Nardi E Ballard, L'ultima Montagna

Nardi E Ballard, L'ultima Montagna

Trovati senza vita i corpi dei due esploratori sul Nanga Parabat

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Paolo Cognetti ci ha vinto il premio Strega nel 2017. Il suo "Le otto montagne" parla di semplicità e genuinità. Due amici, un rudere in mezzo ai monti da ricostruire che diventa un caseificio. L'asinello che porta in paese le caciotte ai fornitori per la vendita, la carne che sfrigola in padella mentre i due si perdono in chiacchiere nell'oscurità montanara della sera. Per Tom Ballard e Daniele Nardi le vette sono state invece fatali e la genuinità del romanzo di Cognetti stride con la cruda realtà emersa dopo tre giorni di ricerche. Che sono state sospese perché le due sagome ritrovate sulla parete del Nanga Parabat, sono le loro. A 8.126 metri sul livello del mare, la montagna pakistana, che fa parte della catena dell'Hymalaia, è la nona cima più alta della terra. I cadaveri dei due uomini sono stati trovati a quota 5.900 sullo sperone Mummery.

Reinhold Messner, storico scalatore, aveva ammonito Nardi tre o quattro anni fa a proposito dell'idea, che per lui era una ossessione, di avventurarsi da quelle parti: "Salire sullo sperone Mummery non è un atto eroico, ma stupidità. Pare che siano morti a 6.000 metri, nell'angolo più pericoloso della parete. Quando si ha a che fare con la montagna si rischia sempre, ma le esperienze servono per aggirare i pericoli. In quella parte di Nanga Parabat non si possono aggirare pericoli e un bravo alpinista, in quel punto non ci va". Messner, sul Nanga Parabat, perse il fratello Gunter nel 1970: Quando lo trovammo, ho portato tutta la mia famiglia alla base di questa montagna per poter raccontare loro cos'era successo. Avevano bisogno di capirlo emozionalmente".

La conferma che i corpi sono proprio quelli dei due alpinisti, è arrivata dall'ambasciatore italiano in Pakistan, Giuseppe Pontecorvo. Anche la fidanzata di Ballard aveva intimato il suo compagno di non andare lassù. "Un dolore straziante e una rabbia infinita per il fatto di non aver ascoltato le mie costanti parole che gli dicevano di non andare su quella montagna. I tuoi sogni erano lì, per questo madre natura non ti ha protetto". Ancor più sinistro e desolante è il messaggio che lo stesso Nardi scrisse prima di iniziare l'esplorazione: "Se non dovessi tornare, il messaggio che vorrei lasciare a mio figlio è di non arrendersi mai e andare sempre avanti. Vorrei essere ricordato come un ragazzo che ha provato a fare una cosa incredibile, impossibile, che però non si è arreso". Parole che si sono rivelate fatali, e tanto spiegano di come ci fosse una concreta consapevolezza del pericolo. 

Stefano Ravaglia 

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