Giovanna Lombardi

La casa del Padre, al teatro Stanze Segrete fino a domenica 10 marzo. Il nuovo lavoro di Giovanna Lombardi - intervista di Alessia de Antoniis

stampa articolo Scarica pdf

Dopo Diario Licenzioso di una Cameriera e Il fantastico mondo di Ivanilda, Giovanna Lombardi torna al Teatro Stanze Segrete fino a domenica 10 marzo, con un nuovo viaggio in una dimensione spesso volutamente nascosta: la nostra profonda interiorità. Lo spazio teatrale diviene un involucro dove tutto diventa occasione di fantasticherie.

Come in una fiaba antica, lo spettacolo, arricchito da musica, poesia e bel canto, è un ritorno all’origine, alla propria dimora: Itaca. La protagonista, Miranda, dopo tante peripezie, giunge a comprendere la Legge del Padre e a superarla grazie alla riscoperta del “femminile”.

Giovanna Lombardi, autrice e protagonista de La casa del Padre, ci accompagna in un viaggio alla scoperta di questo particolarissimo testo.

Giovanna, un ruolo che hai sentito molto tuo è stato quello di Anna Magnani. Qui invece sei molto lontano da quella fisicità. Che caratteristiche ha questo nuovo testo?

È un testo diverso rispetto a quello su Anna Magnani, che va a riprendere il fil rouge del Fantastico mondo di Ivanilda che ho realizzato due anni fa e portato in scena sempre al teatro Stanze Segrete, con grande successo di pubblico e di critica. Era il testo con cui ho debuttato alla scrittura e nel quale era già emerso un mondo surreale o poco razionale. Qui il percorso è andato avanti. Non mi piace catalogare i testi teatrali per generi, però potrei definirlo un testo astratto, astruso, metafisico, surreale, esoterico, nel quale emergono le figure degli Arcani, dove do spazio al mondo dei tarocchi, rivedendoli attraverso la lettura evolutiva di Alejandro Jodorowsky.

Questo testo è frutto di un percorso, non di un progetto. Non è un testo commerciale: io lo definisco un prisma che offre tante letture e lo spettatore sarà invaso dall'energia che in quel momento recepisce.

Il protagonista è una donna, perché io sono una donna, ma non ho voluto dare connotazioni femminili. L'ho chiamata Miranda, però potrebbe essere un uomo o un bambino. È una donna che partorisce una bestia, che espelle un veleno che esce dal suo corpo, ma è sostenuta da una ghirlanda di fiori.

In scena emerge anche una voce fuori campo, una voce di bambino, un narratore che segue questo viaggio, tra la favola noir, gli innamorati di Goldoni e Romeo e Giulietta. Ci sono dei momenti dolci, altri pungenti, altri ancora molto forti, perché mi è piaciuto giocare su tutte le sensazioni possibili. Per fare questo, in scena sono una figura spettrale, in modo da poter incarnare, di volta in volta, emozioni e sensazioni diverse.

Ecco quindi l'Eremita: noi tutti siamo un po' incerti, a volte facciamo passi avanti, altre torniamo indietro, ci eclissiamo, ci chiudiamo nel nostro mondo, nell'oscurità, non sapendo cosa fare; diventiamo eremiti e ci chiudiamo nel nostro mondo per riflettere. Così come siamo la Forza quando usciamo fuori. La forza femminile, in particolare, è una forza molto potente: nel mio grembo sono racchiusi un demone ed un angelo, quindi il bene e il male.

La papessa, invece, è una figura di donna forte, seduta sul suo trono e non più vergine folle. Osserva l'Eremita e si beffa di lui, lo vede quasi come un inetto.

