Armando Quaranta

Loose Ends - Giovani sospesi all'Off/Off fino a domenica 31 marzo - Quando anche crescere diventa un dramma - intervista di Alessia de Antoniis

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Jacopo Olmo Antinori, Federica Sabatini e Edoardo Purgatori saranno all'OFF/OFF Theatre fino a domenica 31 marzo, con lo spettacolo in prima nazionale Loose Ends - Giovani Sospesi, per la regia di Armando Quaranta. Loose Ends è un testo sul difficile e inevitabile passaggio dalla fase adolescenziale a quella adulta, portato in scena da tre talentuosi attori under 30 che, nonostante la giovane età, hanno già collezionato importanti partecipazioni televisive, cinematografiche e teatrali.

Ne abbiamo parlato con il regista Armando Quaranta.

Nel comunicato stampa leggo: “Cosa significa crescere? Ne vale la pena? È meglio mettersi in gioco, trovare la propria identità e diventare adulti, oppure continuare a vivere nell’illusione di un’eterna e irresponsabile giovinezza?”. C'è qualcuno che può permettersi di non crescere, se parliamo di una persona sana?

Biologicamente siamo tutti obbligati a crescere, ma nella nostra società viene rimandato il momento della crescita definitiva, del diventare adulti. Quello che vogliamo raccontare in questo spettacolo è il disagio di un gruppo di ragazzi dell'alta borghesia romana, che hanno difficoltà a crescere, ad entrare nella società e nel mondo degli adulti e si aggrappano a stereotipi, idee preconcette, conducendo una vita vuota.

Ci sono persone che decidono consapevolmente di vivere nelle illusioni? Forse i tossicodipendenti....

Chi ha paura di mettersi in gioco e preferisce, come il protagonista di questo spettacolo, chiudersi in una stanza e farsi una marea di canne. Spesso la marijuana è un palliativo. Qui affrontiamo la questione della paura di uscire fuori dalla propria zona di comfort, di uscire nel mondo e sfidarsi. Ci sono molti ragazzi intelligenti, con un potenziale enorme, che hanno tutto e possono permettersi di rinchiudersi ed avere paura.

Anticamente esistevano i riti di passaggio all'età adulta. Il ballo delle debuttanti, ad esempio, ne è un retaggio. I ragazzi, comunque, crescevano e basta, senza tanti traumi. Oggi è davvero così complesso?

È rimasto qualcosa che ci ricorda antiche ritualità, come la festa dei diciotto anni. In questa fase della mia vita sto vivendo le feste dei trent'anni: hanno sempre questo retrogusto drammatico che non comprendo, visto che abbiamo ancora molto da vivere. Il problema è nell'ambito lavorativo: siamo considerati troppo giovani rispetto alla generazione successiva, si pensa che un ragazzo di trent'anni non abbia bisogno di essere pagato, di avere una casa, uno stipendio, un'indipendenza. È un problema sociale che rimanda il passaggio alla fase adulta. Ci si sente in un limbo, né troppo giovani né troppo grandi, senza un'identità all'interno della società.

Loose Ends tratta di temi quali la fiducia, il tradimento, la coerenza e la sincerità. Per avere fiducia di una persona dobbiamo conoscerla. In un mondo di relazioni virtuali, superficiali, basate sui like senza rapporti cuore a cuore, ci si conosce davvero? Come si fa ad avere fiducia?

Nello spettacolo, a seguito di un evento, si rompe uno schema precostituito e i tre ragazzi si ritrovano costretti ad agire tra di loro ed abbandonare, almeno in parte, il mondo virtuale, dove si vive attaccati al cellulare, alla play station e alla droga, che alimenta l'alienazione dalla realtà. I due protagonisti maschili, Giulio e Tommaso, non vogliono vivere nella realtà, e sarà il personaggio femminile, Valentina, a costringerli ad interagire.

Un tema affrontato è la sincerità. Le bugie sono sempre esistite, ma ora siamo la società delle fake news, delle foto ritoccate con fotoshop, dei profili falsi, dove i social hanno amplificato e velocizzato quello che accadeva anche prima. Vi sentite destabilizzati, in un mondo dove non sappiamo più cosa sia reale, o è la vostra normalità?

