aveva davanti (erano in sette, con un magazziniere come difensore centrale) come fosse una compagine di primo piano. L'unica umiliazione, l'ennesima, è quella inflitta al calcio che di questo paese è lo specchio fedele: regole bislacche, non applicate, cambiate a piacere e nessuna voglia di voltare davvero pagina.

Il Pro Piacenza, poi, oltre a essere stato cornuto è stato pure mazziato: 20.000 euro di multa, ma quel 20-0 è stato anche inutile, perché non è stato omologato e i piacentini si sono presi il canonico 0-3 a tavolino. Ma, ci chiediamo: come fa una società che non paga gli stipendi e che non doveva nemmeno essere iscritta al campionato, ad avere ulteriori costi a carico come punizione? Inoltre, il Pro Piacenza ha concluso la sua stagione: è stata esclusa dal torneo, con colpevole ritardo, a metà febbraio: chiedere al calcio italiano di muoversi prima, è totalmente inutile. E ora torniamo a parlare di Ronaldo e delle lacrime di Wanda Nara, gli unici argomenti che paiono interessare. D'altronde, il resto è tutto morto e sepolto. Da un bel pezzo.

Stefano Ravaglia 

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