Quello che emerge nel testo è una figura femminile di donna forte, ma perdente, perché ne La casa del padre, quello che emerge è il padre. “In nome della madre nessuna cosa è fatta, pronta, genuina. Il padre dona le chiavi, non impone regole e principi, ma solo il desiderio di vedere gli uomini felici, in un sol fiato di fratellanza”. Alla fine ho voluto comunque dare un'idea di unità e non di separazione, dove viene eliminato qualsiasi concetto di bene e di male, di diavolo e di angelo. Non c'è una madre certa. Qui si parla di un figlio illegittimo non atteso, non voluto: “in nome del padre io mi chiamo figlio, madre incerta, padre certo”

Perché hai ribaltato la vecchia definizione di mater sempre certa est, pater numquam?

Lo stereotipo è tolto perché, secondo me, il concetto di paternità, a volte, è più benefico di quello di maternità.

Perché hai chiamato il testo La casa del padre e in scena c'è solo una donna?

Non è una donna, è un'entità che è come una papessa, come un matto, il matto che lascia parlare la follia che è dentro di sé, una papessa che nelle notti insonni compone musiche e poesie, che colora le sue giornate di oracoli, sibille e profezie. Quello che è celebrato è un'annunciazione: “in nome del padre io mi chiamo figlio, prosperità oro incenso e mirra, nel giorno senza inizio, l'occhio non vede il cuore non duole. Quella è la mia casa, sì è così, nessun dubbio uguale fede”.

Il concetto di madre, pensiamo ad esempio alla Madre Terra, richiama un femminile che accoglie: femminile è quel passivo che non subisce, ma che è ricettivo, che dà frutto. Perché mi arriva il messaggio di una donna che mostra connotazioni maschili?

Sì, e di un maschile che tira fuori le componenti femminili. È una donna sicuramente forte, seduta sul suo trono non più vergine folle, che diventa papessa, casta, ma è allo stesso tempo una donna molto fragile che ricerca una presenza maschile.

Quali arcani hai preso in considerazione?

La Papessa, l'Eremita, la Forza, la Temperanza, gli Innamorati, il Giudizio e il Mondo. Il Mondo chiude il ciclo quando emerge questa madre incerta.

È un testo sacro e blasfemo allo stesso tempo, dove si sente la mancanza di Dio, un testo mistico, spirituale, nel quale emerge questa madre incerta. “Come una vergine santa porto nel mio grembo la divinità, sono la concretizzazione del qui ed ora, dell'energia sacra del matto, sono il mondo che dio ha creato per essere amato da lui, gioia ineffabile, questa è la mia casa. È giunta l'alba”.

Il testo è un percorso. La madre incerta è come la madonna: che certezze abbiamo al riguardo?

Tutte. I cristiani hanno tutte le certezze perché in assenza di dati storici hanno istituito i dogmi. È la certezza senza prove, quella che esiste come atto di fede...

Io vedo più certo il padre. La casa del padre è comunque un rifugio. Noi ogni giorno decidiamo di morire e di rinascere, facciamo parte di questo ciclo continuo dove la Forza dice “niente mi spaventa, sono l'inizio della creazione” e creazione e distruzione sono un unico percorso.

Il messaggio che vorrei arrivasse è quello che ripete spesso la voce fuori campo: “la testa non pensa, le mani guidano, blocca il pensiero, la mente stanca ti inganna”.

Tutto lo spettacolo è caratterizzato da un'immobilità del corpo lasciando che siano solo le mani a muoversi. Vediamo un personaggio fermo, seduto, a gambe aperte, neutro, perché non voglio che emerga la carnalità di questa figura, che deve rimanere quasi spettrale. Sono le luci, di volta in volta, che vanno a connotare questo bianco trasformando l'entità in scena nelle figure dei Tarocchi che incarnano le varie emozioni.

Alessia de Antoniis



5 | 10 marzo 2019

LA CASA DEL PADRE

Scritto ed interpretato da Giovanna Lombardi

regia Francesca Fiorentino

voce narrante Vittorio Stagni

voce coscienza Francesca Fiorentino



© Riproduzione riservata