Porto Roma Champions League

Un Porto non al massimo delle sue potenzialità batte una Roma troppo scombinata che prova a ricucire i pezzi di un tempo che fù, ma che quest'anno non è mai stato.

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120 minuti.

Stavolta il cuore non è bastato, non sono bastate le corse, non è bastato un Juan Jesus resuscitato dal torpore e nemmeno le grandi giocate di Perotti e Kolarov, spariti dal campo Dzeko, Nzonzi, Karsdorp e per gran parte del match persino Zaniolo, un Porto non al massimo delle sue potenzialità batte una Roma troppo scombinata che prova a ricucire i pezzi di un tempo che fù, ma che quest'anno non è mai stato.

Di Francesco recupera Manolas e Perotti, “Croce e Delizia”: il primo ci mette un bel po' ad entrare in partita ed è il principale responsabile sul primo gol di Soares, un suo errore da il La per la rincorsa dei portoghesi e la difesa si trova impreparata e sguarnita.

Il secondo gioca la sua prima partita dal primo minuto dopo l'infortunio, ovvero dall'Era Giurassica mettendo cuore e polmoni, vincendo tutti i contrasti, procurandosi il rigore realizzato da De Rossi, ritrovando quella sinergia con Kolarov che si consuma sulla fascia come non faceva da lustri, merito del ruolo che gli permette più mobilità e quel pizzico di sfacciataggine in più, non a caso “El Monito” viene puntualmente cercato da tutta la squadra per le volate verso la porta, reagisce alla stanchezza ma alla fine il suo sacrificio sarà reso vano da un errore -comprensibilissimo- del compagno di squadra Florenzi.


Una Roma a due facce quindi, quella simbolicamente rappresentata dai due giocatori di cui sopra, reattiva e sveglia per i primi cinque minuti, scarsa e disorganizzata fino al rigore, grintosa e repentina subito dopo e ancora ferma ed impassibile per gran parte del secondo tempo, salvo poi sprecare tutto ai supplementari, pur regalando bei momenti di gioco.


Con il rientro in campo dell'ala sinistra, Di Francesco si gioca tutto: stravolge nuovamente la formazione andando a comporre un 3-4-3 molto offensivo.

Manolas, Marcano, Juan Jesus, qualche risentimento per la presenza del brasiliano (che vince il ballottaggio con Fazio, spedito di rigore in tribuna) un elemento che non da' mai la sicurezza che ci si aspetterebbe da un difensore, ma che invece sembra quasi tornare al Juan Jesus della Champions dello scorso anno...ho detto quasi...

Nel primo tempo la difesa resta bassa, complice un marcato atteggiamento propositivo del centrocampo; De Rossi, Nzonzi,Karsdorp e Kolarov a farla da padroni, l'olandese stavolta non vola come dovrebbe, sbaglia tutto e costringe la Roma a puntare sulla fascia sinistra per aprire agli spunti offensivi; e ancora Zaniolo, Dzeko, Perotti, dove Zaniolo- il protagonista del match d'andata- non ritrova però il giusto approccio alla partita, chiuso da Militao e Felipe e penalizzato da un giallo eccessivo per una trattenuta su Soares, stenta a ripartire in accelerazione e lascia scoperto il supporto su Dzeko che troppo spesso non riesce a raccogliere palla come dovrebbe.

Discorso a parte per la coppia Nzonzi/De Rossi, efficace in passato, ma che stasera sembra annullarsi, complice una pressione prepotente degli avversari con Marega ed Herrera che sfondano e insistono senza troppi complimenti, mentre Soares e Corona, trovano spesso gli spunti giusti per rendersi pericolosi.


Conçeicao ritrova a tempo di record Marega, sottoposto ad un bliz dell'antidoping proprio per il rientro lampo dal suo brutto infortunio e decide di schierare un 4-3-3 dove Soares fa da pendolare tra la linea di centrocampo retta da Herrera con Danilo ed Otavio; e l'attacco, intuizione azzeccata, visto che sarà proprio il brasiliano a sbloccarla su un assist perfetto di Marega. 1-0 per i padroni di casa e la squadra di Di Francesco costretta per l'ennesima volta a fare gli straordinari.

La difesa portoghese regge con fermezza, Militao, Felipe, Telles e Pepe ad infastidire anche in posizioni più avanzate.

I giallorossi si muovono a zona e con oculatezza a rientrare sono spesso Kolarov e Perotti che si includono nella linea a tre andando a creare superiorità numerica. Il gioco del “pendolo” però costa caro alla Roma che si ritrova ad allungare con difficoltà nel tentativo di costruire l'azione.

Tegole su tegole in questa serata di marzo, dopo il gol De Rossi esce per infortunio, troppa pressione, troppo malcontento, un momento delicato ed infinitamente doloroso, incide anche quello sulla forma fisica di un atleta e De Rossi le vive troppo queste emozioni... al suo posto entra Pellegrini.

Un centrocampo più leggero che dovrebbe giostrare con più scioltezza, ma l'ingresso del giovane romano crea più confusione che serenità, fa riprendere vigore a Nzonzi, ma non incide, non restituisce quell'appoggio di cui la Roma necessita rendendo il tutto ancora più macchinoso, tanto da dover uscire anche lui per infortunio...Schick, pochi minuti ben giocati, ma troppo scarsi per mettere l'attaccante nella condizione di essere decisivo, o meglio, lui si procura un rigore sullo scadere del secondo tempo supplementare, ma l'arbitro non accoglie e lascia scivolare l'occasione di accedere ai quarti ad una Roma che onestamente non li meritava.

Protagonista in negativo ancora la difesa capitolina, al 53' è Karsdorp a farsi rubare il tempo da Corona che vede Marega libero sul secondo palo, l'assist è tutto suo e la gioia del 2-1 pure. La Roma soffre troppo, ha difficoltà con il pressing a uomo e nelle marcature a zona si fa trovare sempre scoperta, facile intuire i corridoi, facile insistere sulle sue debolezze quando queste non vengono colmate ed a farne le spese sarà lui, Florenzi, subentrato a Karsdorp a cinque minuti dalla fine del secondo tempo supplementare, fallirà nel tentativo di trattenere uno spiritato Fernando lanciato in porta...troppo semplice dire “non ci sarebbe mai arrivato!” dall'alto della nostra visuale, sarebbe bello vedere ogni tifoso in campo nella stessa situazione ed a riprova di quanto detto sono le sue lacrime asciugate da Casillas a rendere tangibile l'errore umano.

Il 3-1 condanna la Roma, condannerà molto probabilmente Di Francesco e calerà come una spada di damocle sul mercato estivo ma i giallorossi avrebbero dovuto chiudere la partita molto prima e le occasioni non le sono mancate; un rigore concesso, un rigore negato, anche questo è il calcio.


Laura Tarani

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