Concordo sul fatto che si sia velocizzato quello che accadeva anche prima. Le discussioni su Facebook su temi politici, sono l'evoluzione delle chiacchierate al bar o in osteria, Instagram è l'evoluzione della passeggiata per farsi vedere. Si è creato un sistema caratterizzato da una quantità incredibile di innovazioni. Credo che la sincerità vada intesa come consapevolezza di sé: dovremmo accettare come siamo fatti, ammettere i nostri limiti, invece di creare una proiezione di sé non reale. Persone che sui social appaiono in un modo, nella vita reale sono completamente diversi. Anche questa tematica emerge nella piéce: si parla, ad esempio, dei ragazzi che si innamorano di ragazze seguite su Instagram con le quali non hanno mai parlato.

L'inizio della sua risposta mi ha colpito, perché durante uno dei suoi ultimi interventi pubblici Umberto Eco disse che internet aveva sdoganato gli idioti, che prima dicevano sciocchezze solo al bar mentre ora lo fanno davanti ad una platea molto più vasta, nascosti dietro ad un pc....

Sì, con l'aggravante che ora resta tutto si allarga a macchia d'olio ad una velocità impressionante.

Dove sono i genitori di questi giovani? Chi sono? La nostra generazione contestava i propri genitori, le nuove sembrano invece non percepirli. Forse anche noi dovremmo vedere le nostre responsabilità?

Questo è il tema primario dello spettacolo. I genitori non sono fisicamente in scena, ma sono una presenza importantissima per tutti i personaggi. Si sentono tutti vittime della propria famiglia. È il nostro modo per raccontare l'eterno conflitto generazionale, accentuato dal fatto che le generazioni tra i venti e i trenta, sono le prime che vivono nel benessere, che hanno tutto e una vastissima gamma di possibilità di scelta. Questo crea smarrimento, perché si rischia di non essere in grado di scegliere restando paralizzati. C'è poi l'opzione del sopravvivere senza fare nulla. Si sta rompendo qualcosa rispetto al conflitto generazionale del passato, dove c'erano genitori che imponevano regole, con le quali i figli dovevano, nel bene e nel male, rapportarsi. Ora le regole sono cambiate così tanto che si crea confusione. Nello spettacolo, Valentina se la prende con quelli di sinistra che manifestavano nel '68 e ora hanno la villa a Capalbio, i radical chic, quelli che hanno protestato sulle barricate e poi hanno beneficiato di un sistema corrotto.

Valentina è una fan di Venditti, che cantava ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?... è un vecchio problema che abbiamo affrontato anche noi più vecchietti...

Sì, è un problema vecchio, il personaggio lo dice, ma dirlo e basta non serve se poi non si agisce. Una cosa è prendersela con la generazione precedente cercando di cambiare, altro è protestare e basta e rimanere in casa a non fare nulla.

Va tanto di moda il termine società liquida. A voi, ragazzi cresciuti con le babysitter virtuali, psp o game boy, mancano dei paletti forti o beneficiate di rapporti meno rigidi?

Sono cresciuto in una famiglia pugliese, all'interno della quale i ruoli erano ben definiti, ma mi rendo conto di non fare testo. Sicuramente è un problema. Io insegno teatro e lavoro con i ragazzi. Spesso hanno grandi difficoltà a rapportarsi con gli altri, non sono abituati a lavorare in gruppo, giocano alla playstation una quantità di ore impressionante, hanno problemi nello studio, anche solo nella lettura, non hanno hobby, ti chiedono subito il contatto Instagram o Facebook. A mio avviso questo accade perché siamo in una società dove di fame non muori e ti puoi permettere di stare alla play fino a quarant'anni. Un tempo eri costretto ad uscire di casa per cercare un lavoro, una persona da amare e con cui creare una famiglia. Si sta creando un problema sociale grande

A quale pubblico vi rivolgete?

Vorrei ci fossero i ragazzi del liceo e dell'università, ragazzi che si affacciano all'età adulta e che, attraverso questo spettacolo, possano avere uno spunto di riflessione. Sarebbe interessante che ci fossero anche i genitori con cui magari avere un dibattito costruttivo tornando a casa... ed è meglio che parlarne sui social.

Lo spettacolo è veloce e divertente. La recitazione risente più di un'impostazione televisiva che teatrale. Linguaggio adatto ad un pubblico giovane, al quale arrivano bene le tematiche trattate, interessanti ma da approfondire.

Alessia de Antoniis


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